Eterno ritorno (alle origini)

copertina regnoIn questa festa degli apostoli Pietro e Paolo, in certo modo “co-fondatori” di Roma, mi tornano alla mente le parole di Emmanuel Carrère verso la fine del suo “Il Regno”, un libro interessante, ambizioso, accattivante.

“Ciò che più mi sorprende non è che la Chiesa sia così diversa da com’era alle origini. Al contrario, è che si sia fatta un dovere di essere fedele a quel suo passato, anche se poi non ci riesce. La Chiesa non ha mai dimenticato le sue origini. Ha sempre riconosciuto la superiorità e cercato di farvi ritorno come se la verità si trovasse là, come se la parte migliore dell’adulto stesse in ciò che resta del bambino… Pensa, come i suoi critici più violenti, che quei due o tre anni in cui Gesù ha predicato in Galilea e poi è morto a Gerusalemme rappresentino il momento della sua verità assoluta, dopo il quale le cose non potevano che peggiorare, e per sua stessa ammissione la Chiesa è viva soltanto quando si avvicina a quel momento”.

Che sarebbe poi l’Eucaristia e gli altri sacramenti, visto che non c’è nulla di più realmente vicino a “quel momento”.

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3 pensieri su “Eterno ritorno (alle origini)

  1. E’ tra i libri che leggerò questa estate, nella piletta che mi porterò al mare. Quello che è scritto in questo brano lo trovo molto vero, capita anche a me di pensare a come sia quasi incredibile che dopo più di duemila anni siamo ancora qui a cercare di restare fedeli, pur con tutti gli errori e i fallimenti, a quel lampo di verità… che continua.

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