monti_arch3L’ultimo giorno della scuola
 

Non potevo più rimandare la visione degli “appunti per un documentario” di Adolfo Conti (DocArt) sul Liceo classico “V. Monti” di Cesena. Un vero e proprio film sugli ultimi giorni di lezione nella sede storica della scuola, in piazza Bufalini. Io vi sono arrivato, da insegnante, solo nel 2002, quando il “Regio Ginnasio” aveva già oltre 140 anni di vita. Dalla fondazione nel novembre 1860 al trasloco del 2006, il film li ripercorre tutti intrecciando i liceali di ieri e quelli di oggi, diversissimi eppure così simili nel protendersi verso il futuro con quel misto di timore e di spavalderia, di sfida e di ingenuità. Così, i voti d’esame di Giovanni Pascoli spuntano fra un’interrogazione di Raggini e un compito di greco della Valgiusti; la pagella di Renato Serra tra le facce di Martina, Matteo, Maria… e Giulia, rivederla mi ha molto commosso.
 
Sottolineato da una colonna sonora splendida e inquadrature di grande effetto, c’è anche un pezzetto della mia vita fra quei gradini consumati e quelle mattonelle sbrecciate, bianche e rosse. I colleghi e i  ragazzi della terza A di quell’anno, indimenticabili, prestano il volto alle generazioni di giovani che hanno riempito le aule. Ai tanti maestri. Alle pagine di storia più gloriose e a quelle più discusse. Il lavoro di Conti è più che un monito a non perdere la memoria, è un film sulla scuola. Non di quelli che si vedono spesso in tv, farciti di caricature. Un film sulla durezza e il bisogno del sapere, l’eterno e la fugacità, il dovere e il fascino della vocazione più bella: quella di essere uomini.

Ecco qualche scatto del bel finesettimana iniziato a Loreto e proseguito nella bella terra lucana, specialmente sulle dolomiti di Castelmezzano e fra i giovani a Laurenzana. Quando fare tanti chilometri è ripagato dall’amicizia e dalla genuinità. Entrambe impagabili.

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locandina immaturi (Small)(Im)maturi
   

Sarà che da poco ho festeggiato con gli ex compagni di Liceo il 22esimo anniversario della maturità – con tanto di “Vi voglio bene” verso la fine della cena… – ma ieri sera ho proprio apprezzato “Immaturi” di Paolo Genovese: una commedia scritta e recitata benissimo, capace di strappare in continuazione risate e sorrisi (e anche qualche buon pensiero). Sì, forse Epicuro è un po’ banalizzato e qualche storia appare esile, ma se non cerchi un approfondito scavo sociologico sui quarantenni e ti vuoi divertire mescolando nostalgia e tenerezza, è la scelta giusta.

ba31067a52c2I colori del mondo
  
Approfittando della giornata mite e senza impegni, ho dedicato la mattina a una lunga passeggiata in centro. Meta principale, la mostra fotografica “I colori del mondo”, aperta ieri al Palazzo romano delle Esposizioni e contenente un centinaio di scatti, opera dei professionisti di “National Geographic”. Nelle quattro sezioni dell’allestimento – azzurro, rosso, verde, bianco – prende forma un viaggio poetico e toccante, con incursioni tra le fatiche e i sogni degli uomini. I colori della dignità.
  
Rientrando verso casa, ho approfittato per affacciarmi in San Vitale (una delle più antiche chiese di Roma), sbirciare Santa Maria di Loreto e SS. Nome di Maria (le due chiese barocche all’inizio dei Fori) e tornare a godere del “Gesù” restaurato. Ero stato ieri sera a Messa, ma posso dire di averne “avuta” un’altra stamattina: Kyrie e Gloria con la comunità cattolica rumena, letture e omelia dai padri gesuiti, e la benedizione dal papa all’Angelus domenicale…

SARAJEVO_OGGI_2 (Small)Pagine che restano
 

Ho ancora sul comodino il libro della Mazzantini; mi risulta difficile riporlo nello scaffale, a prendere polvere fra gli altri libri letti. Sfoglio e mi incollo ad alcune frasi qua e là. “La vita è questa… attimi superbi di vicinanza e poi gelide folate di vento”. Ritrovo la strage del mercato, una delle pagine più tristi ed emblematiche dell’assedio di Sarajevo: “Pensavo che Dio non ci avrebbe più lavato gli occhi”. O il rogo della Biblioteca nazionale: “Tutti quei libri custoditi lì da secoli, ridotti a uno sciame spesso di ali nere. Una terrea nevicata, in un giorno d’agosto, seppelliva la memoria degli uomini”. L’amara visione del bimbo all’obitorio dell’ospedale: i suoi occhi “non sono del tutto chiusi, resta uno spiraglio tra le ciglia. Una strada. Come un camminamento scuro tra la neve fresca”.