book-lending-2swapLa tecnologia più rivoluzionaria della storia
 
“Buongiorno! Presentiamo il nuovo dispositivo di conoscenza bio-ottico organizzato”. Circola su YouTube un video in spagnolo davvero curioso e geniale. Riguarda una innovazione tecnologica “che rivoluzionerà il vostro modo di comprendere il mondo”. Si tratta di un dispositivo wireless, senza cavi, e dunque che non ha bisogno di connessioni. Compatto e portatile, è privo di circuiti elettrici e di batteria: può essere utilizzato in qualsiasi luogo senza la necessità di dover essere ricaricato. Inoltre, non si blocca mai e non succederà perciò di doverlo riavviare. Come se non bastasse, è anche una tecnologia rispettosa dell’ambiente: è fatto esclusivamente di materiali riciclabili al cento per cento. Devi solo aprirlo e iniziare a sfruttare le sue enormi potenzialità, il suo utilizzo è tanto semplice quanto il suo nome: book. Libro.
 
Mi veniva in mente questo ironico e incontestabile filmato mentre leggevo sull’ultimo numero di “Vita e Pensiero”, la rivista culturale dell’Università Cattolica, l’articolo in cui Giuliano Vigini affronta le trasformazioni che interessano il nostro rapporto con i libri. Il modo di leggere sta cambiando, spiega l’esperto. Grazie all’avvento dell’editoria elettronica e ai mutamenti culturali e sociali, andiamo verso un’esperienza di lettura sempre più smaterializzata ed emotiva, specialistica e discontinua. Verso una pluralità di modi e forme attraverso cui riceviamo i testi, che incidono profondamente sulla interiorizzazione e sulla memoria di essi. Il libro, infatti, non è solo una sequenza di parole che ci stanno di fronte, ma un corpo con cui si entra fisicamente, mentalmente ed emotivamente in contatto.
 
Nel mirino di Vigini c’è anche la “commercializzazione dell’esperienza”, quel fenomeno tipico della società dei consumi per cui, senza che ce ne accorgiamo, una pubblicità di scarpe non ci vende più soltanto delle scarpe; ci vende l’immagine di vita che intende trasmetterci attraverso quell’oggetto, che è poi il motivo per il quale dovremmo comprarlo. “Così è anche per i libri”, scrive Vigini. Influenzati dal marketing e dai talk-show, “stiamo assorbendo dosi sempre più massicce di paraletteratura, instant-book, autobiografie di cantanti, calciatori, attori, politici in attività o ex di qualcosa… Che non sono sempre ‘scritture a perdere’, ma in genere creano una catena di montaggio psicologica fortemente condizionante, dalla quale non è facile uscire”. In definitiva, conclude l’autore, una lettura più dispersa e dispersiva, anche questo specchio della società odierna.

9788854501621gEducazione europea
 
Ogni tanto fa bene leggere un libro come questo, in cui si incrociano la grande storia – in questo caso la resistenza polacca ai nazisti – e la crescita di un giovane che scopre l’amore, l’odio, il prezzo della libertà, la musica… L’ “Educazione europea” di Romain Gary non sarà un romanzo avvincente ma va a fondo nel mostrare di cosa l’uomo è capace ma anche di cosa è degno. Sulla guerra, tornata così improvvisamente d’attualità, porto con me le parole messe in bocca al partigiano Nadejda: “Mi auguro che la vittoria tanto vicina vi trovi tutti fraternamente uniti e che troviate in voi stessi una forza e un coraggio ancora più grandi: quelli di cui avremo bisogno per vincere senza opprimere a nostra volta e per perdonare senza dimenticare”.
 
