L’Isola

Solo ora, a quasi una settimana di distanza, trovo il tempo di inserire qualche scatto della visita all’Isola Tiberina, uno dei luoghi romani che più mi affascina. Su una riva Trastevere, sull’altra l’antico Ghetto. In mezzo, l’isola è come la pupilla dell’occhio.

Alla basilica di San Bartolomeo, dalla storia lunga e curiosa, oggi dedicata alla memoria dei martiri dell’età contemporanea, ho già accennato tempo fa. Anche solo col pensiero, una sosta immancabile il venerdì santo.

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Per custodire il Creato

copertina quaderno cei creato (Small)L’hanno notato in molti: nelle prime due settimane dopo l’elezione, non c’è (quasi) omelia o discorso di papa Francesco che non contenga riferimenti alla custodia del Creato. È un altro bel segno di continuità col magistero di Benedetto XVI, le cui parole in proposito sono numerose e notevoli.

Da qualche tempo, per lavoro, mi sto occupando anch’io più assiduamente di questi temi, specie sul versante etico e teologico. Proprio all’inizio di questo mese è giunto in libreria un volume ricco di interessanti approfondimenti. E un altro utile strumento si può scaricare gratuitamente qui in formato pdf. Consiglio a tutti un’occhiata alle 97 pagine dell’ebook in omaggio: si parla di ecologia, Trinità, economia ed esperienze pastorali. Buona lettura!

Il grande e potente Oz

locandina oz (Small)Dopo aver per un po’ trascurato le sale, ieri sera sono tornato al cinema. In cartellone, il classico film per famiglie pensato per stupire e divertire.

“Il grande e potente Oz” è una favola dai sapori classici ma tecnologicamente avanzata. Alcune scene e scelte di regia sono davvero magistrali. Niente di meglio per rilassarsi un po’, ovviamente strega cattiva permettendo…

Disarmato e disarmante

300x01363683957573Papa_verticaleÈ bello seguire i primi passi del pontificato di papa Francesco, e lasciarsi un po’ portare dalla sua libertà ed essenzialità. Senza esagerare, mi piace anche leggere qualche commento e riflessione sulla stampa o nella rete. Ad esempio, questa simpatica – e apocrifa – lettera di Berlicche a Malacoda.

Molto meno gradevoli, invece, ho trovato alcuni slanci di “entusiasmo”, che per la verità sembrano soprattutto interessati a dare ragione a se stessi. O a concentrare il rinnovamento della Chiesa nella rivoluzione della Curia Romana, come se a noi toccasse solo stare a guardare la ristrutturazione del Palazzo Apostolico, magari bramando rese dei conti da film western.

Con Benedetto XVI è risuonata forte l’esigenza di una priorità: ripartire da Dio, mettendo la fede in lui all’origine delle scelte della vita. Da qui, i suoi appelli all’amicizia tra fede, gioia, amore e pensiero, e anche il monito a fare penitenza e “pulizia”. Francesco non indica certo una strada diversa, anzi. Col cuore in mano, sembra quasi implorarci di riconciliarci tra noi, col creato, con Dio. La sua umanità esuberante e profonda supererà tanti ostacoli. È davvero disarmato e disarmante, come l’amore.

Ricordo di aver risposto così a un amico che mi chiedeva spiegazioni circa la rinuncia di Benedetto XVI: “Forse non meritavamo un papa così grande”. Vediamo adesso, con Francesco, di non fare lo stesso errore.

“The tender is pope”

48230La Messa di inizio pontificato non è ancora finita e sulla rete già si rincorrono i commenti e i twitt, come quello citato nel titolo, pronti nel rilanciare soprattutto gli accenni di papa Francesco alla tenerezza. La chiave di lettura dell’omelia è però un’altra: il tema della custodia, suggerito dall’odierna festa di San Giuseppe e applicato da papa Francesco ai diversi ambiti della vita, a tutte le età e le responsabilità. Perfino ai politici egli chiede (per favore!) di sentirsi custodi. E a tutti ricorda che i primi da custodire siamo noi stessi…

“Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!”.

