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copj13Lieti gli abbattuti di vento

Domani, festa di Ognissanti, si legge in tutte le chiese il vangelo delle Beatitudini, inizio del lungo discorso “della montagna”. Ecco, in proposito, una pagina che mi è balzata agli occhi – e al cuore – ieri, leggendo il meraviglioso piccolo libretto di Erri de Luca, “Penultime notizie circa Ieshu/Gesù” (Edizioni Messaggero Padova, 2009).

Si mise sopra l’ultima pietra, dove la terra smette di salire e inizia il cielo. Il vento si abbassò, quando lui si fermò in piedi. L’acustica perfetta, il sole tiepido: la Galilea era un solco aperto per accogliere il seme del discorso. Nessuno scriba prendeva appunti. Erano tempi in cui le parole si incidevano a caldo nella membrana del ricordo, nel fondo delle orecchie.

“Beati” fu la prima parola, secondo la tradizione. Esordì col principio dei Salmi, molti dei quali portano la firma dell’antenato Davide. Dopo la prima parola ci si aspettava che proseguisse con il resto del Salmo 1. Ma il seguito fu un canto nuovo. Lieto il povero di spirito. Anche qui c’è differenza dall’ebraico shefàl rùah, abbattuto di vento. È un’espressione di Isaia. Indica chi è così prostrato da essere piegato a terra, con il vento del fiato che scarseggia.

Lieto l’abbattuto di vento, insieme al calpestato in cuore: come poteva essere lieto? Lieto perché il verso di Isaia dice che la divinità sta con loro. Nominava vento e cuore, cioè fiato e sangue, quello che lui veniva a risanare. Riscattava corpi e anime in fiamme dei più mortificati al mondo. Si era guadagnato credito presso la folla dei risanati, ma quello era solo un acconto dell’infermità che era venuto a guarire.

Iniziò così, con tre parole, a scuotere le fondamenta del cielo e della terra. Fu il più lungo discorso dell’uomo nuovo d’Israele… da quel momento in poi qualunque folla e qualunque persona sapeva di aver ascoltato il discorso della montagna e poteva voltarsi verso quella cima col fiato abbattuto di vento, il cuore calpestato. Per molto o per poco potrà ristorarsi e risanarsi presso quelle parole che non daranno tregua al mondo finché non saranno compiute.

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mostrasantipatronideuropaIl potere e la grazia

Grande occasione, ieri pomeriggio! La visita – guidata dal curatore – alla mostra “Il potere e la grazia”, splendidamente allestita a Palazzo Venezia. Cento opere di artisti come van Eyck, Memling, Mantegna, Del Sarto, van Dyck, Tiziano, Veronese, El Greco, Guercino, Caravaggio, Murillo, Tiepolo, provenienti dai maggiori musei europei. Un vero viaggio nel tempo, nella bellezza, nella santità. Don Alessio è stato davvero bravissimo: una lezione di storia della fede e della cultura. E del loro fecondo matrimonio. I patroni dei singoli stati europei ci sono tutti. E lo stesso vale per le intricate vicende di stato, le commoventi storie dei martiri, i profili dei giganti dalle cui spalle vediamo più lontano. Chi vive a Roma, o passa di qui, non se la perda. C’è tempo fino al 31 gennaio 2010 per due passi… nel potere della grazia.

intothewildInto the wild

È da un po’ che l’avevo nella lista delle cose da fare e il finesettimana me ne ha dato l’occasione. “Into the wild” è un film del 2007, scritto e diretto da Sean Penn, e girato nei più begli scenari americani. Protagonista è Chris-Alex, un giovane in cammino (o infuga?) lontano dalla famiglia, dalla “carriera”, da ogni legame con persone o cose. Trovo arduo dare una valutazione del film, così come non è facile definire le “terre selvagge” del titolo, certo molto più estese, o profonde, dell’Alaska, meta del viaggio agognato. Alex non è un vagabondo: ha una meta. Né un ribelle: ci sono tracce di ritorno nei fotogrammi finali. Di perdono, perfino di Dio. Tra una splendida fotografia e musiche dolcissime, tre sono le frasi che ho appuntato.

“La fragilità del cristallo non è una debolezza, ma una raffinatezza”.

“Dio ha messo la felicità dappertutto”. Ma “la felicità è reale solo quando è condivisa”.

33bigI piatti di Giancarlone

Consiglio ai romani e a chi è di passaggio. Chi fosse in cerca di un buon posto per una cena all’insegna della tradizione e della simpatia romanesca, un salto alla Piazzetta di Roma lo deve proprio fare. Da Giancarlone. Lui e la sua famiglia si faranno certamente ricordare. Come i bravissimi stornellatori di ieri sera: chitarra, voce e fisarmonica d’autore.

Ugualmente non dimenticherò la scena di poco fa in chiesa: due sposi, non fra i più giovani, si sono tenuti abbracciati per tutta la Messa. Non sarà nei libri liturgici, ma era anche questa una preghiera.

isola-del-mondo-OBrien_1Nell’isola del mondo

“Sono vecchio. Il tempo ha svelato se stesso e si è spogliato della sua pretesa d’eternità, sebbene, naturalmente, è nell’eternità che sia contenuto… Perché cerchiamo noi stessi nel ricordo, quando siamo noi stessi che diamo forma ai ricordi? La verità è che diamo forma e siamo formati. All’inizio troviamo le nostre forme inconsapevolmente, come nei primi passi di un bambino; in seguito compiamo falcate più lunghe, con segreto timore, preferendo una folla di compagni. Poi, col tempo, ci spingiamo ancora più avanti nel mondo con volontà cieca o cosciente, con buone o cattive intenzioni, soli dentro noi stessi; perché nella solitudine l’alone sicuro dell’indistinto si fa identità netta e pericolosa; poi, quando l’identità ha sigillato la propria forma, cerchiamo l’unione con altre isole, nell’isola del mondo”.

E’ la prima delle 817 pagine del poderoso romanzo “L’isola del mondo” di Michael D. O’Brien, che da questa sera mi farà compagnia al termine del giorno. La annoto qui, per la forza che emana, e per vedere quanto sarà lunga quest’immersione nell’anima del mondo.

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Fratello parroco

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“Il Signore cambia i nostri progetti e sa trarre grazia e benedizione anche nelle vicende più inaspettate. È lui che, tramite il ministero del Vescovo Antonio, ci chiama a fare insieme un tratto di strada, per costruire la Chiesa là dove ci ha posto a vivere, là dove si rinnova ogni giorno il compito di testimoniare la fede cristiana… Vivo questi giorni nella preghiera, mettendo quotidianamente la mia vita nelle mani del Signore e chiedendo che sia Lui a prendermi per mano, a guidarci tutti nella fede, nella speranza, nella carità. È la gioia di essere cristiani che vogliamo insieme condividere per crescere ogni giorno umanamente e spiritualmente”.

Don Pier Giulio Diaco