Un maggiordomo nella storia

The Butler (2013) Forest Whitaker (Screengrab)Sono diversi i motivi per i quali merita guardare “The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca”, il film del 2013 che ripercorre la storia di Eugene Allen (Cecil Gaines nella versione cinematografica). Fuggito dai campi di cotone della Virginia, nel 1952 il giovane afroamericano è assunto alla Casa Bianca come lavapiatti e vi resta per oltre trent’anni, diventando gradualmente il maggiordomo di otto presidenti degli Stati Uniti.

La prima ragione è l’ottimo cast: bravissimi su tutti Forest Whitaker e Oprah Winfrey. E c’è pure Robin Williams nei panni del presidente Eisenhower. In secondo luogo, si tratta di un piccolo miracolo produttivo, capace di affermarsi senza passare dalle grandi major del cinema statunitense.

A renderlo interessante, oltre che piacevole, è poi l’intrecciarsi della vicenda personale di Cecil con le tappe della lotta per l’emancipazione dei neri nella società americana e con i momenti salienti della “grande” storia del secondo Novecento. Dall’assassinio di John F. Kennedy e di Martin Luther King ai movimenti ispirati da Malcolm X, dalla Guerra del Vietnam allo scandalo del Watergate fino a Mandela e Obama: mentre si segue lo stile fine e riservato del maggiordomo, alle prese anche con le turbolenze familiari e sociali, si fa pure un ripasso di un bel pezzo di storia contemporanea.

22 agosto, Graz

DSC_0926 (Large)La storica città austriaca di Graz, felice connubio di intatte vestigia medievali, interni barocchi e architetture modernissime, è il teatro degli ultimi passi dei pellegrini cesenati. Capoluogo della Stiria, Graz è la seconda città del Paese.

La chiesa dei francescani ospita la celebrazione dell’Eucaristia, all’inizio della giornata. “Il primo punto è amare – esordisce don Pier Giulio Diaco, nell’omelia – Questo, ancora una volta, è andare al cuore del messaggio evangelico, prendere Gesù come modello per la vita”. Per il vicario generale, “essere cristiani non consiste nel non fare certe cose, magari per paura che Dio ci punisca, ma vivere con Gesù, guardando a Lui e amando come ha fatto Lui. Non per paura, ma perché non possiamo farne a meno”.

Dall’amore scaturisce la seconda caratteristica del cristiano: la riconoscenza. “Giunti ormai al termine del nostro pellegrinaggio – prosegue don Diaco – è questo il sentimento che ci pervade. Proprio come Maria, che fin dal primo momento è scoppiata in un gioioso rendimento di grazie”.

“Quello che abbiamo sperimentato in questi giorni possa portare veramente frutto”, ha augurato, concludendo con un ultimo ricordo di papa Wojtyla. “Giovanni Paolo II ha posto tutta la sua vita sotto il manto di misericordia della Vergine Maria. ‘Totus tuus’, era il suo motto. Sono tutto tuo. Siamo tutti tuoi”.

Dopo la celebrazione della Messa, la giornata è proseguita con la visita della città. Insinuandosi tra le vie e le piazzette del centro storico, l’itinerario ha condotto il gruppo fino alla torre che domina Graz dall’alto, testimonianza di un glorioso passato e simbolo della città. Settecento chilometri dividono da Cracovia; altrettanti mancano per Cesena. Il pensiero torna agli intensi giorni trascorsi in Polonia, il pullman però fa già rotta verso casa.

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21 agosto, sulla via del ritorno

DSC_0776 (Large)La giornata inizia con la Messa celebrata nella Cattedrale di Cracovia, all’interno del castello del Wawel. Per i pellegrini cesenati è giunto il momento di salutare la terra polacca; lo fanno celebrando l’Eucaristia sull’altare maggiore, davanti alle reliquie di San Giovanni Paolo II.

Oggi la liturgia ricorda un altro papa santo, Pio X, di cui ricorre il centenario della morte, avvenuta il 20 agosto 1914. “Fu un pastore preoccupato di dare una formazione cristiana al popolo di Dio, a partire dai più piccoli fino agli adulti”, ha esordito don Pier Giulio Diaco. “La sua riforma non riguardò solo la catechesi ma anche la liturgia, specialmente a favore della più ampia partecipazione di tutti i fedeli alla Messa e alla comunione”.

“Ma se noi siamo qui oggi nella cattedrale del Wawel è per fare ancora memoria di Giovanni Paolo II”, ha proseguito il vicario generale. “Questa è stata la sua cattedrale prima di esser chiamato come vescovo di Roma ad essere pastore della chiesa universale. Da questo luogo egli ha annunciato la Parola di Dio, ha testimoniato la carità, ha invitato i suoi fedeli al banchetto delle nozze dell’Agnello, di cui parla il vangelo del giorno di oggi”.

