whosyouherobannerI miei eroi
 
In questa notte di vigilia della Festa dei Santi, accolgo ben volentieri l’invito (che a sua volta viene da qui) a segnalare cinque santi (o beati) che ho particolarmente cari. Se altri vogliono unirsi, ne sarei molto lieto! Per parte mia, la “classifica” è questa:
 
1. San Francesco d’Assisi. L’ho riscoperto alcuni anni fa ed è stata una rivelazione che auguro a tutti. Non c’è santo più moderno, più gioioso, più affascinante.
 
2. Beato Pier Giorgio Frassati. Credo sia la persona su cui possiedo il maggior numero di libri e pubblicazioni. Per tante ragioni, è un modello e una compagnia preziosa da molti anni. Sono stato sulla sua tomba, ho conosciuto la sua famiglia e spero un giorno di “incontrarlo” anche ad Oropa.
 
3. Santa Maria Goretti. Per chi è cresciuto come me a San Bartolo di Cesena, “Marietta” è una “sorellina”, una persona davvero familiare. Il suo ricordo mi riporta indietro e mi commuove.
 
4. Sant’Agostino di Ippona. Non è solo un fine teologo ed esegeta, ma un immenso indagatore dell’animo umano. Ha scritto cose che fanno venire i brividi dalla bellezza. Come questa: “Dammi un innamorato e capirà quello che dico”.
 
5. Beato Giovanni Paolo II. C’è bisogno di motivarlo? 

CG1_4593 (Small)I “compiti a casa” dopo Assisi
 
Ho sempre pensato, venticinque anni fa così come ieri, che nell’incontro dei principali leader religiosi prevalgano i messaggi positivi sui rischi di fraintendimenti sincretistici. Che vederli insieme, ascoltarsi e stringersi la mano, sia la migliore risposta a quanti accusano le religioni di contrapporre i popoli e alimentare l’odio. Se i più alti rappresentanti si abbracciano, senza cancellare le differenze tra loro ma rispettandosi e confrontandosi serenamente, come si può motivare religiosamente una qualsiasi forma di violenza? La partecipazione di alcuni non credenti “che cercano il vero e il buono”, poi, è stata un’ulteriore prova dell’amicizia tra fede e ragione.
 
Ma ciò che mi ha impressionato di più del grande raduno di ieri ad Assisi sono stati i “compiti a casa” lasciati da Benedetto XVI. Sono alcune domande, che costituiscono “un compito fondamentale del dialogo interreligioso – un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato”. Sono le obiezioni che i avanzano i detrattori dell’esperienza religiosa: da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte?
 
A proposito di compiti, il papa ne ha indicato anche uno specifico per i cristiani: “È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo”.

simoncelli (WinCE)La volontà di Dio
 
Nell’omelia pronunciata da mons. Francesco Lambiasi al funerale del motociclista Marco Simoncelli, oggi pomeriggio a Coriano, c’è un passaggio molto “coraggioso” e, a mio parere, opportuno. Quello in cui si fa piazza pulita di certe espressioni, specchio di una teologia un po’ sbilenca.
 
“Alle volte – ha detto il vescovo – noi credenti pensiamo di svignarcela con l'allusione enigmatica a una indecifrabile volontà di Dio. Ci ripetiamo, instancabili: “è la volontà di Dio”, e non ci rendiamo conto che, sbandierando parole senza cuore, rischiamo di far bestemmiare il suo santo nome. Il mio animo si ribella all'idea volgare di un Dio che si autodenomina “amante della vita”, che mi si rivela come il Dio che “ha creato l’uomo per l’immortalità” (Sap 2,23) e poi si apposta dietro la curva per sorprendermi con un colpo gobbo o una vile rappresaglia. Permettetemi di ridire sottovoce a me e a voi qual è questa benedetta volontà di Dio, con le parole pronunciate un giorno da suo Figlio sotto i cieli alti e puri della Palestina, mentre a Rimini si stava ultimando il ponte di Tiberio: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato. Che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno” (Gv 6,39)… Dove stava allora Gesù in quell'istante fatale in cui il corpo di Marco ha cessato di vivere? Stava lì, pronto per impedire che Marco cadesse nel baratro del niente e per dargli un passaggio alla volta del cielo”.

Image_7L’Italia chiamò
 

Leggo su “Avvenire” di oggi una bellissima storia, che non conoscevo. È quella di Luca Barisonzi (al centro nella foto), l’alpino ventunenne rimasto ferito in un attentato in Afghanistan il 18 gennaio scorso. Una storia di dolore ma anche di solidarietà, di amore e coraggio, raccontata ora anche in un libro (“L’Italia chiamò”, di Paola Chiesa, ed. Mursia). L’articolo, firmato da Lucia Bellaspiga, è commovente e ne consiglio davvero la lettura. Per chi non avesse il giornale a portata di mano, ecco la versione pdf:
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Ecco ancora qualche scatto dei giorni scorsi: alcune fotografie per sorridere… e la soluzione del quiz!
 
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Quiz…

Ieri e oggi, per lavoro e per amicizia, sono stato in una bellissima città del Nord. Qualcuno riesce a indovinare da questi dettagli? Prossimamente altri indizi…
 
 
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fisc2(2) (Small)25 su 100!
 

Inizia oggi pomeriggio a Cesena il convegno nazionale della Fisc, la federazione dei settimanali diocesani, sul tema: “Territorio e internet: due luoghi da abitare”. Mi dispiace molto non poter essere presente, a causa di impegni di lavoro. Anche perché l’incontro si apre con la celebrazione del centenario del “Corriere Cesenate”. Mi dà i brividi pensare che ho condiviso da vicino un quarto della sua lunga storia. Il mio primo articolo, infatti, comparve nell’ottobre del 1986. Esattamente 25 anni fa.
 
Si trattava della cronaca del pellegrinaggio dei giovani di Ac ad Assisi, in occasione del primo grande incontro di preghiera fra le religioni, indetto da Giovanni Paolo II nella città di Francesco appunto il 27 ottobre 1986. A rileggere oggi quanto scrivevo allora mi viene da sorridere. Mi commuovo un po’ invece se penso alle belle “avventure” condivise con tanti grazie alla testata azzurra del “Corriere”. Poco fa, puntualissimo, è giunto sulla mia scrivania l’ultimo numero del giornale. Anche venticinque anni dopo, è sempre un’emozione.