2982658Toccata e fuga nel tacco d’Italia
La trasferta salentina, anche se rapida, mi ha riempito gli occhi di belle persone e luoghi di grande attrattiva. Non posso dimenticare la splendida accoglienza che mi è stata riservata, il clima familiare e il dinamismo della comunità di Presicce. L’ottima cena “pugliese” e il fascino della “Corte dei nonni”, l’albergo nel tufo ricavato da una casa del ‘500 in cui ho passato la notte, nel cuore del rione Padreterno. A due passi, i frantoi ipogei che costituiscono la maggiore attrattiva del paese, peraltro a pochi chilometri da Gallipoli, Santa Maria di Leuca e Alessano, il paese di don Tonino Bello.
Il tufo trionfa poi nella colonna di Sant’Andrea, a cui è dedicata anche la chiesa parrocchiale. Non ho potuto trattenere il sorriso nello scorrere il “galateo liturgico”, affisso accanto all’ingresso, che invita a “non commentare l’omelia con parole o gesti” e, ricevendo la comunione, a “rispondere Amen e non grazie”. Una raccomandazione riguarda i fogli dei canti: “evitare che i bambini ne facciano delle barchette o degli aerei”. E l’attesa per la confessione: “quando ti metti in fila non massaggiare con il telefonino”.

Ieri, oggi, domani

L’indimenticabile “ritrovo” dei compagni di cammino di ieri – e di oggi! – fra i molti doni indimenticabili ha riservato anche questi grandi occhi e piccole mani…

 

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shakespeareIrresistibile amore

Non riesco a togliermi di mente una frase del sonetto 116 di William Shakespeare citata oggi a pranzo, durante un’incredibile conversazione teologica: “Amore non è amore se tende a svanire quando l’altro s’allontana”. Se non fosse così, conclude il poeta inglese, “io non ho mai scritto e nessun uomo ha mai amato”.

caritas baby hospitalTra i bimbi del Caritas baby hospital
Leggo su un lancio di agenzia che il prossimo 13 maggio, nel corso del suo viaggio in Israele e Palestina, il Papa visiterà il Caritas baby hospital di Betlemme, l’ospedale pediatrico gestito dalle suore terziarie francescane elisabettine di Padova. "Dopo la messa alla Natività – rivela suor Erika, la superiora – Benedetto XVI verrà qui da noi per una breve visita nella quale saluterà i piccoli degenti delle sezioni A e B dell’ospedale che contengono anche il reparto prematuri. Rivolgerà un saluto anche alle famiglie e agli operatori sanitari". "E’ stato lo stesso Papa voler visitare il nostro ospedale – aggiunge la religiosa – è un grande onore per noi ed anche un gesto di grande affetto per i piccoli degenti. Nel nostro ospedale abbiamo al momento 75 ricoverati, assistiti da 200 tra medici, infermieri e amministrativi. Molti bimbi appartengono a famiglie disagiate e povere. Al Baby Caritas non mandiamo via nessuno, chi può è chiamato a dare un contributo. Sarà una giornata memorabile per tutti".
Anch’io ho splendidi ricordi legati al Caritas baby hospital. Sia per la splendida accoglienza ricevuta in occasione dell’ultimo pellegrinaggio in Terra Santa, sia per l’incontro con suor Lucia (di cui scrissi qui), frizzante e dinamica direttrice del reparto prematuri. Nella regione di Betlemme ed Hebron vivono oltre 100mila bambini al di sotto dei quattro anni. La Palestina nel suo insieme ne conta più di 500mila. Per questi piccoli non esiste assistenza sanitaria garantita. Per questo il Caritas baby hospital, dal punto di vista sanitario, è una struttura irrinunciabile per la regione. E’ infatti l’unico ospedale pediatrico in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Un’oasi di pace e di speranza all’ombra dell’alto muro di cemento.

Roma da non perdere/4

Oggi a Roma si sono tenute due maratone: il tradizionale appuntamento primaverile che arriva e parte dal Colosseo, e la lunga passeggiata che ha visto me e Andrea scalare il Gianicolo e scendere a Trastevere con passo svelto ma non distratto. Abbiamo costeggiato le antiche mura Aurelie, scoperto che a Roma c’è anche un faro, sorriso davanti al monumento ad Anita Garibaldi, girato attorno al tempietto del Bramante – dove fu crocifisso San Pietro – e “preso Messa” nella più antica parrocchia romana, funzionante già cent’anni prima dell’editto di Costantino. Ci è sfuggito per poco Sant’Onofrio, dove San Filippo Neri e Torquato Tasso conversavano quattrocento e rotti anni fa. Ma la serie delle nostre uscite è ancora lunga…