“Fermiamoci a riflettere – ha proseguito don Diaco – anche noi siamo chiamati a quella festa, anticipata già ora da quella mensa in cui si fa cibo di salvezza per noi. La celebrazione dell’eucaristia è l’incontro con Cristo risorto, nell’attesa che tutto si compia. Come dice il profeta Ezechiele, ascoltato nella prima lettura: sarete purificati da tutte le vostre iniquità e i vostri idoli. Porrò il mio spirito dentro di voi, voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”.

“Mi piace ripetere – ha concluso – Non abbiate paura di essere cristiani, in un tempo in cui anche nelle più piccole cose santifichiamo noi stessi e apriamo le porte perché tanti fratelli e sorelle possano accogliere Gesù come Signore e senso supremo della loro vita. Venite alla festa, ci dice il Signore. Accogliamo il suo invito”.

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20 agosto, Karol Wojtyla e suor Faustina

DSC_0676 (Large)La figura di Giovanni Paolo II è stata al centro della quarta giornata in Polonia. Dopo aver visitato le miniere di sale di Wieliczka, i pellegrini cesenati hanno infatti raggiunto la casa natale di Karol Wojtyla. “In questa città, a Wadowice – disse una volta il papa – è iniziato tutto. È iniziata la vita, è iniziata la scuola, sono iniziati gli studi, è iniziato il teatro, è iniziato il sacerdozio”.

Oggi l’edificio, che sorge accanto alla chiesa parrocchiale, è stato trasformato in un museo multimediale, contenente numerose testimonianze della vita di Giovanni Paolo II, dall’infanzia fino agli ultimi giorni del suo pontificato, compresa la pistola che lo ferì il 13 maggio 1981 e la Bibbia che volle fosse letta da una suora polacca durante le ultime ore dell’agonia, in quei primi giorni di aprile del 2005. In questo semplice appartamento al primo piano, tre stanze in tutto, il futuro papa visse fino all’età di 18 anni, quando si trasferì a Cracovia per proseguire gli studi.

A pochi passi, nella navata laterale della parrocchia, si trova la cappella in cui il piccolo Karol ricevette il battesimo, il 15 giugno 1920. Una breve sosta ed è già ora di riprendere il viaggio, in direzione del Centro “Giovanni Paolo II” costruito di recente alla periferia di Cracovia. Qui è custodita la reliquia del sangue di Giovanni Paolo II, donata dal cardinale Dziwisz.  Don Stanislao, che oggi è arcivescovo di Cracovia, ha vissuto quasi tutta la vita accanto a lui, fino agli ultimi istanti. “In quelle ore – ricorda Dziwisz – cominciava a emergere l’intera verità su Karol Wojtyla, sull’uomo, sul papa. La verità della sua santità”.

Alcune parole di Giovanni Paolo II hanno introdotto anche la meditazione proposta da don Pier Giulio Diaco nell’omelia della Messa, celebrata nel Santuario della Divina Misericordia: “Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace e l’uomo la felicità”. Il vicario generale ha esortato ad essere consapevoli della grandezza del dono ricevuto. “Rimanete nel mio amore” è la sintesi di tutto il vangelo. “Significa essere dono per gli altri, di quell’amore di cui Dio ci ha colmato. Così potremo diventare apostoli della misericordia divina, come Santa Faustina Kowalska e San Giovanni Paolo II”.

In giornata, i pellegrini avevano visitato anche il santuario di Kalvaria-Zebrzydowska, luogo  fortemente legato alla devozione del popolo polacco e alla memoria di Karol Wojtyla, che vi è tornato più volte anche da papa.

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19 agosto, Czestochowa e Auschwitz

DSC_0416 (Large)“Maria, regina del mondo, madre della Chiesa, siamo davanti a te, ci ricordiamo di te, vegliamo”.

Le parole dell’antico inno alla Madonna di Jasna Gora accolgono i pellegrini cesenati al santuario di Czestochowa. La terza giornata inizia con la visita al cuore spirituale della nazione polacca, che da secoli si affida alla Madre di Cristo raffigurata nella nota immagine dal volto sfregiato. Davanti all’icona della Madonna di Czestochowa, cui anche Giovanni Paolo II era devotissimo, gli operai di Danzica, guidati da Lech Walesa, si inginocchiavano in preghiera negli anni Ottanta durante gli scioperi per i diritti dei lavoratori.

