Grazie, don Silvano!

14081838_nLa notizia della morte improvvisa di don Silvano Ghilardi, ieri mattina durante un’escursione in montagna, è stata un vero fulmine a ciel sereno. Di quelle di cui non ci si convince e si rimane in attesa di una smentita da un momento all’altro, che purtroppo però non arriva… Oggi ancora di più si intrecciano i ricordi. Non c’è un’immagine – nella memoria come tra le foto – in cui non spicchi il suo sorriso. Accennato e discreto, come era lui. Sempre pronto, disponibile, mai stanco.

Dopo gli anni gomito a gomito in centro nazionale, le occasioni per vederci si erano molto rarefatte, ma ogni volta sembrava di riprendere il filo di discorsi mai interrotti. Come al campo adulti dell’Ac di Bergamo, quattro anni fa, a cui mi aveva invitato per una riflessione sulla formazione degli adulti. O nelle visite – l’ultima prima dell’estate – che mi faceva in ufficio quando scendeva a Roma per la Commissione presbiterale nazionale.

Dalle numerose email e riflessioni che conservo di don Silvano, specialmente degli anni 2001-2002, estraggo queste righe, inviate dopo uno degli incontri formativi del centro nazionale di Ac. Anche da qui emergono le qualità di cui ci ha spesso fatto dono: una grande umiltà, il senso vivo dell’essenziale, un’attenzione non comune per la vocazione dei laici.

“Nessuno di noi e nessuna aggregazione ecclesiale è ‘la chiesa’. Siamo figli, generati dalla Chiesa. E da figli – individualmente e insieme – operiamo per aiutare la Chiesa nostra madre ad essere la sposa bella del Signore Gesù, che la ama e dà la vita per lei. Si tratta pertanto di perseguire la qualità cristiana / evangelica delle nostre comunità e insieme la qualità umana di esse. Cosa intendo dire? È decisivo che le nostre comunità siano luoghi in cui per prima cosa ci si allena ad ascoltare, a riconoscere e a seguire il Signore della vita. Concretamente: la centralità della Parola, l’educazione alla preghiera, la qualità delle celebrazioni liturgiche. In questa prospettiva, di nuovo diventa importante il contributo di una associazione come la nostra. Il primo fondamentale apporto è quello della testimonianza di vita quotidiana, nella famiglia, nel lavoro, nella realtà di vicinato… Ridare centralità ad una “misura alta” della vita quotidiana; la testimonianza personale non è il ‘minimo’ che uno può fare, quando non ha altri compiti riconosciuti nella comunità”.