Giovani oltre il tunnel

Logo-Traguardi (Small)Prende il via domani sera alle ore 21,20 sull’emittente Tv2000 (canale 28 del digitale terrestre) una nuova trasmissione. “Un format fatto da giovani e per i giovani”, annuncia l’anteprima. Uno sguardo settimanale sulle nuove generazioni, tra desideri, ansie, disagi e ripartenze. In studio, oltre ai due conduttori, una trentina di ragazzi e alcuni esperti, provocati a mettersi in dialogo con loro e con le storie che verranno raccontate dagli inviati in diverse città d’Italia.

Niente di edulcorato nè di idilliaco. In diretta per 90 minuti, Traguardi porterà in onda, ogni martedì sera, frammenti di verità sulle baby gang, sul bullismo, sul successo a tutti i costi: racconti di vite ancora acerbe ma già sprofondate nel baratro della malattia, della depressione, dell’anoressia; testimonianze di generazioni viziate da alcol, droga, sesso e gioco d’azzardo. Ogni storia avrà però un comune denominatore: la luce in fondo al tunnel, il ritorno alla vita piena, la gioia del riscatto. Una luce filtrata anche grazie all’aiuto di “Nuovi Orizzonti”, la comunità  fondata da Chiara Amirante (anche lei in trasmissione) che con i suoi volontari sostiene iniziative di solidarietà a favore dei più giovani.

Si tratta di una bella scommessa, potenzialmente esplosiva. C’è da augurarselo. Consiglio a tutti di dare un’occhiata. Chissà, in un angolo dello studio, senza alcuna possibilità di mimetizzarsi tra i ragazzi, potreste vedere anche me…

Domande a teatro

9788806150440Gli impegni “teatrali” di queste settimane sono ricchissimi di suggestioni e di spunti. Due, in particolare, chiedono di tornarci sopra con calma.

Il primo è un’osservazione di Shafique Keshavjee, l’autore del fortunato “Il Re, il Saggio e il Buffone. Il Gran Torneo delle religioni” (Einaudi, 1998). Nel dialogo con l’ateo che apre la speciale olimpiade delle fedi, il rabbino osserva che, posto che non esista una realtà trascendente, c’è una sola risposta alla domanda sulla provenienza del male: “Viene dall’uomo e da nessun altra fonte. Il male commesso è un male umano. Quello che mi meraviglia, negli atei, almeno in alcuni di loro, è che, avendo perduto la fede in Dio, possano continuare ad aver fede nell’uomo. Come trovare il coraggio di vivere ancora su questa terra se si è persuasi che l’umanità è in balia delle mostruosità di cui l’uomo si dimostra capace?”. La presenza del male, più che argomento contro l’esistenza di Dio, è motivo di sfiducia verso l’uomo?

Il secondo interrogativo è rimbalzato da un toccante “Stabat mater” qualche giorno fa: per definizione il paradiso è il “luogo” della gioia perfetta e piena. Ma non sarà certo così se non vi troveremo tutte le persone amate in vita. Che sia questo un modo di pensare alla comunione tra i viventi e i defunti – quella che si esprime ad esempio con la preghiera – capace di “svuotare” l’inferno?

Dopo il miracolo

dopo il miracoloMi piacciono i libri in cui si intrecciano storie, interrogativi, piani di lettura diversi. Come “Dopo il miracolo” (Mondadori), caso editoriale dello scorso anno e romanzo di grande forza narrativa ed evocativa. Tutto inizia all’alba del 13 maggio 1985, quando un’improvvisa tragedia scuote il seminario della Vrezza, la famiglia Defanti e un intero paese dell’Emilia, di quelli in cui c’è sempre nascosto qualche segreto, altrettante colpe, non meno risurrezioni. E di un ritorno dalla morte infatti si parla – più di uno, alla fine, tutto sommato – nelle fitte pagine in cui, nel cuore di un giugno già estivo, si danno appuntamento genitori e figli, investigatori e preti, studenti di teologia e lettori curiosi.

