Colori romani

Di corvi sul Vaticano, ieri sera, neanche l’ombra. In compenso però parecchi gabbiani… e uno splendido tramonto!

 

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La vita accanto

“La vita accanto” di Mariapia Veladiano è stato un “caso editoriale” nel 2011 e ben si capisce la ragione: la storia di Rebecca attraversa le paure umane “con la leggerezza e la ferocia di una favola”, mescolando compassione e cruda verità. Davvero negli altri cerchiamo innanzi tutto un riflesso di noi stessi, e quando non ci piace quel che essi ci rimandano, le conseguenze sono solo due: accettare o negare fino alla follia.

Della strana vicenda, srotolata un po’ alla volta fino a far luce su tutto, mi piace ricordare il dialogo finale tra le due amiche, ormai cresciute, e una scena in cui a parare è il padre della protagonista. Non è certo un personaggio positivo, eppure escono dalle sue labbra queste sagge parole, a conferma di come a nessuno sia precluso il riscatto dalle proprie fragilità. Se lo vuole.

“La vita non è un oggetto prezioso da custodire nel corso degli anni. Spesso ci arriva tra le mani già sbrecciata e non sempre ci vengono forniti i pezzi con cui ripararla. Qualche volta bisogna tenersela rotta. Qualche volta invece si può costruire insieme quello che manca. Ma la vita sta davanti, dietro, sopra, e dentro di noi. C’è anche se ti scansi e chiudi gli occhi e stringi i pugni. Non sei sola, ricomincia con noi, noi ci siamo”.

Colori e ombre sullo Stretto

Tra ieri e oggi, il breve viaggio a Reggio Calabria ha fatto molti regali: l’incontro con alcuni amici di lunga data, la cena affacciati sullo Stretto e la passeggiata sulla splendida Via Marina, un’occhiata ai Bronzi di Riace, pronti per lasciare il laboratorio di restauro. Nell’elenco, va inserita anche la visita al Monastero della Visitazione, in una splendida posizione panoramica sopra la città. Peccato che, proprio a due passi, fosse scoppiato un brutto (purtroppo non raro) incendio…

 

 

Paradossi… ma non troppo

Anche oggi mi fermo su un paio di fulminanti aforismi di Simone Weil. Si tratta apparentemente di paradossi, ma è difficile negare che le cose stiano proprio così…

“Il dolore è il contrario della felicità. La felicità però non è il contrario del dolore”.

“L’amore è ciò che impedisce di essere turbati. Ma chi è turbato, è sempre turbato dall’amore”.

“Dire ‘io’ è mentire”.

Quest’ultima è straordinaria. Quante altre persone, quanti avvenimenti, storie, luoghi, scelte, relazioni… sono contenuti nel primo pronome personale. E quanto spesso ce ne dimentichiamo!

Pensieri disordinati sull’amore di Dio

Esattamente cinquant’anni fa, circa venti dopo la morte dell’autrice, uscivano a Parigi i “Pensieri disordinati sull’amore di Dio”, sgorgati in varie occasioni dalla penna e dall’animo mistico di Simone Weil, uno degli spiriti più alti e meno inquadrabili del Novecento. Studiosa e insegnante, operaia, rivoluzionaria, folgorata da Cristo – pur preferendo restare ebrea – nella Porziuncola di Assisi.
Li prendo in mano in questi giorni, bruciati dal sole e dal silenzio.

“La mia esistenza è come uno schianto del cuore di Dio, uno schianto che è amore. Più io sono mediocre, più risalta l’immensità dell’amore che mi conserva nell’esistenza”.

“L’amore è proporzionale alla distanza”.

“Dio viene quando lo si guarda. Guardarlo, vuol dire amarlo”.

“L’uomo non ha da cercare. Deve semplicemente rifiutare il suo amore a tutto ciò che non è Dio… Bisogna soltanto attendere e chiamare. Non chiamare qualcuno; gridare che si ha fame, e che si vuole il pane… L’essenziale è di sapere che si ha fame”.

