lourdes_GLourdes?

L’11 febbraio prossimo – anniversario della prima apparizione della Madonna a Bernadette – uscirà nelle sale italiane il film “Lourdes”, produzione austro-francese del 2009 presentata in concorso – e apprezzata – alla 66esima Mostra del Cinema di Venezia. Diretto da una giovane regista austriaca, Jessica Hausner, il film racconta la storia di Christine, una ragazza paralizzata dalla sclerosi giunta al Santuario dei Pirenei insieme a un eterogeneo gruppo di pellegrini. Alle loro speranze, sofferenze, fragilità. L’irrompere dell’inaspettato fa esplodere le domande e le contraddizioni. Le tenerezze e gli egoismi. È un quadro molto particolare quello che ne deriva: per lo più, però, privo di spiritualità, freddo e provocatorio. Non per niente il film è stato premiato dall’Unione degli atei e dei razionalisti. Nonostante ciò, non è mi è dispiaciuto vedere come un non credente si confronta con Lourdes. Cosa gli appare in superficie, essendogli precluse le profondità. Alla fine – e questo è forse il pregio del film – l’interrogativo resta aperto. Un po’ poco per cogliere il mistero di uno dei luoghi più frequentati al mondo, ma abbastanza per riflettere sul proprio rapporto con il sacro, per confrontarsi, e uscire allo scoperto.

8821566978gIl profeta di Spello

Grazie a Gianni per il regalo del suo bel libro su Carlo Carretto (Gianni Di Santo, Carlo Carretto. Il profeta di Spello, ed. San Paolo). Dopo l’incontro davvero straordinario con le sue Lettere dal deserto, nei primi giorni del mio soggiorno universitario milanese, sono stati soprattutto il suo “Ho cercato e ho trovato” e le parole d’amore per la Chiesa a tenermi cara la sua figura. Ripercorso il lungo racconto della vita e della spiritualità di Carretto, nato esattamente cento anni fa, il libro regala due testi inediti. Due meditazioni offerte ad Assisi nel 1966, dopo il rientro dal deserto africano.

Leggo e sottolineo: “Il primo atteggiamento religioso dell’anima che cammina verso Dio è l’accettazione del reale, l’accettazione di ciò che ci sta intorno, l’accettazione calma e pacifica di ciò che vediamo… Il secondo segno è la mia vita. La vita è una grande lezione, è il grande segno, è il dono che il Signore ci dà anche se è così dolorosa, anche se dobbiamo piangere e abbiamo dinanzi il terrore della sofferenza”.

crocifisso casaHome sweet home

Dopo una settimana abbastanza movimentata – i “dialoghi per la città” a Cesena e il bellissimo incontro con i salesiani a Mestre – il week end mi ha permesso di concludere il trasloco e iniziare a godermi un po’ la nuova casa. A dire la verità, c’è scappato anche un salto al San Filippo Neri e una lunghissima Messa in rito bizantino, nonché un rapido passaggio alla basilica di San Paolo e una mattinata sulla “sfida educativa” con un gruppo parrocchiale di giovani famiglie qui a Roma … (intenso come week end di riposo, direi!) Ma nel nuovo domicilio non mi manca nulla: appena fuori c’è perfino la pista di pattinaggio sul ghiaccio!!!

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parcheggioLa beatitudine della malinconia

Dopo il campo estivo in Val d’Aosta, è stato bello condividere anche la due giorni invernale con i giovani di Ac della diocesi, a Fognano di Brisighella. Al termine di tante riflessioni sull’incontro di Gesù e Zaccheo, sull’accoglienza e sul bene comune, il frutto più bello l’ho trovato nell’assemblea finale di oggi pomeriggio. Davvero un grande dono e un’opportunità!

Delle molte citazioni che hanno riempito i miei sproloqui, particolarmente apprezzate sono state queste parole di Romano Guardini: "Si cerca e ci si sforza di prendere le cose così come si vorrebbe che fossero; di trovare in esse quel peso, quella serietà, quell’ardore e quella forza compiuta delle quali si ha sete: e non è possibile. Le cose sono finite. Tutto ciò che è finito, è difettoso. E il difetto costituisce una delusione per il cuore, che anela all’assoluto. […] Proprio l’uomo malinconico è più profondamente in rapporto con la pienezza dell’esistenza. […] Per conto mio, io credo che di là da qualsivoglia considerazione medica e pedagogica, il suo significato sta in questo che è un indizio dell’esistenza dell’assoluto. L’infinito testimonia di sé, nel chiuso del cuore. La malinconia è il prezzo della nascita dell’eterno nell’uomo. […] La malinconia è l’inquietudine dell’uomo che avverte la vicinanza dell’infinito. Beatitudine e minaccia a un tempo"

