Arte sacra al Maxxi

pp_11_t_cassano1_590-4901Nella suggestiva e imponente cornice del Maxxi, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ho partecipato oggi all’inaugurazione della mostra dei progetti del sesto concorso “Nuove chiese italiane”, promosso dal Servizio della Cei per l’edilizia di culto. Circondato da una folta platea di architetti, progettisti e artisti – per lo più giovani – mi sono lasciato affascinare dalle proposte originali e di grande effetto risultate vincitrici.

I 21 progetti di questa edizione, bandita nel 2011, riguardano la realizzazione di tre chiese, distribuite geograficamente da nord a sud: a Ferrara, ad Olbia e a Mormanno, in Calabria. Un’ampia copertura ispirata alla leggerezza delle mongolfiere; un’abside tagliata da una lama di luce; una candida e morbida cappella curvilinea illuminata dall’alto. Vale la pena dare un’occhiata, almeno ai materiali on line: qui le gallerie fotografiche e le informazioni tecniche e artistiche. La mostra resterà aperta fino al 2 giugno. Al Maxxi, comunque, dovrò tornare: non c’è stato tempo per una visita decente. 🙂

Su e giù per i colli… di Roma

Dei famosi sette colli (chi li ricorda tutti?) ce ne sono due che conosco poco, così oggi ho approfittato della splendida giornata per una passeggiata sul Celio e l’Aventino. È tanto che volevo vedere San Gregorio e, lì dietro, la chiesa dedicata ai Santi Giovanni e Paolo (della Croce). Sul colle noto per l’ospedale militare non ci sono solo i camaldolesi ma anche le suore di Madre Teresa.

L’Aventino, poi, mi ha spalancato le porte di Sant’Alessio e Santa Sabina. E splendide vedute su Trastevere, il Gianicolo, il Cupolone… Lunga è stata la visita al roseto di Roma. E meno male che non erano tutte sbocciate! 🙂

L’ultimo tratto di percorso ha tagliato la Roma politica (senza sapere cos’era appena successo) e dello shopping.

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Francesco e la Chiesa

Credere1“La Chiesa di Francesco”. “La nuova Chiesa di papa Francesco”. Sfogliando una rivista cattolica – ma papa Bergoglio è in copertina un po’ dappertutto, compreso il mensile patinato di Trenitalia – mi colpiscono i titoli di alcuni recentissimi volumi. La pubblicità sottolinea che sono esaurientemente trattate le sfide che il nuovo pontefice dovrà affrontare, naturalmente iniziando dagli scandali e dalla riforma della Curia romana. La “sua” Chiesa sarà diversa da quella vista sin qui, sembra insinuare la reclame editoriale. C’è qualcosa che mi stona in simili slogan…

Musica più dolce alle mie orecchie è invece l’intervista che trovo, qualche pagina dopo, a fra Paolo Martinelli, preside dell’Istituto di spiritualità dell’Antonianum e amico carissimo. Le sue parole sul santo d’Assisi rimettono le cose a posto. “Francesco ‘riforma’ anzitutto se stesso, non si mette ad accusare dall’esterno. È un innovatore profondissimo, ma comincia da sé”. Francesco si è fatto araldo del Vangelo sine glossa. Che valore ha oggi quel richiamo? “Sine glossa significa senza commenti. Attenzione, però: Francesco non interpreta la Bibbia alla lettera; la novità sta nel fatto che per lui il Vangelo è Gesù stesso. Perciò, quando si proclama la Parola è Gesù che sta parlando, ma questo avviene senza mai scavalcare la mediazione della Chiesa (lo stesso Francesco chiede a un prete di spiegargli la Bibbia). Sine glossa, dunque, non va inteso come un anti-intellettualismo, ma nel senso di un’immediatezza di rapporti. Francesco ci mette in guardia dal ridurre l’incontro con Cristo ai nostri discorsi”.

Domande e risposte

boltanski_christian-shadows_from_the_lesson_of_darknessMi ha fatto riflettere, questa mattina, un’affermazione dell’artista francese Christian Boltanski, contenuta nell’anticipazione di un suo libro in uscita nei prossimi giorni. Fra i vari temi affrontati, per lo più incentrati sul rapporto tra storia e memoria, non mancano i riferimenti alla vocazione dell’artista e alla dimensione religiosa. Del primo si dice che “il lavoro dell’artista è porre domande e dare emozioni”. E poi: “La grande differenza tra una ricerca religiosa e una artistica è che le persone religiose, in via di principio, hanno delle risposte e cercano di trasmetterle agli altri. Io non ne ho. Ho solo domande e dunque non ho nulla da trasmettere. Quelle domande sono sempre esistite, sono universali e io non ho risposte. La vita è misteriosa e il mistero sta nella debolezza di ciascuno di noi, nella scomparsa di ciascuno di noi”.

Senza dimenticare la vicenda personale dell’artista, la cui famiglia fu toccata assai da vicino dall’Olocausto, e pur apprezzando la sua umiltà e sensibilità, mi riesce difficile concordare sul fatto che esista qualcuno che non ha nulla da trasmettere. In fondo, le sue affermazioni sono un messaggio, un foglio tutt’altro che bianco. Così come la sua arte. Tutti noi – anche senza volerlo, con le semplici scelte che facciamo o sfuggiamo – costruiamo la nostra vita come una serie di risposte a quelle domande. È inevitabile.

In tal modo offriamo qualcosa di noi agli altri, senza necessariamente imporre una visione, religiosa o meno che sia. Avere una risposta, maturata spesso faticosamente, non esime dal continuare ad approfondire la ricerca e condividerla è l’unica via per non chiudersi e soffocare in essa.

Lo ha mostrato limpidamente qualche giorno fa papa Francesco, ribadendo nell’omelia mattutina il messaggio dell’istruzione “Dominus Iesus” e cioè che Cristo è l’unico Salvatore. “Qualcuno di voi – ha affermato – dirà: ‘Padre, lei è fondamentalista!’. No – ha proseguito – semplicemente questo l’ha detto Gesù: ‘Io sono la porta’, ‘Io sono il cammino’, per darci la vita. Semplicemente. È una porta bella, una porta d’amore, è una porta che non ci inganna, non è falsa. Sempre dice la verità. Ci sono forse ‘sentieri’ più facili, ma sono ingannevoli, non sono veri: sono falsi. Soltanto Gesù è la strada”.

Laici e credenti nell’età di papa Francesco

142148546-633Il cardinale Ruini e il direttore di “Repubblica” Ezio Mauro: si può immaginare due uomini più diversi? Eppure – o forse per questo – è stato riuscitissimo il confronto fra i due, sabato scorso, nella cornice della “Repubblica delle idee”, in un affollato teatro Petruzzelli, a Bari. Vale la pena, dunque, leggere l’ampio resoconto (qui) che ne fa il quotidiano promotore dell’intervista, in cui si spazia dalle prime scelte di papa Francesco al dovere della Chiesa di parlare alle coscienze di tutti. Si può immaginare a chi vada la mia preferenza, ma quando si scavalcano i pregiudizi e ci si mette in ascolto, non ci sono vinti, solo vincitori.

Modena!

Momento centrale del convegno su “L’arte del credere” sono state, venerdì sera, la cena in Piazza Grande e la visita serale al meraviglioso Duomo di Modena. Una bellezza che dà alla testa più del lambrusco… 🙂

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