Biblio… Te… ca

natale-biblioteq-11_350_228Sarà che le temperature sono parecchio scese in questi giorni, e che ho da poco finito di leggere “Il Natale di Poirot”, fatto sta che oggi pomeriggio ho voluto assaggiare il “Tè di Natale” regalatomi qualche tempo fa da due cari amici e rimasto a lungo a fare semplicemente bella mostra di sé in dispensa (è carina anche la confezione).

Si tratta di una miscela da degustazione, in cui al tè nero si mescolano semi di cacao, cannella, mela, mandorle e vaniglia. Il risultato è un gusto particolarmente morbido e pieno. Buonissimo.

L’infuso artigianale viene dal tea shop BiblioTeq, sito in via dei Banchi Vecchi, a due passi da Campo de’ Fiori. Devo fare qualche giro in centro, nei prossimi giorni, magari mi fermo a vedere se c’è anche qualcosa di più pasquale… 🙂

Francesco!

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Stupore, entusiasmo, voglia di non lasciarlo solo. Sono i sentimenti che mi hanno sopraffatto ieri sera, in mezzo a una folla bellissima, nel vedere apparire dalla Loggia delle benedizioni papa Francesco. È una fortuna che oggi sia in calendario il ritiro di quaresima, così da poter prolungare un po’ il silenzio che ieri sera ha invaso la piazza e i cuori alla sua richiesta di preghiere. C’è un ordine nelle cose. Le attese sono tante, speriamo però soprattutto di essere noi a rispondere alle sue, a quelle di uomo mandato da Dio a guidare il suo popolo.

L’uomo che non aveva paura della crisi

storia ozanamPer diverso tempo, da giovanissimo, ho pensato alla “San Vincenzo” come a una nobile opera filantropica del passato: un’istituzione sorpassata, tenuta in vita da alcune pie dame caritatevoli. Crescendo, naturalmente, ho cambiato idea, soprattutto grazie all’ “incontro” con Pier Giorgio Frassati e all’umiltà e alla gratuità di persone che, senza tanti discorsi, fanno molto più che fornire un aiuto materiale a famiglie e persone in difficoltà.

Se poi si legge la biografia dell’iniziatore, Frédéric Ozanam (1813-1853), che la fondò a Parigi insieme ad altri coetanei ventenni, passa ogni dubbio. La Società di San Vincenzo è una risposta giovane e creativa a un tempo di crisi. Per rendersene conto, niente di meglio che leggere “Storia di F. Ozanam” del giornalista e scrittore Giorgio Bernardelli (ed. Lindau), appena giunto in libreria. Il giovane francese, nato a Milano esattamente due secoli fa, “non maledisse il suo tempo né si lasciò sedurre dalla violenza. Si indignò invece di fronte all’ingiustizia alla povertà”. Ma andò molto oltre l’indignazione: “per lui andare a visitare i poveri nelle loro case non era un mero atto di filantropia, ma l’inizio di una trasformazione del mondo”. Era un gesto di profonda intelligenza culturale e politica. Ciò di cui forse abbiamo più bisogno oggi. Duecento anni fa nasceva un maestro che non ha avuto paura della crisi.

I “falsari” di Dio

Image_4Ho già scritto di quanto mi abbia colpito il memoriale alla persecuzione nazista contro gli ebrei edificato sulla riva del Danubio, a Budapest. Complice forse la nebbia scesa sulla città e il freddo pungente, furono momenti di grande commozione e intensità. Se dovessi tornare per la terza volta nella capitale, tornerei di certo a sostare sulla banchina consacrata alla memoria.

La stessa sensazione l’ho provata qualche giorno fa leggendo un articolo molto interessante sull’opera che nel 1944 il nunzio nella capitale magiara, monsignor Angelo Rotta, insieme al suo braccio destro, monsignor Gennaro Verolino, misero in campo per salvare gli ebrei ungheresi dalla fucilazione sulla riva del Danubio o dalla deportazione nei lager. Un’opera condotta per lo più tramite documenti falsi (oltre quindicimila in un mese) e riconosciuta con il sigillo dei “Giusti tra le Nazioni”.

