L’indegno

a5b846b3-68b4-4f75-9d78-602703023a66_medium_pPrima lettura del nuovo anno è “L’indegno” di Antonio Monda, romanzo del 2016 incentrato su un giovane prete newyorkese. È lui a dare il titolo al racconto, scritto in prima persona come una lunga e struggente confessione. “Non bisogna credere – scrive – che il peccato rappresenti una distanza maggiore tra l’uomo e Dio. Il peccato non è una distanza. È un orientamento sbagliato dello sguardo”.

Immerso nell’atmosfera misteriosa di “questa città di gente sola e piena di energia”, il sacerdote protagonista non nasconde nessuna delle sue miserie, dalle quali però – come in un classico russo o un capolavoro di Graham Greene – emerge anche la luce della speranza e della redenzione, che ne fanno, in un certo modo, un romanzo d’amore. Un’opera sulla misericordia, necessaria anche verso se stessi.

“La vostra gioia sia piena, pensai, il Vangelo aiuta e fa paura. E io quella gioia l’ho cercata da quando sono nato, ma l’ho afferrata solo per pochi attimi: quando ho sentito di fare del bene, e quando ho tradito quanto ho promesso. Se Dio è un mistero, lo è anche la felicità e io non l’ho mai odiato così tanto, il Padreterno che mi ha creato. E mai ho sentito bisogno più grande di chiedergli perdono”.