DSCF3133ffQual è?

Il giorno più bello? Oggi.

La cosa più facile? Sbagliare.

Lo sbaglio peggiore? Arrendersi.

La radice di tutti i mali? L’egoismo.

I migliori insegnanti? I bambini.

La prima necessità? Parlare con gli altri.

La persona più pericolosa? Il bugiardo.

Il sentimento più dannoso? Il rancore.

Il regalo più bello? Il perdono.

La maggiore soddisfazione? Il dovere compiuto.

La forza più potente del mondo? La fede.

Le persone più necessarie? I genitori.

La cosa più bella di tutte? L’amore!

Madre Teresa di Calcutta

02cIl giorno dell’amore è il lunedì

Ogni anno il lunedì santo il brano di vangelo è sempre lo stesso. “Sei giorni prima della Pasqua” –  precisa l’evangelista Giovanni – Gesù è a Betania, ospite dell’amico Lazzaro. Troviamo ancora Marta intenta a servire a tavola e Maria chinata sui piedi di Gesù. Ritratta, questa volta, nel gesto intimo e scandaloso di ungergli i piedi di profumo, asciugandoli con i propri capelli, sciolti per lui. “Gesù non aveva bisogno di una cena, quella sera – commenta p. Ermes Ronchi – ma di essere guardato e toccato, aveva bisogno di gesti intensi, di gratuità e di tenerezza. Ogni uomo cerca nell’altro queste tre cose: tenerezza, intensità e gratuità, cerca qualcuno che sappia toccarlo nel profondo. Sono così pochi quelli che ci toccano veramente, così bello sentirsi toccati. Chi ti sa toccare dentro diventerà tuo angelo, tuo profeta!”.

Trecento grammi di nardo puro sono una grande quantità. Un’esagerazione. Il loro valore è dieci volte superiore ai trenta denari con cui Giuda tradisce il suo maestro. Non c’è proporzione fra la misura dell’amore e il calcolo del risentimento. Fra le lacrime della gioia e quelle dell’invidia. Maria di Betania aveva capito Gesù più di tutti. È il lunedì il giorno dell’amore: quando la strada è in salita e la croce all’orizzonte. Quando non è tutta luce, e ci manca il brivido di un contatto puro. Quando i piedi sono stanchi e gli occhi gonfi. Ma basta poco per non sentirsi più soli.

Conclude padre Ermes: “A me questo racconto dice: Prendi fra le tue mani i piedi di Cristo, cioè accompagnalo passo passo in questa settimana in cui si compie il nostro destino. E impara a versare il tuo vaso di profumo, che è la tua esistenza, a versarlo giorno per giorno, goccia a goccia per qualcuno: amico o parente, povero o Dio, amante o sconosciuto. Impara a bruciare in un solo istante di tenerezza un intero patrimonio di calcoli e di tristezze. E la tua casa (cioè la tua vita, la tua esistenza, le tue relazioni) si riempirà del profumo dell’unguento, si riempirà di mani e di carezze che sanno toccare il segreto di ogni creatura”.

Ieri, complice anche la bella giornata, non ho resistito all’occasione di un pomeriggio turistico-culturale sotto la guida della bravissima Alessandra, attraverso le meraviglie del rione Monti (il quartiere più antico di Roma): da Colle Oppio a San Pietro in Vincoli fino a San Martino ai Monti, con fantastico scavo sotterraneo. Per poi godermi lo spettacolo serale di piazza San Pietro da una terrazza d’eccezione. Un ottimo modo per salutare l’inizio della Settimana più santa dell’anno.

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papa giovani 2010Cosa devo fare per vivere davvero?

Penso che lei, con la sua domanda, ci abbia dato una descrizione dell’essenziale della vita eterna, cioè della vera vita: non buttare via la vita, viverla in profondità, non vivere per se stessi, non vivere alla giornata, ma vivere realmente la vita nella sua ricchezza e nella sua totalità. E come fare?

Questo è il primo passo che dobbiamo fare: cercare di conoscere Dio. E così sappiamo che la nostra vita non esiste per caso, non è un caso. La mia vita è voluta da Dio dall’eternità. Io sono amato, sono necessario. L’amore eterno mi ha creato in profondità e mi aspetta. Poi l’essenziale è l’amore. Amare questo Dio che mi ha creato, che ha creato questo mondo, che governa tra tutte le difficoltà dell’uomo e della storia, e che mi accompagna. E amare il prossimo.

I dieci comandamenti sono solo un’esplicitazione del comandamento dell’amore. Sono, per così dire, regole dell’amore, indicano la strada dell’amore con questi punti essenziali: la famiglia, come fondamento della società; la vita, da rispettare come dono di Dio; l’ordine della sessualità, della relazione tra uomo e donna; l’ordine sociale e, finalmente, la verità.

E cercare quindi anche di compiere ciò che è l’essenza dell’amore, cioè non prendere la vita per me, ma dare la vita; non “avere” la vita, ma fare della vita un dono, non cercare me stesso, ma dare agli altri. Questo è l’essenziale, e implica rinunce, cioè uscire da me stesso e non cercare me stesso. E proprio non cercando me stesso, ma dandomi per le grandi e vere cose, trovo la vera vita. Così ognuno troverà, nella sua vita, le diverse possibilità. Tutto è importante agli occhi di Dio: è bello se è vissuto sino in fondo con quell’amore che realmente redime il mondo.

Benedetto XVI, 25 marzo 2010

codice_genesi_gCodice Genesi

Non ne ho ancora scritto nulla, ma la settimana scorsa ho visto “Codice Genesi”, l’apocalittico film interpretato da Denzel Washington e ambientato in un’America semideserta e sopravvissuta a un’ecatombe di cosmiche proporzioni. “The book of Eli” è il titolo originale della pellicola, che ha avuto grande successo negli Stati Uniti nei mesi scorsi. Il libro sacro, in effetti, è al centro della vicenda, per il resto più simile a un western o un mission impossible troppo inverosimile per catturare lo spettatore. Due cose mi sento di salvare: la fotografia, con un effetto “bruciato” di grande suggestione, e il messaggio paradossale che filtra verso la fine. Là dove il libro finisce con l’identificarsi con l’uomo.

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vasaioVasi e carezze

Della meditazione offerta giovedì scorso da padre Ermes, durante il ritiro di Quaresima, sono molti i passaggi che non dimenticherò. Due in particolare.

Il primo è l’immagine biblica di Dio come vasaio, che lavora la nostra creta senza stancarsi o perdere la fiducia. Anche quando veniamo su storti o qualcosa costringe a ricominciare, lo stesso materiale nelle sue mani dà forma a una nuova splendida opera. Non c’è nulla da buttare. Siamo sempre noi, ma il risultato è diverso. “C’è una speranza per i fragili. Io sono il primo dei paurosi.  Dio non si merita, si accoglie”.

Bellissimo è stato anche il richiamo alla storia di Elia. Nel deserto, in fuga, disperato e con la morte nel cuore, gli bastano un pane, un po’ d’acqua e una carezza (di un angelo) per rimetterlo in piedi e salvarlo.