libri_28360Sul comodino

Come qualcuno ha notato, quest’anno sono in ritardo con il “comodino” di letture estive. Le ragioni sono diverse. Luglio ha lasciato pochi spiragli per immergersi fra le pagine e, in più, sto riprendendo in mano qualche libro già letto in passato. C’è però anche un altro motivo: dopo aver scorso qualche recensione, l’elenco dei titoli desiderati si è molto allungato… C’è “Per sempre” della Tamaro, “un viaggio intriso di amore e dolore”, di ricordi e di luoghi che affiorano dal passato. C’è la biografia del notissimo massmediologo canadese, Marshall McLuhan, scritta da Douglas Coupland (quello di “Generazione X”); il romanzo di Alessandro Barbero consigliato da Franco Cardini: “Gli occhi di Venezia”; “Cattedrali” di Luca Doninelli e “Cosa tiene accese le stelle” di Mario Calabresi. Guardando alle novità, mi intrigano due romanzi dai titoli simili: “Il linguaggio segreto dei fiori” (Vanessa Diffenbaugh) e “Il profumo delle foglie di limone” (Clara Sanchez). E il bel saggio di Quentin Bajac “Dopo la fotografia. Dall’immagine analogica alla rivoluzione digitale”. Non è facile decidere da dove cominciare, e forse se ne potrebbero aggiungere… qualcuno ha consigli da dare?

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Pearl (Small)La perla siamo noi
 

Non avevo mai fatto caso a un particolare (non secondario) delle due parabole che si leggono nella liturgia di oggi. Sono i brevi racconti del tesoro nel campo e della perla. Nel primo brano, l’evangelista Matteo dice che il Regno dei Cieli (cioè Gesù stesso) è simile a un tesoro nascosto nel campo, per cui vale la pena dare tutto. La seconda parabola, invece, in un certo senso rovescia la prospettiva. Qui il Regno dei Cieli (cioè Gesù) è simile a un mercante che, trovata una perla di valore inestimabile, lascia tutto il resto per averla. Se il mercante in ricerca è Dio, la perla della sua vita siamo noi, ognuno di noi.

dom_lapierre1Auguri!
 

Fra pochi giorni Dominique Lapierre, forse il più letto scrittore vivente, compirà ottant’anni. Lo leggevo qualche giorno fa in questo bell’articolo e mi sono subito venuti in mente i tanti suoi capolavori che mi sono entrati dentro. Da “La città della gioia”, il più bel libro sulla dignità e la speranza, a “Più grandi dell’amore”, non meno commovente. Passando per le grandi epopee storiche di “Gerusalemme! Gerusalemme!”, “Stanotte la libertà”, “Alle cinque della sera”, con cui si può davvero studiare il Novecento. Alla memoria sono tornate anche le tante lezioni fatte in classe con i libri e le immagini di Lapierre, il viaggio a Bologna per incontrarlo, i suoi titoli  regalati agli amici più cari… uno anche fra qualche giorno!

Ave-Mary (Small)Ave Mary
 

Ci sono due piani che si incrociano nell’ultimo libro di Michela Murgia, “Ave Mary” (Einaudi). Il primo è quello che riguarda il posto della donna nella Chiesa. Partendo dalla propria esperienza, l’autrice lancia una salutare provocazione circa la parziale – o malintesa – valorizzazione delle donne nella comunità cristiana. Il loro servizio è gratuito e silenzioso, come passiva, docile e remissiva è la figura “mariana” a cui viene chiesto loro di ispirarsi. Non mi convincono tutte le letture storiche e culturali presenti nel libro, ma che ci sia ancora molta strada da compiere, sia nella riflessione che nella prassi, mi sembra indiscutibile. In proposito, ho trovato molto belle ed efficaci le pagine dedicate all’Annunciazione. Forse si potrebbe partire da qui. L’importante – ma non vuole essere un alibi o una cristallizzazione dello status quo – è non perdere la differenza, ossia l’originalità, del contributo maschile e di quello femminile. Che non tocca la dignità di ciascuno, e neppure si risolve in una (ri)distribuzione dei compiti. Non so cosa possa sbloccare questo processo. Mi viene da pensare che la via non sia principalmente quella “femminista”, ma quella che passa dalla crescita dell’intero laicato, uomini e donne.
 
Più trascurato nelle recensioni, ma radicale anche per quanto appena richiamato, è il secondo filo del discorso. Quello squisitamente teologico. La chiave del libro mi sembra emergere in queste parole: “Dio ha raccontato l’uomo e la donna a sua immagine, ma gli uomini e le donne a immagine di cosa si sono raccontati Dio? Tutti i credenti sono a loro modo vittime delle false narrazioni su Dio. Qui interessano soprattutto le ferite che queste narrazioni hanno causato e continuano a causare alle donne”. Mi piacciono queste parole, sia perché parlano di una verità da guadagnare (e chiedo: cosa distingue le false narrazioni da quelle vere?), sia perché mescola un po’ le carte. Gesù modello anche per la donna (sarebbe eretico sostenere il contrario) e Maria icona anche dell’uomo: lo trovo un esercizio utile da compiere… Cercare di imparare da Dio la paternità e la maternità, e non viceversa. Da lui, l’identità e la differenza. Lui, maestro di umanità. D’altronde, non smette di mettere in guardia lo stesso Benedetto XVI: “È questa una tentazione costante nel cammino di fede: eludere il mistero divino costruendo un dio comprensibile, corrispondente ai propri schemi, ai propri progetti. Quanto avviene al Sinai mostra tutta la stoltezza e l’illusoria vanità di questa pretesa perché, come ironicamente afferma il Salmo 106, «scambiarono la loro gloria con la figura di un toro che mangia erba»”.

spiga (Small)Stare al sole
 
In questi giorni di piena estate, in cui non mancano le occasioni di sosta e contemplazione, mi torna in mente una frase ascoltata diversi mesi fa: la santità è come il grano che stando al sole ne prende il colore.

155292_183269775022322_152176704798296_701607_3346722_nHarry Potter, gran finale
 

Esce oggi nelle sale l’ultimo film tratto dalla saga di Harry Potter. Dei tanti articoli usciti di recente sui giornali, consiglio questo di Alessandro D’Avenia. Trovo osservazioni simili anche nel commento che pubblica oggi “Avvenire”, a firma di Alessandra De Luca: chi ha ricevuto amore sarà sempre in grado di attraversare le avversità, chi è stato odiato fin da piccolo vivrà nel rancore. Oltre alla credibilissima architettura fantastica, credo sia questo che ha “catturato” anche me, il fatto cioè di costruire la vicenda sulle cose che più contano: l’amicizia, il sacrificio, la ricerca della propria identità e vocazione, il bisogno di maestri. E, soprattutto, di sognare.

Non ha deluso le aspettative la giornata a La Verna, ospiti delle Suore della Sacra Famiglia, per ricordare il pellegrinaggio in Polonia dell’agosto 1991. Alcune persone riviste dopo tanto tempo, una cornice incantevole e tantissimi bambini! Le diapositive di allora hanno fatto la loro parte, certo è stato molto curioso spiegare ai più piccoli che cosa fossero…
 
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