Douglas5Il nostro vescovo Douglas
  
Cadeva una morbida neve quel 25 gennaio di sei anni fa, quando monsignor Lanfranchi entrava come vescovo nella Cattedrale di Cesena. E i fiocchi non sono mancati ieri a Carpi, venuti a dare un'aria ancora più festosa all'ordinazione episcopale di monsignor Regattieri, che fra quindici giorni succederà al vescovo Antonio sulla cattedra di Mauro e di Vicinio. L'hanno notato in molti, ieri, ma i commenti principali erano tutti per la mitezza, la semplicità, la generosità del nuovo pastore di uomini inviato in terra di Romagna, Douglas.
  
Di queste occasioni, sono due le cose che più mi piacciono: il senso di accogienza e cordialità che si instaura subito fra le due comunità diocesane, e i numerosi segni che intessono la celebrazione. Il bastone che ricorda il salmo 22, l'anello della fedeltà, il vangelo sul capo, la croce sul cuore. Quella sensazione che ci ha fatto sentire il nuovo vescovo davvero come uno di famiglia, conosciuto da sempre, e con cui sarà bello condividere la "vita buona" del vangelo.

Rebora_SPALLAUn nulla è ciel sereno

Gli appuntamenti della Comunità di San Leolino sono sempre ricchi di scoperte e di ottimo nutrimento per la mente e per il cuore. Ieri, a Firenze, è stato così per il convegno su Clemente Rebora. E proprio Cuore è il titolo di questo suo splendido frammento lirico che, scritto quasi cent’anni fa, mi risuona dentro con serena pace e meraviglia.
 
O sciolta alla montagna
lucente verità,
o beata dei bimbi
sagace ingenuità,
o vogliosa amicizia
che cresce, se più dà!
Quando si nutre il cuore
un nulla è riso pieno,
quando s'accende il cuore
un nulla è ciel sereno:
quando s'eleva il cuore
all'amoroso dono,
non più s'inventan gli uomini, ma sono.

harry-potter-e-i-doni-della-morte-parte-I-locandina-ita-336x480Fra magia e vita eterna
  
Esce oggi nelle sale italiane l’attesissimo settimo (e penultimo) film ispirato alla saga di Harry Potter. In attesa di vederlo – presto, molto presto…  – ecco un brano del bell’articolo di Antonio Carrero pubblicato qualche giorno fa su “Avvenire”.
   
C.S. Lewis, autore delle 'Cronache di Narnia', affermava che «esiste una magia più grande di quella di stregoni e indovini». La lotta tra Aslan (figura di Cristo, il leone di Giuda) e Jadis (figura di Satana), non è una sfida tra due tipi di magia, una buona e una cattiva, ma c’è da una parte la magia oscura e innaturale della Strega, dall’altra una 'realtà' più profonda, più consistente e vera, che si rivela più vincente, cioè l’amore. Ed è quanto, modestamente, ha cercato di fare anche la Rowling con il suo Harry Potter, dove la magia più grande è appunto l’amore e non la magia oscura. Quell’amore che, come spiega il preside Albus Silente a Harry, sul finire del settimo volume, Lord Voldemort «non si dà la pena di comprendere». Egli è convinto invece di possedere tutto il potere magico possibile, ma ignora «che tutti hanno un potere che va oltre il suo, oltre la portata di qualunque magia, una verità che non ha mai afferrato». Voldemort non sa da dove viene e dove va, ma vive l’oggi costruendosi bisogni nuovi incarnando lo spirito del Faust. È l’uomo che, in fin dei conti, ha perso Dio e perciò non conosce più nemmeno se stesso. Così, egli ha una folle paura della morte (dopo la quale vede solo il nulla) e un’ossessiva ambizione a raggiungere l’immortalità! Ma un diverso senso di 'immortalità', l’autrice lo dà fra le righe del romanzo, ricorrendo alle parole di san Paolo contenute nella Prima Lettera ai Corinzi (15,26), «L’ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte», incise sulla tomba dei genitori di Harry. Albus Silente, in un luogo intermedio tra la vita e la morte, spiega al giovane mago che il vero padrone della morte non è colui che cerca di sfuggirle, ma colui che accetta di dover morire. È questo il passaggio per la vita eterna. Nel mito di Harry Potter dunque si può riscontrare una lettura sapienziale dell’epoca che stiamo vivendo. Non è il potere, non è il successo, non è la vita facile che porta alle gioie più vere e più profonde, ma la sola amicizia, il dono di sé, il sacrificio, l’adesione a una verità non costruita a immagine dell’uomo stesso.