Ancor più incisive, annoto altre due frasi. Una è quasi un ritornello ripetuto lungo l’intero romanzo: “Nessuna cosa importante muore”, una verità dichiarata, negata e poi ricompresa. L’altra non mi ha più abbandonato da quando l’ho letta: “Quando ami qualcuno, niente può renderti infelice”.
 
p.s. domenica prossima Benedetto XVI visiterà le Fosse Ardeatine nel 67esimo anniversario dell’eccidio. Sono molto legato a questo simbolo del martirio di un intero popolo: vi morirono infatti tre generali e un prete, ebrei e gente presa “per sbaglio”, ricchi e poveri…

Penia
  

Nei giorni scorsi sono tornato brevemente a Penia, tra Canazei e la Marmolada, per riposare un po’ immergendomi nel fascino di quei luoghi. “Sorpresi dalla pace”, ho lasciato scritto a Vera nel registro della splendida chiesetta gialla della “Mater Amabilis”, inzuppata di nuvole e di silenzio. E se il Pordoi era pressoché invisibile e la passeggiata verso Fuciade ci ha visto letteralmente affondare nella neve, ogni tanto usciva il sole a far brillare lo scenario incantato che ci avvolgeva. Grazie alla guida di C., la “regina della montagna”, sono stati giorni indimenticabili; non sono mancati neppure alcuni incontri “ravvicinati” con la fauna alpina, un’ampia e piacevole pagina enogastronomica e un caratteristico souvenir del tutto adatto a me: un espositore in ferro battuto per le foto più belle. A questo proposito, ecco alcuni scatti della vacanza.

 
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caffeCome nei libri di Guareschi
   

Sono le 8 del mattino in una cittadina della bassa padana, non molto lontana dal paese di Peppone e don Camillo. Entro in un bar col prete che mi ospita. Ci sediamo e ordiniamo la colazione. “Buon giorno, reverendo”. Un anziano signore saluta il mio compagno e si informa sulla salute del vescovo. “Anche lei è un prete?”, chiede a me con la brusca cordialità emiliana. Quando si allontana, non tarda la spiegazione: “E’ un vecchio ateo e anarchico, ma ogni settimana va a trovare il vescovo”. Ancora pochi minuti e ci alziamo, avvicinandoci al bancone per pagare cappuccino e brioche. “E’ tutto pagato”, ci ferma la cassiera. “Ha offerto quel signore anziano laggiù”. Davvero cose da “mondo piccolo”…

Grazie a P. e M. ho festeggiato nel migliore dei modi l’anniversario nazionale, con una serata a base di amicizia e di cultura. Indimenticabili Sant’Ivo alla Sapienza e i Musei capitolini… e le signore che vendevano i francobolli commemorativi dell’evento… Ecco qualche scatto, dalla cupola del Borromini ai palazzi imbandierati di bianco, rosso e verde.
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Matera
  

Oltre alle belle persone conosciute ieri a Matera, il breve ritorno in Basilicata mi ha offerto un altro splendido dono: uno squarcio di sole, in una giornata grigia, sul centro storico e sui “sassi”! Mentre la città si vestiva a festa per le celebrazioni di questi giorni…

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arton2869Il futuro è alla sorgente
 

È bastato il viaggio in treno di oggi pomeriggio per l’ultima opera di Erri de Luca: “E disse”, un libro scolpito come le dieci parole sulla roccia del Sinai di cui racconta il mistero. Pagine di grande intensità sono quelle sulla donna, favorita da Dio fin dalle origini: “Adam aveva dato un nome a tutti gli animali, ma non era stato nemmeno consultato per il nome dei suoi figli. Pure quello spettava a Eva”. E quelle sul sabato, con le sue limitazioni: “Tu leggi, studia, canta, prega, gioca, gusta la tavola e la compagnia…”. Non mancano le luminose e folgoranti definizioni, che costellano sempre la sua prosa essenziale: il sorriso è “il più perfetto grazie creato dalla vita”. E, verissimo: “il futuro di un fiume è alla sorgente”. Perché il futuro “è un vento che raggiunge venendo dalle spalle”.

paperoneContenitori di monete
  
 “La società del denaro non coglie la bellezza del mondo e neanche il suo affanno, riduce l’uomo a un salvadanaio che si può rompere troppo facilmente, lasciando solo dei cocci. L’uomo non merita di diventare un contenitore di monete. Questa è la follia, oggi talmente diffusa da sembrare normale. Ma non lo è”.
  
