Giuda, l’amico

5775868_290049“Fa’ che questa strada non finisca mai” (Bompiani, 2014) è l’opera che Luca Doninelli ha dedicato a Giuda, lasciando a lui stesso il compito di raccontare in prima persona i suoi anni a fianco del Nazareno.  Di ritorno dalla Terra Santa, qualche anno fa, lo scrittore aveva composto alcuni monologhi sui nemici di Gesù: Pilato, Erode e Caifa. Giuda però non è fra questi, non si può ascrivere ai nemici del Cristo. Lui gli è amico, come lo stesso maestro lo saluta prima del bacio nell’ora decisiva presso l’Orto degli Ulivi.

“Qualcuno dice – dichiara il Giuda di Doninelli – che tra le sofferenze di quella notte e del giorno successivo, la più grande per il Nazareno fu quella di non vedere me, e io penso che quel qualcuno abbia ragione, perché non solo io e quell’uomo eravamo veramente amici, ma lui è stato il più grande tra tutti i miei amici, e forse io il suo”.

È una bella lettura, agile e ricca di spunti, quella del piccolo volume di Doninelli. Una partitura in crescendo, culminante nelle pagine sul peso della libertà e il potere delle tenebre. Che non tolgono però a Giuda l’ultima speranza: “Perciò mi piace pensare che un girono, forse tra diecimila o centomila anni, quando anche i filosofi e i teologi avranno deposto le armi, e ogni potere e regno e principato e democrazia saranno ridotti in polvere, io e lui potremo rivederci e abbracciarci di nuovo, e io – forse – potrò risarcirlo dell’amicizia che gli sottrassi mentre moriva tra le grida di scherno. Nemmeno Dio in persona potrà togliere quest’ultima spina dal suo cuore, se a farlo non sarò io”.