471_cattolicami1Coincidenze e ricordi

Ho appreso qualche giorno fa dal giornale della morte di un professore universitario di cui frequentai le lezioni una ventina d’anni fa. La notizia non mi ha sorpreso: ricordo che già allora, non più giovane, appariva abbastanza debole di salute. Mi ha però portato il ricordo di aule affollate, pomeriggi invernali, montagne di dispense, filosofi di cui in seguito non ho sentito più neppure il nome… Lo stesso giorno, la domanda di una giovane maturanda mi ha convinto a frugare fra le carte di allora, e in particolare fra le righe del Diario del pensatore danese Soeren Kierkegaard. Mi si è subito aperta davanti una pagina sulla “contemporaneità” di Cristo, che è il tema di fondo di un convegno che ci impegnerà parecchio nei prossimi mesi. Un dono inaspettato. Forse certe lezioni universitarie bisognerebbe ristudiarle vent’anni dopo…

1179699296Nella solitudine
 

Entri, e sei solo. In apparenza, almeno. Perché c'è Dio. Da dove venga non so: forse lo portavi già con te quando sei entrato. Oppure lo ha suscitato la solitudine.  
 
Da giovane venne rinchiuso in una casa di correzione; poi si arruolò nella Legione straniera dalla quale, però, disertò per rifugiarsi negli ambienti più depravati di Parigi, vivendo di espedienti e finendo non di rado in carcere. Da questi bassifondi egli, comunque, estrasse la materia delle sue opere che generarono scandalo, ma nello stesso tempo furono per lui come una riabilitazione, perché nelle miserie che egli descriveva si intravedeva un'ansia di innocenza e la letteratura diventava una sorta di riscatto e di trasfigurazione delle esperienze più sordide. Stiamo parlando dello scrittore francese Jean Genet (1910-1986) e dal suo Funambolo abbiamo tratto una suggestiva nota spirituale autobiografica. Il soggetto è impegnativo, Dio. Eppure si presenta in un orizzonte comune e quotidiano, quello della solitudine. Chiudi la porta e sei lì, solo, coi soliti mobili, con la polvere, l'abbandono e il silenzio. Ecco, però, la scoperta: Dio ti ha preceduto ed è davanti a te; ti attendeva. Certo, ci può essere il sospetto che sia la solitudine stessa a crearlo. Ma egli è presente e infrange la desolazione dell'isolamento. Ricordiamo che anche Cristo suggeriva di entrare nella propria camera, venendo dalla piazza, e di chiudere la porta, per incontrare Dio nel segreto (Matteo 6, 5-6). Il grande filosofo e credente francese, Pascal, era convinto che buona parte delle nostre sventure e della nostra miseria nasce dall'incapacità di rimanere da soli nella nostra stanza almeno un'ora al giorno. «Spiegami, Amore, quello che io non so spiegarmi», pregava la scrittrice Ingeborg Bachmann, quand'era «sola, senza avere né donare nessun affetto». Ieri scrivevamo che la solitudine è il campo da gioco di Satana, ma è anche uno dei crocevia principali per incontrare Dio e il proprio io intimo e profondo.
 
Gianfranco RavasiAvvenire, 14 giugno 2011

orologioIl tempo è amore

Ieri pomeriggio, leggiucchiando qua e là durante il viaggio, mi hanno colpito due riflessioni di autori assai diversi, convergenti però nel mettere in luce il nodo centrale della vita di oggi: il rapporto (difficile) con il tempo.
  
“Grazie per il tempo che mi ha dedicato”. Come ad Alessandro D’Avenia (“La meglio gioventù” – Avvenire, 10 giugno 2011) anche a me capitava che fosse questo il grazie più frequente, quando lavoravo in mezzo ai ragazzi. “Donare tempo è l’unica forma di amore reale”, scrive il giovane prof. Condivido.
 
Poco prima avevo seguito il ragionamento di un sociologo sul fattore scatenante della rivoluzione di questi anni: “il deterioramento della risorsa fondamentale che permette agli uomini di vivere, di operare e anche di produrre beni e servizi: il tempo”. Una crisi sostanzialmente ingestibile, si aggiunge. Il problema, mi par di capire, è la scomparsa delle differenze nel vivere il tempo. grazie soprattutto ai nuovissimi dispositivi elettronici, che permettono di gestire più azioni (e di essere in più “luoghi”) contemporaneamente, saltando da un contesto all’altro con facilità, “la divisione del tempo fra lavoro, famiglia, studio,vacanza è finita”, con la conseguente “crisi della memoria” e “morte dell’attenzione”.
  
Naturalmente, data l’equazione fra tempo e vita, in questo campo ciascuno è un caso a sé. Per quanto mi riguarda, non mi sembra una cattiva idea farmi più attento al tempo, alla sua divisione, distribuzione, qualità. Ne abbiamo pochissimo? Chi ama ha sempre tempo.