lu12Un teatro grande come una città

Spettacoli di qualità e incontri interessanti, nello splendido scenario di Lucca. Lo scorso week end ha riservato non poche meraviglie, in campo artistico, religioso… e anche gastronomico!

Ecco qualche scatto ricordo: la purezza romanica di San Cristoforo (colorata dai “Teatri del Sacro”), la Cattedrale di San Martino (con splendido labirinto nel portale), San Frediano e il suo mosaico, piazza Anfiteatro e San Michele, un ricamo di marmo da cui vegliano gli angeli.

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luccaWeek end a Teatro

Nella splendida città raffigurata qui a fianco passerò il fine settimana, per partecipare – da spettatore, sia chiaro – alla ricca e affascinante rassegna “I teatri del sacro”. Venticinque rappresentazioni inedite su figure, aspetti e storie ispirati alla feconda tradizione spirituale. Purtroppo, il mio è solo un assaggio, ma assai gradevole e gradito. È più di un anno che lo prepariamo e il successo ha già superato le attese. Pazienza per i giorni rubati al riposo settimanale: fosse sempre così il lavoro…!

cep1pServire l’uomo con gli occhi di Dio

La Chiesa in Italia è leale e costruttiva. Lo ha ribadito il cardinal Bagnasco lunedì scorso, aprendo la sessione autunnale del Consiglio permanente dei vescovi, dopo le roventi polemiche di fine agosto. Quella sull’ora di religione nella scuola – che il presidente della Cei ha escluso essere “catechismo di Stato” – e il disgustoso can can mediatico sferrato contro il direttore del quotidiano “Avvenire”: un attacco, riconosce il porporato, che “ha finito un po’ per colpire tutti noi”.

Chi si attendeva parole di fuoco e reazioni muscolari è rimasto però a bocca asciutta. La Chiesa sa bene di essere segno di contraddizione e voce scomoda, ma non per questo veste panni non suoi. La risposta ai travisamenti e alle incomprensioni di cui è oggetto passa dalla testimonianza quotidiana delle persone molto più che dai microfoni dei cronisti. La Chiesa non indietreggia e mai rinuncerà, scandisce il card. Bagnasco. A far cosa? Solo il suo dovere. Servire l’uomo. Guardare il mondo “dalla grande finestra che Cristo ci ha aperto sull’intera verità”. Cercare incontri e sintonie con quanti si affacciano nell’agorà pubblica mossi da onestà e passione.

“Niente ci è più estraneo della volontà di far da padroni”, ha proseguito il presidente dei vescovi. “Anche quando annuncia una verità scomoda, la Chiesa resta con chiunque amica”. Non vede avversari di fronte a sé, solo persone a cui parla con la schiettezza e l’interesse dell’amore. Con un credito di fiducia e di ragionevolezza offerto ma anche atteso, non preteso, verso di sé. Non è laicità autentica quella che considera la religione una presenza abusiva o sconveniente.

Non c’è bisogno di scomodare dietrologie politiche o curiali. È Bagnasco stesso che rivela i criteri  secondo cui si muovono i cattolici italiani: “servire l’uomo con gli occhi di Dio” e “gustare la grazia e la responsabilità della nostra comunione con il Successore di Pietro e tra noi”. Guardare alla vita della Chiesa senza queste lenti non può che restituire un’immagine caricaturale e sfocata.

Ci si accorge così che oltre la metà del discorso del cardinale è dedicato alla recente enciclica sociale del Papa, all’Anno sacerdotale indetto da Benedetto XVI e all’impegno educativo. È proprio questo il terreno su cui si gioca la sfida del futuro, e non solo per la comunità cristiana. Il rapporto-proposta sull’educazione appena pubblicato è un limpido esempio dell’atteggiamento di riflessione e di dialogo che caratterizza la Chiesa italiana, oggi come ieri. È il frutto maturo di quel “progetto culturale” che ben interpreta il sogno confidato dal card. Bagnasco: “Vorremmo che le nostre comunità crescessero in una fede pensata, capace di dare a tutti ragione della speranza cristiana affrontando le sfide antropologiche di questa nostra stagione”.

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alba sanbarSono spesso tornato a rileggere, in questi giorni, alcuni interessanti passaggi di “Vivere, amare, capirsi” di Leo Buscaglia. Che potrei riassumere così: vivere è cambiare. L’amore si impara. E l’uomo non è una cosa, è una meraviglia. Ecco due brevi citazioni.

Ogni libro vi conduce a nuovi libri. Ogni volta che ascoltate un brano di musica, vi introduce a diecimila nuovi brani… ascoltate una Sonata di Beethoven e siete perduti! Leggete un libro di poesie, lo leggete veramente, e siete perduti! E ci sono migliaia di cose da leggere, da vedere, da fare, da toccare, da sentire. E ognuna di esse fa di voi un essere umano diverso.

Noi pensiamo che essere adulti significhi essere indipendenti e non aver bisogno di nessuno. Ecco perché stiamo tutti morendo di solitudine. Le esperienze più grandi della mia vita le ho avute quando due vite si intersecavano e due esseri umani riuscivano a comunicare. Saint-Exupery dice: “Forse l’amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso”. Non a ciò che io voglio che tu sia, ma a ciò che sei.

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Meriterebbe ben più della mia fugace visita di domenica e lunedì. Ma poche ore sono bastate per riempirmi gli occhi delle bellezze più sorprendenti e nascoste. Il tempo grigio ha addormentato i colori, ma non ha impedito di ammirare la perfezione romanica di Sant’Abbondio (col sonno dei magi in camera tripla) e la finezza gotica della Cattedrale, la piazza-capolavoro di San Fedele e il suggestivo tempietto voltiano. E naturalmente i riflessi del lago, malinconico e misterioso come non mai.

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1170111_photographerFotografare è accarezzare

Sull’ultimo numero della rivista Feeria, voce della splendida Comunità di San Leolino (Fiesole), c’è una bella riflessione sulla fotografia (“via alla bellezza”) che non può certo lasciarmi indifferente.

Fotografare un paesaggio – scrive Bruno Meucci – è come mettere un quadro dentro una cornice. Come nell’opera del pittore, anche lo scatto nasce dalla composizione dei colori, delle figure e di diversi elementi. Non sempre fotografiamo per catturare un ricordo da portar via. Spesso lo si fa per un istinto di stupore immediato di fronte alla bellezza. “Non per catturare e possedere, ma per circondare di attenzione qualcosa che ci ha fatto rimanere a bocca aperta, per esaltare, per lodare, quasi carezzare e coprire di cure qualcosa che ci è diventato improvvisamente caro”.

La fotografia è l’amore che guarda la realtà.