“Non credere che l’avvenire sia in grado di soddisfarci completamente. L’avvenire è della stessa natura del presente. Noi sappiamo che ciò che abbiamo di bene, ricchezza, potere, stima, amore e prosperità, non basta a soddisfarci. Ma crediamo che il giorno in cui ne avremo di più, saremo veramente soddisfatti. Pensiamo così perchè mentiamo a noi stessi… Non dobbiamo confondere il bisogno col bene”.

“Noi siamo esseri finiti, e anche il male che è in noi è finito”.

Sul grande (e piccolo) schermo

Nell’ultima settimana, nonostante i diversi impegni di lavoro, ho visto due film molto carini, che consiglio. Di “Quasi amici”, uscito già da mesi nelle sale, non c’è bisogno di aggiungere tanto, visto il successo che ha avuto anche nel nostro Paese. È davvero una storia divertente, ben costruita e profonda allo stesso tempo. Contiene scene che resteranno impresse, come quella dell’inseguimento iniziale o il concerto di compleanno, con le note di Vivaldi, Bach, Haendel… e il soul degli Earth, Wind & Fire. A proposito, tra le perle del film va annoverata anche la splendida colonna sonora.

Giovedì scorso, invece, mi ero svagato con Marilyn, la pellicola di Simon Curtis sulla diva di Hollywood. Tutta la prima parte è una piacevole panoramica del mondo del cinema con i suoi circoli viziosi e curatissime ambientazioni, poi arriva lei e la scena è tutta sua. Ottimo per chi ama le ricostruzioni storiche e magari anche vagare tra favola e realtà.

Un ultimo consiglio, non cinematografico ma televisivo. Di tutt’altro registro. Questa sera, alle 21,20, Tv2000 trasmette una serata speciale, dal titolo: “Davvero Gesù è nostro contemporaneo?”, a cui ho collaborato anch’io. Sarà certamente prezioso sentire le risposte del cardinale Camillo Ruini, della scrittrice Mariapia Veladiano, del teologo Piero Coda e diversi altri…

E’ giusto battezzare i neonati?

Quante volte mi è capitato di ascoltare l’obiezione, sempre più comune, circa il Battesimo dei bambini: non è giusto imporre al neonato una religione che non ha scelto lui, deciderà da grande se e cosa credere!

“Su questo non c’è dubbio”, ho sempre risposto, facendo notare come ai battezzati non venga tolta né la libertà religiosa né la responsabilità delle proprie scelte. Il rito celebrato in tenerissima età non risparmia affatto dal compiere opzioni consapevoli in età matura.

Alla stessa domanda ha risposto lunedì sera Benedetto XVI, da par suo, aggiungendo alla sapienza anche una piccola dose di ironia, mi è sembrato, là dove ha fatto notare:

“La vita stessa ci viene data necessariamente senza consenso previo, ci viene donata così e non possiamo decidere prima: sì o no, voglio vivere o no”. Di conseguenza, potremmo anche chiederci: è giusto donare la vita in questo mondo senza avere avuto il consen­so dell’interessato, senza avergli chiesto:vuoi vivere o no? Risponde Benedetto: “Io di­rei: è possibile ed è giusto soltanto se, con la vita, possiamo dare anche la garanzia che la vita, con tutti i problemi del mon­do, sia buona, che sia be­ne vivere, che ci sia una garanzia che questa vita sia buona, sia protetta da Dio e che sia un vero do­no”. Altrimenti, chi ha il diritto di mettere al mondo un essere umano, vincolandolo a non pochi elementi che non ha certo potuto scegliere?

“Solo l’anticipazione del senso – ha concluso – giustifica l’an­ticipazione della vita”. Solo la certezza che la vita sia un bene in sé legittima il dono di essa. Lo stesso vale per il Battesimo: la coscienza che esso sia un bene in sé per chi lo riceve non solo assolve i genitori dall’accusa di lesa libertà, ma li giudicherebbe se ne privassero coloro che amano così tanto.