Al centro della preghiera, le Nozze di Cana, il brano evangelico che guiderà il cammino della diocesi nel prossimo anno pastorale. “A Czestochowa impariamo cos’è la preghiera di intercessione e la vicinanza di Maria a ciascuno di noi”, ha commentato don Pier Giulio Diaco.

Giovanni Paolo II nell’agosto 1991 qui pregò per chiedere “la vera libertà, la vera fede, motivi di vita e di speranza”. Al suo atto di affidamento alla Madonna si sono uniti i cesenati, con una preghiera particolare per le famiglie, per le persone consacrate, per quelli che non conoscono Dio. “Insegnaci a servire e ad accogliere la vita”, hanno pregato. “Desideriamo assumerci la nostra responsabilità per il futuro della Chiesa e del mondo”.

Particolarmente toccante è stata la visita del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove san Massimiliano Kolbe sacrificò la propria vita offrendosi al posto di un giovane padre di famiglia polacco condannato a morte in una rappresaglia.

“In un luogo come questo vengono meno le parole”, disse Benedetto XVI visitando il campo il 28 maggio 2006. Davanti a tanto orrore, resta solo uno sbigottito silenzio. Un silenzio che si fa grido davanti a Dio, domanda di perdono e di riconciliazione. “Un grido – continuava il papa – che deve penetrare il nostro stesso cuore. Siamo qui non per odiare insieme, ma per insieme amare”.

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18 agosto, Cracovia

DSC_0318 (Large)Il secondo giorno di pellegrinaggio è dedicato alla città di Cracovia, storico cuore politico e religioso della Polonia. La mattinata inizia al castello del Wawel, le cui mura racchiudono la Cattedrale dei Santi Venceslao e Stanislao. Qui il giovane Karol Wojtyla celebrò la sua prima Messa nel novembre 1946.

La vita e l’insegnamento del papa polacco sono tornati spesso alla memoria dei pellegrini durante la visita di quella che fu la sua sede episcopale. Soprattutto durante l’incontro con il cardinale Stanislao Dziwisz, arcivescovo di Cracovia e segretario particolare di Giovanni Paolo II lungo tutto il suo pontificato.

Il cardinale, che ha ancora vivo il ricordo della visita in Romagna del maggio 1986, ha racchiuso il segreto della santità di Karol Wojtyla nella sua profonda spiritualità. “La preghiera fa vedere le cose in una luce diversa”, ha spiegato, invitando a venerare la reliquia di Giovanni Paolo II nel centro a lui dedicato presso il santuario della Divina Misericordia. Il cardinale ha voluto poi sottolineare il legame di papa Wojtyla con l’Italia e la sua opera perché il nostro Paese vivesse pienamente la sua fede e cultura cristiana.

Di santità ha parlato anche don Pier Giulio Diaco nell’omelia della Messa, celebrata nella chiesa dei francescani di Cracovia. “Se è presente in noi questo desiderio, noi cambieremo la nostra vita e il mondo di oggi, e sperimenteremo una grande gioia”, ha affermato il vicario generale. “Questo è difficile – ha proseguito, citando le parole di Papa Wojtyla – ma con l’aiuto di Dio è possibile. Non dobbiamo avere paura di essere i santi del nuovo millennio”.

Prima della celebrazione, i pellegrini cesenati avevano visitato la chiesa dell’Assunzione di Maria, che domina la grande Piazza del Mercato, l’antica Università Jagellonica e il quartiere ebraico.

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Vienna, 17 agosto, primo giorno

DSC_0172 (Large)Il dono della salvezza è per tutti i popoli. Con questo insegnamento ispirato alla liturgia del giorno è iniziato il cammino spirituale dei pellegrini della diocesi di Cesena-Sarsina, dal 16 al 22 agosto 2014 in viaggio tra Austria e Polonia, sulle orme di San Giovanni Paolo II e degli altri testimoni di queste antiche terre d’Europa.

A Vienna, prima tappa del pellegrinaggio, i fedeli cesenati non hanno solo meditato sulla comunione tra i credenti e l’umanità intera, con le sue culture e diversità, ma si sono immersi nella storia e nell’arte dell’antica capitale dell’Impero Austro-Ungarico.

“Gesù era andato all’estero”, ha sottolineato don Pier Giulio Diaco, vicario generale della diocesi e guida spirituale del pellegrinaggio, commentando il brano evangelico della guarigione di una donna cananea. “Qui ha trovato una grande fede. Anche noi abbiamo sperimentato non solo l’accoglienza e la cortesia umana, ma quella della fede. È questa che dobbiamo condividere, imparando a non giudicare chi è diverso da noi. Chiediamo di riuscire a vedere il bene e la fede che ci circonda, per crescere in essa donandola”.

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