Palude

palude-pennacchiUna serie di impegni di lavoro – ma anche qualche giorno di riposo in coincidenza con la festa di San Giovanni – mi hanno tenuto un po’ lontano. Fra le mille occupazioni (e le altrettante ciliegie) non è mancata però qualche buona lettura. Mi riferisco a “Palude”, il romanzo del 1995 – rivisto nel 2000 – in cui Antonio Pennacchi racconta la storia della città più giovane d’Italia: Latina.

Lo fa a modo suo, appunto: mescolando la grande storia a saghe familiari, miti e leggende popolari. Saltando da Santa Maria Goretti al Federale, dall’Appia alla Pontina. Il sottotitolo, d’altronde, è chiaro: “Palude” è una storia d’amore, di spettri e di trapianti. Impetuosa come la scrittura, la storia fluisce e s’impenna, senza disdegnare di commuovere e punzecchiare.

Sarà stato anche il “debito” che sentivo verso gli amici pontini, che hanno visto il Latina battuto dal Cesena nella corsa alla serie A, ma l’ho letto proprio con gusto. Sperando magari di poter presto proseguire con l’opera più nota di Pennacchi: “Canale Mussolini”, Premio Strega nel 2010.

Una Rondine a Solomeo

DSC_0015a (Large)Se le rondini sono da sempre legate alla primavera, posso dire che ieri sera, con il passaggio di Rondine a Solomeo, per me è iniziata l’estate. La stagione più calda, ma anche quella della libertà, dell’amicizia, dell’esplorazione, della musica. Come quella offerta nel teatro del piccolo borgo perugino dall’ensemble di Rondine, la “cittadella della pace” che non è nuova a trasferte in Umbria e in altre zone d’Italia e del mondo.

Sulle note dei giovani strumentisti internazionali, i ricordi di Liliana Segre, scampata alla Shoah, e i racconti dei ragazzi venuti dai Balcani e dal Medio Oriente a convivere con i loro “nemici” hanno detto a tutti che la bellezza non è solo quella dei panorami mozzafiato o delle armonie musicali, ma anche quella del perdono e della vittoria sui pregiudizi. Al termine, secondo una tradizione caucasica, abbiamo legato a un albero le strisce colorate dei nostri personali conflitti. Che, adesso come non mai, aspettano di essere sciolti da mani coraggiose e libere. Come le Rondini.

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Maleficent

locandina Maleficent“La bella addormentata nel bosco” è uno dei pochissimi cartoni animati Disney che non ho mai amato molto. Non so dire il perché. La versione cinematografica della stessa favola – “Maleficent”, tutto tranne che un film per bambini – è stato invece capace di sorprendermi e catturarmi. Non starò ad elencare le somiglianze con il racconto originale di Perrault e le differenze (notevoli) con il classico animato del 1959. La superba prova della Jolie e le molteplici letture cui si presta la pellicola. Le luci e le ombre della natura umana, così ben incarnate in tutti i personaggi, e la forza del pentimento. A un certo punto compare perfino un “Non c’è amore più grande…”. Nonostante lo sfoggio di effetti speciali davvero magici, c’è poca favola e molta realtà in questo bellissimo film che consiglio di non perdere.

Passeggiando tra le rose

Resta aperto solo due mesi all’anno, ma una passeggiata fra le sue stradine è d’obbligo. Il Roseto comunale di Roma, con le sue migliaia di piante, è il simbolo stesso della primavera. Una danza di colori e profumi che le foto non rendono a sufficienza. In ogni caso, eccone un piccolo assaggio.

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