CrocifissoChiesi conferma al mio Signore, con una semplice occhiata. Come al solito, rispose con la sua allargata di braccia.
 
Cristiano Cavina, Alla grande

messa5 (Medium)Nella rete del Signore
 

Il viaggio di Benedetto XVI in Germania si è aperto e chiuso con due affermazioni giudicate sorprendenti dai media e rilanciate con grande entusiasmo (e qualche taglio).
 
La prima rivela un moto di comprensione verso chi lascia la Chiesa scandalizzato per gli abusi sessuali commessi dai preti: “Io posso capire – ha risposto il Papa a una domanda sull’aereo – che, alla luce di tali informazioni, soprattutto se si tratta di persone vicine, uno dice: Questa non è più la mia Chiesa. La Chiesa era per me forza di umanizzazione e di moralizzazione. Se rappresentanti della Chiesa fanno il contrario, non posso più vivere con questa Chiesa”.
 
La seconda frase, estratta dall’omelia della Messa di domenica mattina, sottolinea come “agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei loro peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli “di routine”, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato da questo, dalla fede”.
 
Si tratta senza dubbio di pensieri e gesti di grande sensibilità e finezza. Da autentico pastore. Ma, appunto essendo tale, Benedetto XVI si è spinto molto oltre su numerosi temi e, per restare al rapporto tra il cristiano e la Chiesa, negli stessi discorsi citati sopra ha avuto parole di “profonda gratitudine ai tanti collaboratori impiegati e volontari, senza i quali la vita nelle parrocchie e nell’intera Chiesa sarebbe impensabile”. E ha ricordato che “essere nella Chiesa non è essere in qualche associazione, ma essere nella rete del Signore, nella quale Egli tira fuori pesci buoni e cattivi dalle acque della morte alla terra della vita. Può darsi che in questa rete sono proprio accanto a pesci cattivi e sento questo, ma rimane vero che io non ci sono per questi o per questi altri, ma perché è la rete del Signore; è una cosa diversa da tutte le associazioni umane, una realtà che tocca il fondamento del mio essere”.

Lucca, città palcoscenico

Fra un “teatro del sacro” e l’altro, in questi giorni lucchesi il tempo non è mancato per qualche scatto, specie alla Cattedrale di San Martino (col misterioso labirinto) e alla villa del Seminario, ad Arliano.

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Porto a casa tanti ricordi dalla due giorni a Guspini: ricordi di persone, parole, panorami… e, perché no, squisitezze!
Per tutti, conservo qui l’immagine della bellissima chiesa di San Nicolò e del suo rosone catalano!
 

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blogSpanSolitudine
   

Come colui che lascia Parigi per il deserto sorride da lontano alla solitudine; come il viaggiatore che attende con cuore ansioso le lunghe giornate al mare; come il monaco che accarezza con gli occhi i muri della sua clausura, così, fin dal mattino, apriamo la nostra anima alle piccole solitudini della giornata.
 
Perché le nostre piccole solitudini sono grandi, esaltanti, sante al pari di tutti i deserti del mondo; esse, che sono abitate da Dio stesso, il Dio che fa santa la solitudine.
Solitudine del nero asfalto che separa la nostra casa dalla fermata del tram, solitudine di un banchetto al quale altri esseri portano la loro parte di mondo, solitudine dei lunghi corridoi in cui scorre il flusso continuo di tutte le vite in cammino verso una nuova giornata… Piccole solitudini della scala che si scende e si sale cento volte al giorno. Solitudine delle lunghe ore di bucato, di rammendo, di stiratura.
 
Solitudini che potremmo temere e che sono lo svuotamento del nostro cuore: persone care che se ne vanno e che vorremmo con noi; amici che si aspettano e che non arrivano; cose che si vorrebbero dire e che nessuno ascolta; estraneità del nostro cuore in mezzo agli uomini…
Poiché il nostro cuore non sa attendere, i pozzi di solitudine di cui sono disseminate le nostre giornate ci rifiutano l’acqua vitale di cui traboccano.
 
Noi abbiamo la superstizione del tempo.
Se “il nostro amore richiede tempo”, l’amore di Dio si fa gioco delle ore, e un’anima disponibile può essere sconvolta da Lui in un istante.
“Ti condurrò nella solitudine e parlerò al tuo cuore”.
Se le nostre solitudini sono per noi dei cattivi conduttori della Parola, è perché il nostro cuore è assente.  
 
Madeleine Delbrel

tempoliturgico36Per chi perdere la vita?
 

Nel lontano aprile 1993, a Milano, discussi la tesi di laurea in filosofia. Il titolo era: “Il mistero della Chiesa in Romano Guardini”. La citazione riportata nel post precedente non vi compariva, ma se ne trovavano altre molto simili. Ho scelto perciò di riportare il brano seguente, estratto da una delle sue prediche universitarie. Anche se usa la terza persona, in realtà è di se stesso che sta parlando. Mi sembra che possa far comprendere il ruolo (non puramente strumentale, anche se potrebbe sembrare, come non è un mero strumento il corpo) della Chiesa in riferimento alla scelta cristiana. Io mi ci sono rispecchiato spesso e lo ritengo essenziale. Tanto che cerco di viverlo sulla mia pelle. Se non rischiassi di apparire plateale direi che mi commuovo ogni volta che lo leggo.
  
“Un giorno trovò nel Vangelo di San Matteo la frase 'Chi cercherà di conservare la sua vita la perderà; chi avrà perduto la propria vita per me, la ritroverà' e questa frase gli fece una profonda impressione… Sentì che qui gli si apriva la via verso la verità, non quella della scienza però, ma quella della vita, dell'esistenza. E ora tutto dipendeva dal percorrerla passo per passo, dal seguirla. Sì, disse il mio intimo, voglio; voglio dare l'anima. Ma a chi? E come?… La risposta è: solo Dio! A Lui posso dare veramente l'anima in quella pura completezza, che va fino al fondo e rende liberi… Ma se lo si doveva incontrare in modo tale da potergli dare la propria anima, Egli doveva scoprirsi, venire incontro, chiamare. Ma dove accadeva ciò? Era quindi una nuova domanda, provocata dalla risposta precedente; e la nuova risposta, che l'uomo dovette dare a se stesso, era: in Cristo… Il movimento verso la verità spingeva avanti e l'ultima risposta comportava una nuova domanda: chi protegge Cristo da me stesso? Chi lo mantiene libero dall'astuzia del mio io, che vuole sfuggire ad un vero dono di se stesso? E la risposta è: la Chiesa. Secondo il significato della sua missione Cristo non si trova in un posto qualsiasi del flusso della storia o dell'esperienza, ma è ordinato a Lui uno spazio strutturato in modo adeguato a farvelo vedere e percepire giustamente: la Chiesa… Per l'uomo di cui parlo la risposta definitiva è venuta davanti alla Chiesa – ed in fondo qui viene per ognuno. Inizialmente sembrava solo un pensiero di vita; quando poi divenne cosa seria, ne sgorgarono una conseguenza dopo l'altra; ognuna divenne un'esigenza e portò ancor oltre, fino a sfociare da ultimo nella decisione definitiva”.