The Artist

Io l’ho visto solo ieri ma consiglio a chi avesse l’opportunità di andare a vedere “The Artist”, opera dotata di una grandissima magia e capace di divertire e commuovere allo stesso tempo. Come hanno sottolineato molte recensioni, è tutt’altro che un’operazione archeologica. A me pare che si tratti davvero di poesia e che il silenzio delle voci apra all’ascolto di altri, straordinari, mondi. Non so perché ma per me i sogni sono sempre in bianco e nero…

L’amore e la libertà funzionano solo insieme

Christian Bobin è uno scrittore straordinario. Le sue opere sono brevi, intense, poetiche. “L’uomo che cammina” e “Elogio del nulla” sono fra i miei titoli preferiti. Nelle sue parole si respira la semplicità della vita autentica, la capacità di vedere dentro le cose, la gioia della piccolezza. Niente di idilliaco, però: la solitudine è un altro dei personaggi principali nei suoi scritti. Ma in fondo, riconosce Guido Dotti, “i libri di Bobin non parlano altro che di amore… Quando lo sforzo quotidiano è di immergersi e di reimmergersi in un flusso di amore che ci precede e che abbraccia ogni cosa attorno a noi, la comunione con gli altri e con il creato è offerta come dono”. Non è un dono “inevitabile”, a sentire lui e altri autori, la stessa scrittura?

Ecco un paio di frasi che ho subito trascritto nel mio quadernetto delle citazioni:

“Per vivere bisogna essere stati guardati almeno una volta, essere stati amati almeno una volta, essere stati portati almeno una volta. Solo dopo, una volta che ti è stato concesso questo dono, puoi essere solo. La solitudine non sarà più malvagia”.

“L’amore funziona solo con la libertà. La libertà funziona solo con l’amore”.

Piccoli (grandi) regali

Non era programmato ma proprio il giorno in cui papa Benedetto XVI arrivava in Messico ho avviato la lettura di “Il potere e la gloria”, il capolavoro di Graham Greene ambientato durante le persecuzioni alla Chiesa nel paese centramericano. Venerdì mattina ero in stazione con largo anticipo e non ho resistito alla immensa libreria. Mi fa molto effetto vedere le immagini dell’accoglienza al pontefice mentre leggo di fucilazioni, oppressioni e violenze non tanto lontane nel tempo.

Un’altra bella coincidenza vuole che in questi giorni mi raggiungano diverse notizie di bimbi che vengono ad allietare le famiglie di alcuni cari amici – penso soprattutto al piccolo Paolo e ad Ester, nata ieri – e si sia celebrata in parrocchia la prima “festa del perdono” per i ragazzini di terza elementare. Proprio mentre Benedetto XVI, a Leon, incontrando i bambini messicani, diceva: “Ciascuno di voi è un regalo di Dio per il Messico e per il mondo. La vostra famiglia,la Chiesa, la scuola e chi ha responsabilità nella società devono lavorare uniti perché voi possiate ricevere come eredità un mondo migliore, senza invidie né divisioni. Per questo, desidero levare la mia voce invitando tutti a proteggere e accudire i bambini, perché mai si spenga il loro sorriso, possano vivere in pace e guardare al futuro con fiducia”.

“Tu hai perso la vista, noi abbiamo aperto gli occhi”

Davvero toccante la testimonianza di don Francesco Cavazzuti, il missionario di Carpi rimasto cieco dopo un attentato in Brasile. Ieri sera, durante la veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri, ha raccontato la sua storia. La sua colpa? Difendere i contadini sfruttati, in nome di una giustizia superiore. Per conoscerlo meglio, ecco un bel video:

I pesci non chiudono gli occhi

Un altro libro divorato in questi giorni, complici i viaggi in treno e un paio di serate: “I pesci non chiudono gli occhi”, di Erri de Luca. Ovvero i ricordi di un’estate a Ischia di cinquant’anni fa. Il protagonista del racconto, infatti, ne ha appena dieci, ma più che un bambino appare “un adulto in miniatura”. È qui infatti che la farfalla uscirà dal bozzolo, grazie all’amicizia con una ragazzina di poco più grande che riempirà parole fino ad allora astratte, come amore e giustizia. Tante le citazioni che meriterebbe annotare: “Glielo dissi che il suo palmo di mano era meglio del cavo di conchiglia , mentre risalivamo a riva , staccati. ‘Lo sai che hai detto una frase d’amore?’ disse avviandosi verso l’ombrellone”. “Oggi so che quell’amore pulcino conteneva tutti gli addii seguenti”.

E anche questa: “La prima coppia umana, creata in un giardino in un giorno sesto, ebbe sopra di sé la prima notte sconfinata. A loro insaputa spuntò nei corpi l’appetito, la sete, l’entusiasmo e il sonno. La prima notte, sconosciuta, sembrò a loro il resto del giorno uno, sbriciolato in puntini luce. Non sapevano se sarebbe tornato il sole, allora si abbracciarono. Le bocche si trovarono accanto e inventarono il bacio, il primo frutto della conoscenza. Era mercurio quella conoscenza, un liquido sensibile alla temperatura dei corpi. So quella prima volta perché l’ho avuta anch’io quell’ora sulla bocca, nel loro identico istante, su una sabba di mare, il cielo scoperchiato sulla testa”.

“I pesci non chiudono gli occhi” è un libro sulla crescita, sull’affacciarsi alla vita, perfino sull’educazione, ma lieve e delicato. Il genio dell’autore sta nel combinare lo stile asciutto e ruvido, come è lui, con un’immensa tenerezza.

Deserto

Nonostante tutto, non ho in realtà molte occasioni per ascoltare qualche buona catechesi dal vivo, così sono sempre preziosi i ritiri “aziendali” nei tempi forti. Questa mattina, poi, è toccato a don Fabio Rosini proporre la meditazione. Don Fabio è il responsabile della pastorale vocazionale a Roma ed è molto conosciuto per le sue catechesi sui Dieci Comandamenti. A noi ha parlato del deserto. Tutt’altro che una “carezza spirituale”.

Fra i molti appunti, riprendo alcune affermazioni lapidarie. “Non c’è Pasqua senza essere slegati da qualcosa”, ha detto commentando l’etimologia latina della parola. “Abbiamo sempre tutti troppo. Molti pensieri inutili, molte parole vane”. È vero che l’autentica povertà è una scelta di libertà, non avere niente da difendere. L’accezione greca, invece, ricorda di fare molta attenzione alla nostra sete più bruciante. Se abbiamo una meta oppure no. “La vita non ha senso se non è sacrificata. Deve essere data”. Non arriviamo alla Pasqua se non la desideriamo ardentemente. Quello che più desideriamo è qualcuno che ci cerchi più della sua vita. Uno c’è.