Subiaco!
Atteso lunedì per un impegno di lavoro, non ci ho pensato due volte ad anticipare il mio arrivo di un giorno, così da poter godere della rara bellezza di un luogo fra i più affascinanti e significativi. Sulla roccia ove il giovane Benedetto si ritirò a vita eremitica e nascosta, sorge oggi una vera opera dello spirito. Affreschi, scale, architetture, preghiere si sostengono e innalzano l’uno sull’altro, spuntando dal verde più fitto e più fresco come un terrazzo sull’orlo del paradiso. La vicenda di Benedetto, si sa, dovette proseguire lontano, a causa di invidie clericali, ma non prima di aver visto il seme attecchire nell’animo di molti giovani. Settecento anni dopo, anche Francesco d’Assisi passò di qui. Certe anime si attirano oltre ogni distanza di spazio e di tempo.
 
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Strozzapreti con gli striduli, tagliatelle al ragù, ravioli ai piselli. E poi castrato, coniglio, braciola… e un ottimo sangiovese. Non è stato proprio un leggero menu estivo quello di ieri sera “dalla Lina”, ma l’occasione valeva i più ampi festeggiamenti. Ventidue anni dopo la maturità, è splendido poter ritrovare vecchi amici conosciuti sui banchi di scuola. Sembrava ci fossimo lasciati appena ieri! E presto si replica…

Un po’ vecchio, invece, mi ha fatto sentire il luogo… Quanti ricordi legati a Montecodruzzo! Ritiri, tre giorni, lavori, feste, cene, chiacchierate al pozzo… e, anche ieri sera, su tutto una luna fantastica! Avrebbe meritato qualche scatto, ma mi ero già sfogato nel pomeriggio, lungo il Savio (vedi sotto), e poi bisogna che tenga qualche cartuccia per domani. Il posto è certo suggestivo…

 

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marcelIl signore delle dita
Ancora un piccolo spaccato del fascino romano. Ieri il lavoro mi ha portato in un bellissimo angolo di Villa Dora Pamphili, dove ha sede la “casa dei teatri” del comune di Roma. Un villino storico immerso fra i pini. Suggestivo e riposante.
Ma non è di questo che volevo parlare. Bensì di Marcel, il “signore delle dita”. Leggo su un ritaglio di giornale che la sua storia, dopo aver ispirato un sito internet ed essere sbarcata sui giornali di mezzo mondo, ora è diventata anche un libro. Marcel è un artista di piazza, anzi della piazza. Piazza Navona. Ad ogni ora del giorno lo si può vedere, con la sua casacca gialla e un piccolo tavolino, esibirsi… con le dita. Questa è la sua specialità: piccoli pupazzi di stoffa, mossi dalle dita, che danzano perfettamente a tempo. L’abilità e la simpatia di Marcel sono pari alla fantasia e alla cura dei dettagli. Uno spettacolo imperdibile, per chi passa da lì. Il sorriso è assicurato.

Sfidando le pessime previsioni del tempo – in larga parte errate – non ho rinunciato, ieri pomeriggio, a una breve passeggiata in centro. Un coraggio ripagato da una splendida sorpresa: il concerto della banda della marina militare! Schierati davanti al Pantheon, i musicisti hanno alternato ritmate marcette a capolavori di musica classica. Commuovendomi con “Va’ pensiero” e – il mio preferito in assoluto – l’ouverture del Guglielmo Tell di Rossini!

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img_257148_lrgCentochiodi
Da quando ho visto “Centochiodi”, qualche sera fa, spesso torno a pensare a questo film, che trovo difficile da decifrare fino in fondo. Soprattutto non mi convince l’enigmatico docente di filosofia che Olmi pone al centro della vicenda. Ineccepibili le frasi ad effetto – “Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”; “C’è più verità in una carezza che in tutti i libri” – con cui giustifica la sua ribellione alle strutture tradizionali della cultura e della religione. Evidenti anche i richiami a un Gesù anticonformista: oltre alla somiglianza il giovane “profeta”, che tanto somiglia al Nazareno, abbandona l’istituzione e brucia il suo libro (ma conserva computer e carta di credito), racconta le parabole alle persone semplici, è arrestato davanti ai suoi e “processato” sia dagli uomini di chiesa che di legge. La sua scomparsa finale, però, non ha nulla dell’offerta e della promessa. Ciò che resta è comunque dolcezza e nostalgia. Per le cose genuine e “piccole”, per le persone umili, per una vita – e una fede – senza troppi sovraccarichi. Più che tante risposte, che fatico a trovare, sono questi vibranti desideri che il film inchioda nell’animo.

getmediaL’altro non è la tua metà
Ricevo, medito e rilancio queste splendide parole di don Luigi Verdi sull’amore. Tutt’altro che cieco, sincero più che perfetto, capace di non cancellare le differenze…
La sincerità dell’amore deve essere tanto umile da lasciarti guardare nella verità e tanto misericordioso da vedere senza condannare, perché l’amore deve essere sincero più che perfetto… L’amore vero è discreto e delicato, rispettoso delle ferite e delle emozioni di ogni uomo. Mi piace chi ama una persona senza chiedersi da dove viene e verso dove va, sentendo che solo con spirito puro e libero può camminare con lui. L’amore non lega ma libera. L’altro non è la tua metà, né complementare a te, è un’identità che si realizza solo nel rispetto della diversità, nel permettere all’altro di restare di carne, vivo, senza trasformarlo in quel che tu vorresti. La gelosia, l’ansia e l’intransigenza che nascono nell’amore sono figlie di una paura che non sa vedere l’altro nella sua essenzialità e verità, nella sua luce ed ombra. Nascono dal non sapere scrutare i segreti del cuore, da un amore che non ha la forza di aiutarci a vivere, a morire, e soprattutto a rinascere di nuovo. Quando si è innamorati tutto di noi, mente, corpo e anima è unito verso l’oggetto del nostro amore. Per questo quando Gesù diceva: “Amate Dio con tutta la mente, con tutto il corpo e con tutta l’anima”, chiedeva di tornare ad amare Dio non da sottomessi o da schiavi, ma da innamorati.

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38545-538x800-336x500In bici lungo il Savio

Che splendida scoperta, questa mattina, la pista ciclabile che da Cesena scende verso Cervia! Avevo bisogno di una bella pedalata e il percorso che scivola lungo il Savio risponde a tutte le attese. Peccato non aver preso con me la macchina fotografica. O, forse, meglio così: sarei stato sempre fermo…

L’aspetto più sorprendente della gita sui pedali è che ero partito del tutto senza meta, con l’unico pensiero di infilare la pista ciclabile che passa sotto casa e seguirla per un po’. Assolata e quasi deserta – solo qualche allegra famigliola, attraenti villette e cartelli tipo “vendita ciliege” (sic!) – dopo dieci chilometri la strada ha sfiorato l’antica pieve di San Martino in Fiume. Una chiesetta semplice, ma con oltre settecento anni di storia e splendidi affreschi cinquecenteschi appena restaurati. Dove io non ero mai stato prima d’ora. Credo non sia stato il caso a portarmi lì stamattina. È così: ci sembra di oscillare senza direzione e, a un tratto, scopriamo che invece eravamo attesi.