Io_sono_con_te_06-596x398Ogni donna, miniatura dell’Eterno
  
“Ogni donna va contemplata come un messaggio dell’Eterno dove tutto è detto di ciò che davvero conta per noi. Ogni donna è quasi una miniatura entro la quale la sovrabbondanza e la sovreminenza del disegno di Dio si proporzionano alle possibilità dei nostri occhi e si fanno leggibili: ogni donna splende come l’icona vivente di tutto ciò che è amato da Dio e della nostra stessa risposta d’amore. (…) Al colmo della perfezione tutto ciò si avvera in Maria. Ma in ogni donna c’è qualcosa di lei, ogni donna possiede un frammento – spesso purtroppo oscurato e distorto – dell’avvenenza e del valore della Madre di Dio”.
 
Con ancora negli occhi le immagini del film di ieri sera su Maria, queste parole del cardinale Giacomo Biffi mi danno un brivido particolare. Un senso di meraviglia e di gratitudine infinita. Per ogni donna.

la-locandina-di-io-sono-con-te-181657_mediumLa storia della ragazza che ha cambiato il mondo
  
“Sono stata cresciuta nell’amore. Un amore che ho ricevuto senza chiedere, senza aspettare. A cominciare dal latte di mia madre”. Sono le parole di un’anziana Maria le prime battute del film “Io sono con te”, in uscita venerdì prossimo nelle sale. Ma potrebbero essere anche le parole di Gesù. Perché questa è in fondo la principale idea-forza del bellissimo film di Guido Chiesa (scritto dalla moglie e madre di tre figli): è dalla madre che il Nazareno ha imparato la giustizia, la misericordia, la libertà. Nessuno conosce (e forma) una persona come la sua mamma.
  
Dal concepimento di Gesù al ritrovamento nel tempio del ragazzo dodicenne, il film abbraccia gli anni più importanti per un uomo. Senza angeli o miracoli, ma con naturalezza e poesia: è questa la laicità del film. Il regista, però, non riesce a nascondere la sua conversione da una religione di precetti, tenuta ben lontana, a una fede che si nutre d’amore. Lo racconta così in un’intervista: “Quando ho iniziato a leggere il vangelo di Luca ho sentito chiamata in causa la mia ragione scettica e nichilista. E la cosa incredibile è che potevo verificare quanto era scritto nella mia vita quotidiana. Ho capito da padre cosa significa amare i figli. Ho imparato non il bene mieloso o sentimentale, ma reale, di cui si può fare esperienza seguendo Gesù. Ho iniziato a guardare i miei cari con lo sguardo che scoprivo dentro quei testi e ne ho colto la bellezza”.
  
Sono tanti i pregi del film: la scelta degli attori, il coraggio di rischiare, la voglia che suscita di parlarne. Interessante l’interpretazione dei Magi: Gesù non è un piccolo Buddha che dà segni prodigiosi fin dalla culla. Ciò che è davvero straordinario è il rapporto tra lui e la madre. E Maria incinta, poco più che bambina, è così affascinante da farsi perdonare un paio di sconfinamenti fuori dell’ortodossia. “La nascita di nessun’altra religione è tanto dipesa da una donna – spiega il regista – E poi, se Maria rompe le regole della tradizione ebraica, lo fa solo per amore, mai con violenza”.
  
“Io sono con te”, dice il titolo del film. Sono parole di Gesù nel Vangelo, coniugate al presente e declinate al plurale. Eco del Dio dell’Esodo. Ma potrebbero essere anche le parole di Maria a suo Figlio. Ad ognuno dei suoi figli.

locandinaStanno tutti bene
  
Non mi aspettavo un film così profondo e struggente. Pensavo più a una commedia, e invece ecco che il groppo in gola non ti lascia per quasi tutto il film. Il mondo visto con gli occhi di un padre. Un ruolo decisamente insolito per De Niro, che questa volta presta la sua faccia da gangster a un operaio che attraversa l’America per vedere i suoi figli. Il soggetto ricorda un po’ la bellissima “storia vera” di David Lynch. La colonna sonora è calda, nostalgica. E se alla fine, sì, “stanno tutti bene”, non è certo perché è risparmiato il dolore.