Vivere pienamente

ettyNella mia pressoché quotidiana lettura del Diario di Etty Hillesum, oggi mi fermo su una delle prime pagine. La coscienza del dramma che si sarebbe consumato negli anni successivi è ancora lontana; a premere di più, nel marzo 1941, è il turbinio affettivo ed esistenziale di una ventisettenne che corre incontro alla vita. Queste parole, però, Etty le rinnoverà anche nei momenti più bui.  C’è in esse qualcosa di universale, come non è raro d’altronde tra i pensieri usciti dal giovane “cuore pensante”.

“Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria, avevo la sensazione che ogni cosa che facevo non fosse ancora quella ‘vera’, ma una preparazione a un realtà diversa, grande, vera, appunto. Ora questo sentimento è cessato. Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena viverla ora, oggi, in questo momento; e se sapessi di dover morire domani direi: mi dispiace molto, ma così com’è stato, è stato un bene”.

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2 pensieri su “Vivere pienamente

  1. Anche io vivevo così un giorno. Nell’attesa, nella preparazione di un “quando” più vero. Ma anche di un “dove” più vero: la mia città mi sembrava così piccola, come un vestito troppo corto. Era bella, la mia città, ma mi calzava stretta. Ed ora che da qualche anno sono finita in un “dove” ancora più piccolo, ma più vasto, fatto di altezze dolomitiche e di cieli blu, provo a vivere non un eterno presente, ma una scheggia di eternità.

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