Nessun legame con queste vicende ma, in giorni di conclave, il pensiero che un dono alla Chiesa possa venire dalla generosa terra d’Ungheria io l’ho fatto… 🙂

Il Natale di Poirot

Poirot nataleUna coincidenza davvero curiosa quella tra il vangelo di oggi – la parabola del figliol prodigo – e il romanzo di Agatha Christie che sto leggendo da qualche giorno. “Il Natale di Poirot” infatti si apre col ritorno nella casa del vecchio padre del figlio scapestrato Harry, partito vent’anni prima in cerca di fortuna. I riferimenti al noto racconto evangelico si sprecano da parte dei protagonisti. E c’è anche il fratello maggiore invidioso e rancoroso. Le somiglianze però finiscono qui: l’anziano e ricco Simeon Lee, dopo una spettacolare scenata davanti alla famiglia riunita la vigilia di Natale, viene trovato morto in un lago di sangue. Naturalmente tra i primi sospettati figurano i figli. E le loro mogli…

Il lungo cammino dell’amore

Nell’itinerario quaresimale che Fratel MichaelDavide Semeraro disegna commentando il vangelo del giorno con le parole di Etty Hillesum, mi colpisce in modo particolare la tappa odierna, incentrata sulla conversione come re-imparare il senso e il linguaggio dell’amore. Ovvero l’arte di farsi amare per poter amare in modo sempre nuovo.

Seguendo il pensiero della giovane ebrea, l’amore appare il frutto di una lunga educazione, che comincia solo nel momento in cui si accetta di essere condotti, magari forzatamente, fuori dal piccolo mondo della propria minuscola storia, fatto spesso di piccinerie, per allargare gli orizzonti.

Etty – commenta il monaco – ha conosciuto i pericoli di un amore non ancora redento da se stesso.”Se io riversassi tutto il mio amore e la mia forza su una persona sola, la distruggerei”. Ha attraversato il lungo sentiero che porta “a quel mirabile breve reciproco indugiare nell’atmosfera dell’altro, in cui l’altro è sempre così teneramente vicino e al contempo tanto giustamente lontano”. Ha conosciuto la ferita lancinante dell’assenza della persona amata. Una perdita incolmabile, a meno che sia vero ciò che diceva padre David M. Turoldo riferendosi alla preghiera: “Quando l’assoluto della separazione diventa rapporto, non è più possibile essere separati”.

La vera ferita della Chiesa

pierangelo-sequeri-promosso-da-terre-Dopo aver rimandato ieri alle pagine di Avvenire, anche oggi voglio segnalare un articolo pubblicato dal quotidiano milanese. Appena qualche pagina dopo le precisazioni sull’azione della Chiesa verso gli abusi.

Sotto il titolo “Caro Olmi, la Chiesa si fa insieme”, le pagine culturali ospitano una lettera del teologo Pierangelo Sequeri al noto regista, autore del recente volume “Lettera a una Chiesa che ha dimenticato Gesù” (ed. Piemme). Lungi dal voler fornire una risposta a nome dell’istituzione ecclesiale, il preside della facoltà teologica milanese svolge una serie di considerazioni molto sagge e profonde. (ironia della sorte, accanto alla pubblicità di un altro libro, dagli evidenti toni apocalittici) Del ragionamento di Sequeri, che inizia notando come il Grande Inquisitore e San Francesco d’Assisi appartengono entrambi alla storia della Chiesa ma non possono certo essere considerati a pari titolo suoi rappresentanti, ho particolarmente sottolineato queste parole:

Certissimamente, da duemila anni, non è Giuda che fa la storia del cristianesimo. Persino al di fuori della fede, non si potrebbe raccontare il cristianesimo in questo modo.  E come prende e riprende ogni volta la sua forza, questa “verità” indistruttibile del cristianesimo di chiesa? Non c’è che un modo. Le passioni e le affezioni di coloro che, in ogni secolo, “fecero l’impresa”: senza chiamarsi fuori, come piccoli o grandi inquisitori del grembo che ha nutrito le loro passioni migliori (compreso lo sdegno per il tradimento). I loro eredi sono tutti coloro che nella Chiesa, in alto e in basso, non vanno a ingrossare le fila degli svagati ed eccitati spettatori “in attesa del naufragio”.

