Questioni di scienza. E di fede

35478_123892721092463_1017281619_nSi è spenta questa mattina, a 91 anni, la celebre scienziata Margherita Hack. A lungo direttrice dell’osservatorio astronomico di Trieste e divulgatrice di successo, era nota anche per il suo ateismo militante. Una posizione che – affermava nel 2012 a Trento – non aveva però ragioni scientifiche: “Dio esiste o Dio non esiste, credo che questa sia una risposta che la scienza non può dare, credo che credere o non credere sia una questione di fede. Non abbiamo modo di dimostrare scientificamente né che Dio esiste né che Dio non esiste. Ci sono scienziati credenti, scienziati agnostici, scienziati atei ed è una questione che secondo me esula completamente dalla scienza, è una questione di fede”. Ed ancora: “Scienza e fede possono benissimo convivere”.

Consultando il bellissimo portale Disf, scopro una doppia particolare coincidenza. Il 29 giugno, infatti, negli annali degli uomini di scienza, è anche la data di morte del beato Raimondo Lullo (1233-1316), che fu filosofo, scrittore, teologo, logico, mistico e missionario. Scrisse opere di medicina, matematica, astronomia e pedagogia, contribuendo allo sviluppo delle scienze nelle prime università medievali.

Cinque secoli dopo, o circa duecento anni fa, il 29 giugno 1818 nasceva invece a Reggio Emilia Angelo Secchi, astronomo e sacerdote gesuita. Formatosi in Inghilterra e negli Stati Uniti, assunse nel 1849 la direzione dell’Osservatorio del Collegio Romano a Roma. Fondò con P. Tacchini e L. Respighi la Società degli Spettroscopisti Italiani, dalla quale prenderà successivamente forma l’attuale Società Astronomica Italiana. Fu tra coloro che operarono il passaggio dall’astronomia all’astrofisica, proprio grazie allo sviluppo della spettroscopia. Si deve a lui la prima classificazione spettrale delle stelle. Con la sua divulgazione e i suoi scritti contribuì allo sviluppo di una dimensione cristianamente ispirata delle scienze, affrontando un momento storico di forte avversione al cattolicesimo, di cui pagò in prima persona le conseguenze.

Chissà quanto avranno da dirsi ora, padre Angelo e la Hack, lassù, fra le loro tanto amate stelle.

La Chiesa e noi

papa_francesco_messa_fi--400x300Ancora oggi qualcuno dice: “Cristo sì, la Chiesa no”. Come quelli che dicono “io credo in Dio ma non nei preti”. Ma è proprio la Chiesa che ci porta Cristo e che ci porta a Dio; la Chiesa è la grande famiglia dei figli di Dio. Certo ha anche aspetti umani; in coloro che la compongono, Pastori e fedeli, ci sono difetti, imperfezioni, peccati, anche il Papa li ha e ne ha tanti, ma il bello è che quando noi ci accorgiamo di essere peccatori, troviamo la misericordia di Dio, il quale sempre perdona. Non dimenticatelo: Dio sempre perdona e ci riceve nel suo amore di perdono e di misericordia. Alcuni dicono che il peccato è un’offesa  a Dio, ma anche un’opportunità di umiliazione per accorgersi che c’è un’altra cosa più bella: la misericordia di Dio. Pensiamo a questo.

Domandiamoci oggi: quanto amo io la Chiesa? Prego per lei? Mi sento parte della famiglia della Chiesa? Che cosa faccio perché sia una comunità in cui ognuno si senta accolto e compreso, senta la misericordia e l’amore di Dio che rinnova la vita?

Papa Francesco, 29 maggio 2013

Leggere per credere

????????????????????????????????????????????????????????????Racconta un affermato scrittore cattolico che, anni fa, al termine della confessione, si sia sentito consigliare dal sacerdote, ignaro dell’identità del penitente, la lettura di uno dei propri bestseller. Non per penitenza, tiene a sottolineare l’autore, ma come aiuto nel cammino di fede.

Al tempo della rivoluzione digitale che tutto smaterializza, e dopo decenni di pedagogia incentrata sul costruire e sperimentare, se c’è un ambito in cui il caro vecchio libro sembra resistere bene è proprio quello della spiritualità e della formazione cristiana. Lo confermano anche i dati del mercato editoriale: la domanda di titoli su tematiche religiose è in costante aumento, mentre diminuisce l’età media del pubblico che vi si accosta. Tra i libri di ‘varia’ che si pubblicano in Italia, uno su dieci parla di Dio o della fede.

