Riparare i viventi

“Cosa sia questo cuore umano… nessuno lo sa davvero”. Il significato del nuovo romanzo di Maylis de Kerangal, “Riparare i viventi”, caso editoriale in Francia dove ha fatto incetta di premi, è tutto nella prima pagina. Scritto per metabolizzare il dolore di due lutti che hanno colpito l’autrice molto da vicino, il racconto catapulta il lettore sul letto di morte del giovanissimo Simon, attorno a cui si snoda lo strazio della famiglia, la routine dell’ospedale, il palpitare di nuovi battiti di speranza. Una riflessione sull’irreversibile, sui fili che legano la sfera più privata a quella collettiva, sui meccanismi della vita e della morte, da tutti i punti di vista. Un inno al cuore umano, più forte di tutto, e alla fatale necessità di “seppellire i morti e riparare i viventi”, opera di misericordia che si compie in ambienti sterili come nelle stanze non certo asettiche della coscienza.

 

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