Fili di viaggio

screen568x568Dopo tre giorni di rapide incursioni tra Roma, Alghero e Bologna, non posso dire di sentirmi proprio riposato, ma valeva la pena fare tutti questi chilometri. In primo luogo per don Antonello, la cui ordinazione episcopale, martedì pomeriggio a Bosa, è stata una vera festa. All’insegna della semplicità e della grandezza di cuore del nuovo vescovo, ma anche con una nota di dolore per il tragico attentato di poche ore prima a Lanusei. “Abbiamo molto da lavorare per la pace e il perdono”, ha richiamato mons. Mura indicando le prime direzioni del suo ministero. La sua serenità e generosità mi ha commosso ancora una volta: eravamo lì per lui ma sembrava che lui fosse lì per noi…

Ricorderò a lungo anche la visita di questa mattina alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna. Sono rimasto solo poche ore, ma sono bastate per incontrare delle belle persone e lasciarmi coinvolgere dalla bellezza di parole, forme, colori di grande impatto per i piccoli, ma non meno affascinanti per i grandi. Tutt’altro che paese dei balocchi, il grande spazio espositivo è un vero cantiere di educazione. Carinissima, in particolare, la storia interattiva “I can’t wait” (in alto a destra un’immagine) sull’amore, filo rosso del viaggio della vita.

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Un paio d’ore libere tra un seminario sull’agricoltura sostenibile e la Via crucis della Comunità Papa Giovanni XXIII mi hanno permesso una passeggiata proprio nelle ore del tramonto. Fra scolaresche in gita e turisti all’assalto dei principali monumenti, ho trovato un’oasi di pace nella chiesa di Trinità dei Monti: pochi salgono tutti gli scalini fin quassù, la maggioranza si ferma prima. Qui, a due passi dalle vie dello shopping e della politica, la fraternità monastica di Gerusalemme abbraccia di silenzio e di preghiera anche chi era entrato magari per curiosità o solo per scattare qualche foto.

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Via Crucis per le donne crocifisse

L’avviso l’ha dato papa Francesco all’Angelus di domenica scorsa. Domani sera, 21 marzo, non voglio mancare alla “Via Crucis per le donne crocifisse” che la Comunità Papa Giovanni XXIII –fondata da don Oreste Benzi – organizza lungo le vie e le piazze di Roma. Nel bel video realizzato per l’occasione (vedi sotto) si vede lo stesso prete riminese, morto nel 2007, e si ascoltano le testimonianze di un dramma che tocca 120mila ragazze, in gran numero minorenni. La “Papa Giovanni” ne ha tolte 7mila dalla strada; domani sera saranno alcune di loro a prendere la parola. Per chi può, appuntamento in piazza Santi Apostoli alle 19,30.

 

Un’etica del lettore

Raimondi2È di poco fa la notizia della morte del professor Ezio Raimondi, uno dei principali protagonisti della cultura italiana. Dopo aver dedicato tutta la vita agli studi di letteratura e filologia si è spento alla soglia dei novant’anni a Bologna, nel cui ateneo ha fatto amare Dante e Petrarca (e non solo) a numerose generazioni di studenti.

Qualche tempo fa un caro amico mi segnalò un suo breve saggio del 2007: “Un’etica del lettore” (Il Mulino). L’incipit è una lunga serie di domande. “Dove siamo quando leggiamo? In quale tempo e in quale spazio ha propriamente luogo il singolare, fragile evento della lettura? Qual è lo statuto della nostra soggettività mentre sul libro, di frase in frase, si mobilitano insieme l’orecchio e lo sguardo, l’immaginazione e la voce?”.

E queste sono le sue, affascinanti, risposte. “Non c’è dubbio che quando leggiamo le parole di un testo lo riempiamo della nostra esperienza. Nel momento in cui leggo, è vero, sono come sospeso in un altrove tessuto di ombre e di fantasmi. (…) E nondimeno, pur in questo spazio gelosamente solitario e individuale, la lettura non è mai un monologo, ma l’incontro con un altro uomo, che nel libro ci rivela qualcosa della sua storia più profonda e al quale ci rivolgiamo in uno slancio intimo della coscienza affettiva che può valere anche un atto d’amore”.

 

Il profumo dei limoni

profumo limoniMi è capitato di riprendere in mano, in questi giorni, “Il profumo dei limoni” (ed. Lindau), il fortunato saggio di Jonah Lynch sul rapporto tra tecnologia e rapporti umani nell’era dei social network. Il giovane sacerdote americano ha uno sguardo realistico e disincantato, evitando però bene di assumere toni apocalittici. Secondo Aldo Cazzullo, che firma la prefazione, la sua fede gli permette “di guardare il mondo senza paura, ma non ha sostituito la sua ragione”. È un uomo che “vuole difendere il nuovo dalla superficialità”. Immerso come tutti noi fino al collo nel continente digitale, ne riconosce la bellezza. Ma si accorge anche di ciò che stiamo perdendo.

Fra le immagini che delineano il mondo iperconnesso e le sfumature delle sue esperienze personali, Lynch incornicia alcuni pensieri molto profondi. Costruire delle vetrine per esporre se stessi, ecco la via che prende spesso l’insopprimibile desiderio di comunione che ognuno di noi prova dentro di sé. Non è però negata, nemmeno nella blogosfera, quell’esperienza straordinaria che un vecchio film russo descriveva così: “Sei stanco, e non ce la fai più. E d’un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno – uno sguardo umano –, e tutto diventa improvvisamente più semplice”.