Il mare della copertina è lontano dagli avvenimenti, ma la porta aperta resta tale fino all’ultima riga, e oltre. Troppo grandi sono le domande che prendono corpo: sulla morte, la fede, i miracoli. Ed anche sui legami familiari, il perdono, il dubbio. Con simili ingredienti, la sterzata risolutiva è un misto di follia e di amore, in cui capisci che siamo sempre “dopo un miracolo”. E prima di uno nuovo.

Io senza tu, ovvero falsi noi

un-riflesso-nell-orrendo-hotelDa quando sono tornato dalla breve vacanza a Budapest, vedo dappertutto immagini di questa splendida città. Anche quando la capitale non c’entra nulla e le sue bellezze sono usate come semplice illustrazione o elemento grafico, a corredo magari di un articolo sui temi più vari. L’ultimo caso è di questa mattina. Ho trovato, infatti, i riflessi dei Bastioni dei Pescatori nel mezzo di un interessante pezzo sulla filosofia di Romano Guardini. Dello scritto ho sottolineato decisamente una breve frase, là dove si nota che degli “io senza tu” producono conseguentemente “falsi noi”. Mi pare molto saggio, anche in relazione alle tanto accese discussioni di questi giorni sui matrimoni omosessuali e l’ideologia del gender.

L’altro ritaglio della giornata è una bella recensione del Diario di Etty Hillesum, appena uscito in versione integrale e approdato sulla mia scrivania in tutte le sue novecento e passa pagine. Etty nacque a Middelburg il 15 gennaio 1914: domani avrebbe compiuto 99 anni! Morì ad Auschwitz il 30 novembre 1943, settant’anni fa. Il complimento più bello per il suo Diario è appunto quello che ne fa Mariapia Bonanate nel suo breve articolo: questo testo – scrive – non è solo un sorprendente caso editoriale, ma “regala alle persone una compagna di vita, la cui presenza si avverte quasi fisicamente”.

Onòr

564936_118037041686343_1647208147_nTre anni fa un violentissimo terremoto colpiva con implacabile forza la già martoriata isola di Haiti, lasciando una scia di sofferenza che a distanza di tempo è ancora viva, nonostante gli innumerevoli segni di solidarietà e di speranza. Tra questi, la storia di Onòr, che mi segnala un  caro amico, anch’egli coinvolto nell’opera di ricostruzione materiale e umana. Merita un’attenta – e partecipe – lettura.

“Tutto ha inizio il 12 Gennaio 2010 quando alle ore 16:53 locali un devastante terremoto di magnitudo 7 ha colpito l’isola di Haiti e distrutto la sua capitale Port Au Prince, già in crisi cronica prima del terremoto. Anche dall’Italia, come dalle altre nazioni, è subito partito un team per prestare soccorso alla popolazione ed alcuni di noi ne hanno fatto parte. Giunti sul territorio abbiamo preso subito contatto con tutte le Ong italiane operanti sul posto per l’allestimento di un ospedale da campo e questo ci ha permesso di conoscere Fiammetta Cappellini che vive ad Haiti con la sua famiglia e lavora per l’Avsi. La Fondazione Avsi è una organizzazione non governativa, onlus, nata nel 1972 e impegnata con oltre 100 progetti di cooperazione allo sviluppo in 37 paesi del mondo di Africa, America Latina e Caraibi, Est Europa, Medio Oriente, Asia.

Durante le quotidiane operazioni di carattere sanitario ed in mezzo al caos che potete immaginare la nostra attenzione è stata catturata da un bimbo che ogni mattina, a piedi, seguendo mezzi di soccorso, si presentava all’entrata dell’ospedale. Superati i suoi primi momenti di diffidenza abbiamo così conosciuto ed avvicinato Onòr.

Onòr all’epoca aveva dieci anni e per tutta la durata della nostra permanenza ad Haiti è venuto ogni giorno al nostro ospedale, non perché ferito o bisognoso di qualcosa ma semplicemente per stare con noi, mangiare con noi e, quando il tempo lo permetteva, giocare con noi. Non chiedeva nulla e le poche cose che riuscivamo a fargli accettare lui le metteva nel suo zainetto ben nascoste e di corsa le portava a casa…”.

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