Nella prima domenica di Quaresima, la domenica “delle tentazioni”, mi colpisce questa riflessione estratta dall’ultimo libro dello psichiatra Vittorino Andreoli, “Il denaro in testa”. Una lettura utile, anche in tempi di crisi. Questi, ad esempio, i dieci bisogni essenziali dell’uomo secondo l’autore, per i quali – è facile notare – il denaro può fare ben poco.
  
1.      L’uomo ha bisogno estremo di sicurezza. Gli è necessaria a vivere, prima ancora che a vivere bene.
2.      L’uomo ha bisogno di non stare solo. Deve trovare qualcuno con cui dividere la sua avventura nel mondo.
3.      L’uomo ha bisogno di vedere la sua esistenza prolungata nei figli, in chi ha qualcosa di lui nel volto…
4.      L’uomo ha bisogno di vivere in società, una famiglia allargata in cui è tenuto in considerazione anche da chi non lo conosce.
5.      L’uomo ha bisogno di un “bilancio positivo” tra gratificazione e frustrazione. Tra ben d’essere e mal d’essere. Tra piacere e dolore, speranza e delusione…
6.      L’uomo ha bisogno di serenità e di gioia, più che di libertà. I legami necessari a vivere non hanno nulla di libero…
7.      L’uomo ha bisogno di sentirsi utile, come se fosse al mondo per qualcuno che non può vivere senza di lui…
8.      L’uomo ha bisogno di pregare. C’è bisogno di credere in qualcosa al di là del “muro d’ombra”.
9.      L’uomo ha bisogno di uguaglianza. Nessuno merita il privilegio di essere considerato superiore.
10.  L’uomo ha bisogno di giocare, per tornare all’infanzia e mostrare il bambino che è in lui…

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Ieri ho sentito, sulla bocca di don Antonio Mazzi, un’osservazione che mi ha molto colpito. Mi sembra in effetti uno spartiacque decisivo, su cui meditare: una persona diventa adulta quando dà più di quanto riceve.

quaresima%202010La Quaresima, tempo di gioia
 

Se è vero che… felici sono coloro che non perdono il senso della presenza di Dio in loro, nella loro vita.

acciaio-avalloneAcciaio
 

A tratti soffocante e infarcito di stereotipi, il libro è salvato forse dalla simpatia – non meritata – che suscitano le due 14enni protagoniste, Anna e Francesca. Non so francamente cosa mi lasci la lettura di “Acciaio”, opera prima della giovane Silvia Avallone, con cui l’anno scorso ha sfiorato lo “Strega”. Eppure l’ho letto di corsa, andando a sbattere in un finale lieve, dopo il precipitare di ogni speranza, ma un po’ scontato. Il linguaggio crudo, talvolta malizioso, non mi sembra un pregio, anche quando oggetto del narrare sono le spigolose condizioni di alcuni giovanissimi, intrappolati tra famiglie inconsistenti, periferie degradate, modelli televisivi. Aperta la finestra sul sempre più precoce male di vivere, il romanzo non lascia intravedere alcun luogo dove respirare aria fresca, se non forse nell’amicizia tra le due ragazze, sempre che non ci si illuda di potersi accontentare dei ricordi passati o di una reciproca, rassicurante, dipendenza.

bhatti“Voglio solo un posto ai piedi di Gesù”
 
Il “Corriere” di oggi pubblica il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti, il 35enne ministro “alla difesa delle minoranze” già soprannominato il “Gandhi pakistano”, ucciso ieri dai fondamentalisti per la sua opposizione alla legge sulla blasfemia. Le sue parole sono una luminosa testimonianza di fede e di amore, davanti alla quale è impossibile non commuoversi e non inginocchiarsi. Ci accompagnino ogni giorno affinché pure noi possiamo guardare il Crocifisso e i crocifissi senza vergogna. Eccone un brano.

 
“Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è stata sempre la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo… Voglio vivere per Cristo e per lui voglio morire…. Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna”.