Il tempo dei colori

Quasi dieci giorni dall’ultimo “segnalibro” sono tanti. Nel mezzo, tante ore di treno, dibattiti, visite e incontri. Tra le immagini impresse più intensamente, i chiaroscuri della mostra d’arte contemporanea in memoria di Paolo VI e i colori forti dei tramonti sul golfo di Salerno. Dominava il grigio, invece, lunedì scorso a Milano. Non tanto quello dei muri e delle foschie autunnali, quanto le sfumature dolci ma un po’ confuse della memoria e della nostalgia.

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Il principio di esclusione

tmpgbuNOR001(1)Alberto è il giovane direttore editoriale delle piccole ma affermate Edizioni Barassini. Riconosciuto cacciatore di talenti letterari, questa volta, alla fine della sua ricerca, troverà molto più di un bestseller da pubblicare per salvare dal fallimento l’azienda di famiglia.

Fra le tortuosità speculative della fisica quantistica e la fragrante filosofia di un pasticciere romano emigrato al nord, il ritmo cresce fino a portare il lettore a scendere dentro di sé, senza però restarvi chiuso o privo dell’ossigeno di qualche salutare irruzione esterna.

Sono pagine ben scritte quelle di Francesco Lalli, finemente ricamate e dense di ironia,con una notevole capacità di penetrazione nel vissuto dei protagonisti e diversi colpi da maestro. L’autore non mira a sollevare del tutto il velo della malinconia, ma lo rende più leggero, merito anche di una scrittura ricca e curatissima.

Per chi volesse saperne di più, basta un clic qui.

Uomo secondo il tuo cuore

IMG_20141014_144036 (Medium)Dalla bella giornata di ieri trascorsa ad Assisi con la comunità delle Suore Alcantarine, ho riportato un dono prezioso: il “Trattato dell’orazione” di S. Pietro d’Alcantara, francescano spagnolo del Cinquecento noto per il suo ascetismo e per essere stato consigliere di S. Teresa d’Avila (che si ricorda oggi, 15 ottobre) nella sua opera di riforma del Carmelo.

Pietro d’Alcantara (che si ricorda domenica prossima, 19 ottobre) scrisse questo breve trattato sulla preghiera su richiesta di un laico. È bello unirsi alla sua invocazione:

“Mortifica in me tutto ciò che non piace ai tuoi occhi e rendimi uomo secondo le intenzioni del tuo cuore… Esaudiscimi, Signore, non per i miei meriti, ma per la tua infinita bontà! Insegnami, illuminami, indirizzami, aiutami in tutte le circostanze perché niente sia fatto e sia detto se non ciò che è gradito ai tuoi occhi. O mio Dio, mio amato, altissimo bene dell’anima mia!”

Quel treno che sbuca nell’autunno dell’esistenza

4837682660_5ab30689f3_bQuando si è poeti, perfino il Frecciarossa diventa poesia… come mostra bene Marina Corradi nella sua rubrica odierna a pagina 3 di “Avvenire”:

Roma, fine di settembre. Le gelaterie con le vasche colme di sorbetti color pastello, tutti in fila, e la pallina sul cono che subito comincia a squagliarsi, nella giornata calda. I piccioni che, nell’attimo in cui non passa nessuno, volano a abbeverarsi alle fontane. Un leggero vento che agita, piano, le chiome delle palme. E la luce poi, che radiosa luce su Trinità dei Monti, in questa fine di settembre. Sembra che qualcuno abbia dato una festa. Nella folla sbracciata dei turisti si indovina qualche milanese: la borsa dell’ufficio, la cravatta che stringe e l’aria stordita da questa rapinosa fine estate romana.
Noi siamo di quelli che la sera tornano a Milano. Il Frecciarossa ci aspetta sul binario, col suo enigmatico muso da serpente. Esce adagio da Termini, si lascia dietro la città, e finalmente corre. 250 all’ora, 300. Troppo veloce per distinguere le case. Tra i viaggiatori, in molti ci si assopisce. Cominciano le gallerie. Il nero dei tunnel e le nostre facce nei finestrini, specchiate. Firenze. Gallerie e gallerie ancora – immagini il treno che illumina con i suoi occhi gialli le tenebre sotto alle montagne.
Finché, ed è quasi finito l’Appennino, il Frecciarossa sbuca da una galleria e di colpo, quanto prima fuori era nero, ora oltre al finestrino è tutto bianco. Una bolla di nebbia densa e improvvisa, sorta come un fantasma dalla terra umida e già più fredda dei primi lembi della pianura, in questa fine di settembre. Molti accanto a me dormono. Io guardo, zitta e affascinata. Neanche due ore fa, il sole glorioso del Mediterraneo. E adesso più né case né campi, né uomini. Invece l’allargarsi di una improvvisa sonnolenza, come se quel vapore bianco imperativamente ordinasse: dormi, riposa anche tu, in questo tempo del niente.

(continua qui)