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9788806200244gLa morte del prossimo

Davvero interessante e ricco di spunti il breve ma succoso saggio di Luigi Zoja, psicoanalista di fama internazionale. “La morte del prossimo” è una spietata analisi della società che si fregia di aver abbattuto i muri e annullato le distanze, mentre i vicini sono diventati sempre più lontani, tanto che esplode il bisogno di presenza umana, fisica, palpabile.

“Dopo la morte di Dio – scrive Zoja – la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell’uomo. L’uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. È orfano dovunque volti lo sguardo”.

Numerosissimi gli esempi a riprova della tesi di fondo, e non solo quelli facili forniti dallo sviluppo tecnologico. Mi colpiscono la citazione di Jung, secondo il quale è anche la sensazione a produrre pensiero, l’attenzione posta al desiderio (da educare), l’amara constatazione di Max Horkheimer: “Per i giovani d’oggi, solo la scienza è verità, perché essi confondono il vero con l’esattezza… l’amore è un fenomeno che sta scomparendo”.

“Si può invertire l’allontanamento dell’altro che ha caratterizzato il XX secolo?”, chiede Zoja in chiusura. E ancora: “Si può davvero amare o solo conoscere quel che è lontano? E la sola conoscenza mi permette, almeno, di essere giusto?”.

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sogno infinitoIl sogno infinito

Chi si è commosso con il “Il muro invisibile” troverà nel secondo romanzo di Harry Bernstein la stessa maestria narrativa, in cui le fatiche e le speranze di una vita si rincorrono come a voler avere la meglio l’una sull’altra. Io l’ho divorato, gustandone tutti gli ingredienti: la semplicità dell’infanzia, il dolore del passato, il coraggio della dedizione e la sorpresa dell’amore. Nella quarta di copertina si annuncia la terza opera dell’autore ultranovantenne. Sarebbe proprio un bel regalo. Nel suo “sogno infinito” c’è l’essenza di quello di tutti noi.

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Pila 2009


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MICHELANGELO-EZECHIELE-1510Il futuro della fede è un corpo

Un Dio che si umana non può che fare i conti con le vie dell’uomo e se i sensi descrivono l’umano, incarnarsi per il Verbo è rendere i sensi capaci di Vangelo. Dio si rivelerà alla mente, ci parlerà al cuore ma ci permetterà di incontrarlo per strade che ci sono familiari. E allora quello che abbiamo visto e udito, quello che le nostre mani hanno toccato nell’incontro con il Maestro diventano strade di comunicazione credente. Certo, per chi vede la carne dell’uomo come irrimediabile peccato, sarà dura accettare i sensi come nobile avventura per arrivare alla comprensione del vero. Per lui la carne è peccato e solo lo spirito è da nobilitare. Ma il corpo è tempio e sa parlare di Dio a chi in esso lo sa cercare. D’altronde il futuro della fede è ancora per un corpo, un corpo risorto, ma comunque un corpo.

Gennaro Matino

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Oradireligione180x150Quanta paura dell’ora di religione!

Di solito, le polemiche sull’ora di religione sbocciano in autunno. Quest’anno, si è oculatamente scelto il sole di Ferragosto per rivangare antichi risentimenti e accuse. La recente sentenza del Tar del Lazio, infatti, non mira unicamente a far sì che agli studenti del triennio superiore non venga riconosciuto alcun credito per il profitto conseguito nell’ora settimanale. Vuole far passare – per via giudiziaria – l’idea che l’Irc è un’anomalia, che poco c’entra con la scuola e che, vista l’impossibilità della sua abolizione, deve essere il più possibile emarginata e svalutata. A far risaltare l’insostenibilità giuridica e culturale di questa posizione hanno pensato molto efficacemente su “Avvenire” Giuseppe Della Torre e Massimo Cacciari. Da leggere, così come questa raccolta di commenti degli insegnanti.

Quello che io non riesco proprio a capire è la paura che l’ora di religione suscita in alcuni. Cosa c’è di ingiusto e pericoloso in uno Stato che offre, a chi lo desidera, un’opportunità formativa in più, chiedendo di conoscere e approfondire, discutere e confrontarsi temi di storia e di vita tutt’altro che secondari? Sono così astuti e perfidi i prof di religione da plagiare le coscienze? Se così fosse, il 91 per cento degli under 18 (questa è la percentuale di chi “fa” religione) dovrebbe essere quanto mai devoto e irreprensibile… Che idea hanno di scuola, di libertà, di educazione, di cultura questi paladini della laicità? E, soprattutto, dove abitano davvero l’intolleranza e la censura?