Tieni in ordine la mente…

Leggo su internet dell’aggravarsi delle condizioni di salute del cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano. Accolgo volentieri l’invito a unirmi alla preghiera della sua Chiesa e dei tanti che lo stimano e gli vogliono bene. Anch’io mi sento in debito, fin da quando – negli ultimi anni Ottanta – la sua “Scuola della Parola” divenne un appuntamento fisso. E molto desiderato. Conservo gelosamente alcuni ricordi personali, qualche foto, molte riflessioni e insegnamenti, con quello spirito problematico ma docile come è lui. Domenica prossima, parlando di formazione e laicità a un gruppo di amici lombardi, non mancherà un suo prezioso richiamo. Questo:

“La lotta contro il disordine della mente è una delle occupazioni più importanti per colui che vuole obbedire a Dio e abbandonarsi alla sua azione”.

Annunci

L’arte della vita

Qualche girnro fa ho ricevuto in regalo un corposo volumetto di padre Marko Rupnik, intitolato “L’arte della vita. Il quotidiano della bellezza” (ed. Lipa). Fino ad ora sono riuscito solo a dare un’occhiata veloce, lasciando cadere lo sguardo qua e là. Il filo narrativo è il dialogo tra una giovane donna e un anziano monaco. Si parte dalla ricerca del senso del vivere e si incontrano le cose più semplici e quotidiane, filtrate in una chiave spirituale: il cibo, il vestito, la casa (perché “lo spazio rivela il luogo del cuore”). Ma anche l’immaginazione, il fallimento, il ricordo…

Lo porterò certamente con me nei prossimi viaggi. Intanto, mi fermo su una delle prime provocazioni: “La vita si comprende a partire dalla sua meta. Dal suo traguardo, si intuisce il percorso da fare. La semina si giudica dalla raccolta, dalla mietitura… Quando si sta davanti alla vita, è facile filosofare. Alcuni, constatando che hanno scelto una strada che non porta alla vita vera, per mancanza di umiltà nel riconoscere i propri sbagli, cominciano a filosofare per giustificare i loro passi. E spesso una giustificazione del genere è il tentativo di rendere regola il loro modo di fare, di farlo vedere non solo normale, ma addirittura conveniente”.

Quelle poche cose grandi che sono dovunque

Il Diario di Etty Hillesum, così come le sue lettere, sono testi che andrebbero letti almeno una volta all’anno. Oggi, ad esempio, mi è bastato ritrovare questo breve passaggio, scritto dal campo di prigionia di Westerbork, per gustare il senso dell’essenziale, la serenità e la libertà che ci sono offerte a ogni istante, magari non esenti da un pizzico di mestizia e di insoddisfazione…

“La gente si smarrisce dietro ai mille piccoli dettagli che qui ti vengono quotidianamente addosso, e in questi dettagli si perde e si annega. Così, non tiene più d’occhio le grandi linee, smarrisce la rotta e trova assurda la vita. Le poche cose grandi che contano devono essere tenute d’occhio, il resto si può tranquillamente lasciar cadere. E quelle poche cose grandi si trovano dappertutto, dobbiamo riscoprirle ogni volta in noi stessi per poterci rinnovare alla loro sorgente. E malgrado tutto si approda sempre alla stessa conclusione; la vita è pur buona”.

Last minute

Nel senso che le vacanze stanno ormai finendo… ma sono capaci di riservare ancora molti doni di amicizia, di colori, di pace! Come oggi a Cesenatico… 🙂

 

 

La strada è la meta?

“Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché arriviamo”.

“Finché arriviamo dove, amico?”.

“Non lo so ma dobbiamo andare”.

Approfittando di questi giorni di vacanza, ho portato a termine il lungo viaggio “on the road” con Jack Kerouac, di cui le parole qui sopra costituiscono forse il dialogo più famoso. Più che l’incalzante flusso narrativo dell’autore, certamente efficace, mi ha catturato quello che ho ritenuto essere il vero filo conduttore del libro: né l’ebbrezza del coast to coast (quasi) senza soldi, né l’esplosione disinibita di una gioventù apparentemente senza pensieri. Bensì l’amicizia. E, quasi ad ogni pagina, la capacità “contemplativa” di Dean, uno dei protagonisti principali.

Un po’ poco per farne dei miti, sono d’accordo, specie in un mondo così cambiato. Davanti a una storia simile, certamente ognuno vi proietta molto di sé, così a me piace conservare quella parola, “amico”, che vale molto più della strada e forse indica anche la meta.