La storia della nostra fede è anche la storia delle letture che l’hanno provocata e fatta crescere. Una piccola biblioteca, intima e originale ma che è bello condividere. C’è il libro scoperto in un momento particolare, quello regalato dall’assistente spirituale o dall’animatore, la biografia e il commento biblico, il diario e il documento del magistero. Una fila di amici.

Il beato Franz Jägerstätter, il giovane contadino austriaco che preferì la morte al servizio militare nell’esercito nazista, concludeva così una delle sue ultime lettere: «I giovani devono chiedere prima di tutto a sacerdoti o a buoni educatori che cosa devono leggere, poiché un uomo che non legge niente non si potrà reggere in piedi e sarà solo una marionetta nelle mani degli altri».

Su Avvenire di oggi o qui la versione integrale… 🙂

Portogruaro

portogruaro - giu 2013- 036 (Small)Dopo la Toscana il profondo Nordest. In questo blog che è sempre più un diario di viaggio, lascio oggi un piccolo segno del mio passaggio a Portogruaro, di una bellezza e accoglienza sorprendente. L’occasione – la Summer school in antropologia dell’Istituto “J. Maritain” – ha permesso di coniugare la riflessione all’amicizia e alla bellezza dei luoghi. Un’esperienza che faccio spesso ma che non è affatto scontata.

p.s. il campanile è storto non solo per la deformazione del grandangolo fotografico: è davvero pendente, come il più famoso omologo pisano. E si inclina ogni anno di 2 millimetri in più…

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La città delle grandi leggende

213La settimana prossima tornerò ancora una volta a Lucca. L’occasione è la terza edizione dei Teatri del Sacro, uno dei progetti più affascinanti e interessanti avviati in questi anni.

Per una felice coincidenza, proprio lunedì ho ricevuto in regalo un piccolo libretto dedicato al meraviglioso capoluogo toscano. Sono pagine preziose, dedicate al racconto che di Lucca fa il romanziere inglese Charles Morgan, curate da Chiara Calabrese e pubblicate dalla Comunità di San Leolino. Lucca è uno dei rari luoghi dell’anima che invitano al sogno, al gioco dell’immaginazione, all’incanto della leggenda. Ecco, ad esempio, come ne parla lo stesso Morgan. Ritornarci è davvero un bel regalo.

“E se Lei andrà a Lucca, scoprirà che la leggenda è realtà. La città stessa ha il carattere della leggenda. Dalle sue mura, passeggiando su un viale ininterrotto di platani, castagni e mimose, si può volgere lo sguardo verso l’esterno, sulla campagna, oppure verso l’interno, sulle torri della città. Nella luce del sole che scivola sul dorso delle colline, inonda la pianura di oro liquido, taglia il cammino e i bastioni erbosi con grandi ombre di alberi, sembra di camminare in chiostri celesti, fatti di sole e aria. Là si prova una sensazione molto rara, credo, nel mondo moderno: che immaginazione e ragione siano identiche e che tutto ciò che si può osservare o sentire abbia in sé una salvifica antitesi. Voglio dire che nella crudeltà ci sia la gentilezza, nell’uomo Dio, nel vecchio il nuovo, nella colpa il perdono, un antidoto in ogni veleno, una perfezione in ogni imperfezione. Al fondo di ogni ardente verità c’è quell’invenzione infantile che è la luce delle grandi leggende, una luce che l’orgoglio della ragione ci ha fatto perdere, ma che a Lucca sembra poterci nuovamente guidare”.

La strada

la strada mcchartyUn uomo e un bambino camminano in un desolato scenario postapocalittico, diretti a sud, verso il mare. Gli ostacoli non sono pochi: il freddo, la mancanza di cibo, la disperazione e la barbarie degli ultimi sopravvissuti. “La strada” di Cormac McCharty è il racconto, scarno e drammatico, avventuroso e poetico, di un padre e un figlio rimasti soli dopo un non precisato evento distruttivo.

Fra mille insidie, percorrono la via di una salvezza difficile da identificare: una strada in cui il lettore è immancabilmente trascinato, a patire e sperare, resistere e lasciarsi andare insieme ai due protagonisti.

L’unica vera arma nelle loro mani non è tanto la pistola ormai a corto di proiettili, ma il “fuoco” di un’innocenza e una bellezza che è possibile custodire. Tutti i loro averi stanno in ciò che uno è per l’altro, più che nel contenuto del carrello sbilenco che spingono sull’asfalto bruciato. Non svelerò il finale, ma sfido a non commuoversi e immedesimarsi, soprattutto per il più umano di tutti: il bambino.