La ferita – prosegue – “non è la Chiesa che ha tradito il Vangelo, ma gli ecclesiastici che hanno tradito la Chiesa”. Per concludere: “Questa nuda fede non è mai mancata all’appello, nei momenti cruciali, “da duemila anni”. Il problema è quanto siamo disposti a desiderarla e a farla desiderare. Lo dobbiamo fare per i figli che arrivano, almeno, se non per noi. Noi anziani – anche nella Chiesa – gridiamo le nostre delusioni con troppo avvilimento in faccia ai figli che ci guardano. E così siamo una barriera, non un pungolo, fra la speranza della Chiesa che deve venire e le generazioni che sono già qui”.

“Tolleranza zero” contro gli abusi. E certa tv…

Domenica sera, facendo zapping prima di spegnere la tv e andare a dormire, mi sono imbattuto casualmente nel servizio de “Le Iene” sul caso di un prete (all’epoca dei fatti, poi ridotto allo stato laicale) di Savona, accusato da tre persone di atti pedofili. Il servizio si soffermava quindi sui comportamenti dei vescovi che si sono succeduti negli anni sulla cattedra ligure, accusandoli di aver sottovalutato, ignorato, coperto. Confesso che è stato difficile prendere sonno.

Questa mattina, però, leggendo Avvenire (qui e qui), ho appreso che le cose non stavano proprio come raccontato nel servizio. Ad esempio, ho imparato che la diocesi è rimasta tutt’altro che a guardare; che il provvedimento canonico ha addirittura preceduto quello della giustizia civile; che l’indugiare pruriginoso su certi dettagli e il riesumare oggi episodi ben conosciuti e conclusi, senza nulla togliere alle gravi colpe commesse, risponde più a un disegno di sciacallaggio mediatico che al desiderio di far emergere la verità.

Se questo fosse stato il vero intento, infatti, non si sarebbero taciuti aspetti così importanti, né ricorso a mezzi discutibili, funzionali più all’auditel che al rispetto delle persone e dei fatti. Il giornalista di Avvenire, diversamente dai colleghi, rende conto anche dell’impegno assunto dalla Chiesa per contrastare gli abusi. Alla fine, comunque, il risultato è una tristezza ancora maggiore: a quella per gli episodi ingiustificabili si è aggiunta l’amarezza per la difficoltà di lavorare onestamente insieme – società, giustizia, enti religiosi, media – contro piaghe su cui non è lecito speculare.

Il magico quadrato di Ruzzle

ruzzleDa circa un paio di settimane sono entrato anch’io nel pazzo mondo di Ruzzle, il gioco di abilità simile a “Paroliamo” (lo ricordate? Io ne avevo un’edizione da viaggio!), che sta spopolando sui vari smartphone e tablet.

Non ho raggiunto, almeno per ora, livelli altissimi: né di punteggio né di dipendenza, ma trovo piacevole e avvincente muovere il dito sullo schermo per formare i vocaboli più lunghi e nascosti, con la segreta speranza di superare l’amico o il collega. Mi intriga quasi quanto il Sudoku.

Forse si può trovare qualche limite nel vocabolario ruzzliano, ma – come ho trovato scritto perfino su un articolo di “Città Nuova” – con qualche accorgimento che ne limiti gli eccessi, Ruzzle è un gioco che se lo conosci, non lo eviti. La sfida è aperta… 🙂

Anticipi di primavera

DSC_0043a (Medium)La preghiera notturna sulla tomba di San Francesco e la lunga chiacchierata con la pastora valdese Letizia Tomassone e la teologa islamica Shahrzad Hoshmand. È questo che soprattutto ricorderò delle due giornate trascorse ad Assisi per il convegno sulla custodia del Creato. Senza nulla togliere alle interessanti riflessioni teologiche e alla neve del Subasio (purtroppo vista solo di lontano) illuminata di prima mattina. In realtà, ieri non è mancato un piccolo assaggio di primavera. Ma il vento era freddo, mi sa che l’attesa non è finita…

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