Monopoli

Grazie agli amici del Ctg il rapido passaggio in terra di Puglia per la tavola rotonda “educare al turismo che educa” ha riservato anche una bella gita in barca. Come resistere a catturare qualche immagine ricordo della splendida giornata?

 

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delitto_e_castigoPerché tanto amore?

Delle seicento e più pagine di “Delitto e castigo”, l’indimenticabile capolavoro di Fedor Dostoevskij che ha riempito gli spazi liberi delle mie ultime settimane, ciò che più mi resterà scolpito nell’animo è una domanda che il protagonista, Rodiòn Raskòlnikov, grida nelle ultime pagine. Una domanda che è un inizio. Una domanda in cui c’è tutto. Come in certe lacrime.

“Ma perché tanto amore se io non ne sono degno?”.

tommaso180Un Dio che si può toccare (Dedicato a R.)

Domenica scorsa il vangelo era quello dell’apparizione del Risorto ai Dodici, prima senza e poi con Tommaso. Nella sua omelia, padre Ermes si immedesima con l’apostolo che chiede di toccare. Anzi no, di essere toccato.

“E’ come se lui dicesse agli altri: voi potete darmi tutte le spiegazioni, potete raccontarmi tutte le vostre visioni ma non è questa la prova di cui ho bisogno. Io voglio sentire Cristo che tocca Lui la mia vita, che entra e apre, solleva e mette voglia di andare e di abbracciare. Ho bisogno che la sua vita scuota la mia, ho bisogno di sentire che è con me, che è per me, che è mio, come dirà alla fine. L’ultima parola che ci resta di Tommaso, il gemello nostro!

Signore mio e Dio mio per due volte Tommaso ripete quel piccolo aggettivo che cambia tutto: mio, che viene dal Cantico dei Cantici: “Il mio amato è per me e io per lui” e che indica non il possesso ma l’appartenenza. Mio  perché è la parte migliore di me, mio perché mi fa vivere, mio come lo è il cuore e, senza. non vivrei, mio come lo è il respiro e, senza, non sarei.

Questa parola mi fa dolce e fortissima compagnia, io appartengo a un Dio vivo!”.