bioparcoTutto iniziò da uno zoo

Ci sarò passato davanti mille volte ma solo oggi l’ho visto: all’incrocio fra l’Aurelia nuova e quella antica, a due passi dalla (ormai vecchia) casa, c’è un cartello turistico. La meta “di interesse” indicata è lo zoo! Proprio così: lo zoo di Roma. Non è certo l’attrazione più famosa e importante della “città eterna”, e anche come giardino zoologico è alquanto modesto, ma ho molti ricordi legati a questo parco faunistico. Era, infatti, la prima tappa della “tre giorni” romana che immancabilmente – ai tempi di don Emilio – coronava “l’anno della cresima”. Ci sono stato per la prima volta circa trent’anni fa e poi vi sono tornato, come accompagnatore, diverse volte negli anni successivi. Ricordo ancora il gorilla, un po’ sbilenco, che accoglieva i visitatori. Le gabbie dei felini e gli elefanti. Chissà che fine avranno fatto?! Gli animali, dico, perché oggi lo zoo è diventato un bioparco molto vivace. Insieme al “LunEur”, la visita allo zoo era la sosta più ricreativa dell’intenso e attesissimo viaggio: per molti di noi, il primo senza i genitori. Il resto del tempo, infatti, era equamente diviso fra il Colosseo e il Foro romano, il Vaticano e le altre basiliche. Per finire con Villa d’Este, a Tivoli. In quel lontano giugno del 1981 non potevo certo immaginare che avrei finito per piantarci la tenda (una tenda tutta nuova, da ieri!) nella grande capitale d’Italia.

Cesena neve 2010

Con l’immagine del risveglio di ieri mattina – niente Befana, ma una coltre bianca – si concludono le vacanze natalizie di quest’anno. Giorni tranquilli e carichi di amicizia e di condivisione. Di riflessioni e letture, inviti e auguri, giochi e anche un po’ di lavoro… Per il nuovo anno, niente di meglio dell’auspicio formulato da Benedetto XVI nella festa dell’Epifania: possa il Signore concederci di essere "bambini nel cuore", di "vedere la stella della sua misericordia, di incamminarci sulla sua strada, per trovarlo ed essere inondati dalla grande luce e dalla vera gioia che egli ha portato in questo mondo".

francesca fontanaRicordando Francesca

Francesca era una ragazza d’oro. Sempre contenta della sua vita anche nei momenti più difficili. Si dedicava alla chiesa e al suo hobby preferito: la letteratura. Il 13 settembre 2006 esce il suo primo libro intitolato "Il mondo perduto". All’inizio dello stesso anno le era stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin che si è portata dietro per più di tre anni, fino alla sua morte. La porteranno sempre nel cuore la sua migliore amica Elisa, il suo migliore amico Mattia e il suo moroso Luca e tutti quelli che l’hanno conosciuta e hanno potuto vedere la luce che irradiava ovunque.

Su Facebook gli amici la ricordano così. È stato un durissimo colpo, qualche giorno fa, imbattermi nella pagina che le hanno dedicato in memoria. Non avevo saputo… Ne avrei di cose da scrivere, dopo quattro anni di lezioni che l’hanno vista sempre attenta, curiosa, disponibile, partecipe. Luce pura, indimenticabile. Non l’ho più vista dalla fine della quarta, nel giugno 2007. Ma è stata lei, un anno dopo, a inviarmi il grazie della 5E al termine della maturità… L’ultima sua email sono stati gli auguri di Natale del 2008. Si è spenta cinque mesi più tardi, il 28 maggio 2009, il giorno dopo il suo ventesimo compleanno.

“Sono fiero di lei”, scrivevo su questo blog in occasione dell’uscita del suo libro, “Il mondo perduto”. Oggi mi fermo a rileggere le sue parole: “Se una persona smette di credere, di sperare, di amare, insomma di fare tutte quelle cose che rendono le persone più umane, si rischia di morire dentro”. Ma se non si smette di credere, di sperare, di amare, non si muore neppure se il corpo soccombe alla malattia. Grazie Francesca, alunna diventata maestra.