small_chiesa nuova dal gianicolosmall_faro e san pietrosmall_burattinismall_panorama con quirinalesmall_altra vista dal gianicolosmall_san pietro in montoriosmall_cupoletta san pietro montoriosmall_tempietto bramantesmall_santa maria trastevere mosaico facciatasmall_piazza santa maria in trastevere

sovrana lettriceCambio della guardia sul comodino

Visto l’oggetto – un nuovo libro da leggere, ambientato per di più a Buckingam Palace – non c’è titolo migliore per il “segnalibro” di oggi. Riposto sullo scaffale “L’ordalia”, romanzo storico di Italo Alighiero Chiusano sul perenne anelito a una Chiesa autenticamente evangelica, ecco arrivare sul comodino un volume del tutto diverso. “La sovrana lettrice” di Alan Bennett è una storia lieve ed esilarante, ma con un bel messaggio sullo sfondo: la passione per la lettura. La vittima di tale contagiosa malattia è niente meno che la regina d’Inghilterra, dipinta al centro di una storia impossibile nella realtà ma capace di catturare e invogliare. Forse non un capolavoro, ma un elogio dei libri senza ombra di intellettualismo o di snobistica esaltazione.

379465_broken_glasses_2Il male

Dalla bella giornata di oggi, la prima di un interessante convegno su fragilità e comunicazione, porto con me molte belle persone, riflessioni e testimonianze. E soprattutto questa frase di Giovanni Paolo II, tratta dal libro ‘Memoria e identità’: “Il male esiste nel mondo anche per risvegliare in noi l’amore”.

190001_leather_and_no_lace_1Questione di clima
Trovo casualmente questo bell’aforisma su come si vincono tante difese o separazioni…
“Se vuoi far togliere il cappotto a qualcuno non cercare di strapparglielo di dosso, ma alza il riscaldamento”.

att_jpg.phpCarmen, ti siamo vicini

Ha fatto scalpore, nei giorni scorsi, il caso di Carmen, la bambina brasiliana ripetutamente violentata dal patrigno, che ha abortito due gemelli, suscitando reazioni durissime del vescovo locale. Merita fermarsi, in proposito, su ciò che mons. Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha scritto ieri sull’Osservatore Romano. La passione per la verità e la vicinanza amorevole a chi soffre non sono mai un’alternativa tra cui scegliere.

“Carmen rappresenta una storia di quotidiana violenza e ha guadagnato le pagine dei giornali solo perché l’arcivescovo di Olinda e Recife si è affrettato a dichiarare la scomunica per i medici che l’hanno aiutata a interrompere la gravidanza. (…) Carmen doveva essere in primo luogo difesa, abbracciata, accarezzata con dolcezza per farle sentire che eravamo tutti con lei; tutti, senza distinzione alcuna. Prima di pensare alla scomunica era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente e riportarla a un livello di umanità di cui noi uomini di Chiesa dovremmo essere esperti annunciatori e maestri. (…) Nel caso di Carmen si sono scontrate la vita e la morte. A causa della giovanissima età e delle condizioni di salute precarie la sua vita era in serio pericolo per la gravidanza in atto. Come agire in questi casi? Decisione ardua per il medico e per la stessa legge morale. Scelte come questa, anche se con una casistica differente, si ripetono quotidianamente nelle sale di rianimazione e la coscienza del medico si ritrova sola con se stessa nell’atto di dovere decidere cosa sia meglio fare. Nessuno, comunque, arriva a una decisione di questo genere con disinvoltura; è ingiusto e offensivo il solo pensarlo. (…) Ciò di cui si sente maggiormente il bisogno in questo momento è il segno di una testimonianza di vicinanza con chi soffre, un atto di misericordia che, pur mantenendo fermo il principio, è capace di guardare oltre la sfera giuridica per raggiungere ciò che il diritto stesso prevede come scopo della sua esistenza: il bene e la salvezza di quanti credono nell’amore del Padre e di quanti accolgono il vangelo di Cristo come i bambini, che Gesù chiamava accanto a sé e stringeva tra le sue braccia dicendo che il regno dei cieli appartiene a chi è come loro. Carmen, stiamo dalla tua parte. Condividiamo con te la sofferenza che hai provato, vorremmo fare di tutto per restituirti la dignità di cui sei stata privata e l’amore di cui avrai ancora più bisogno. Sono altri che meritano la scomunica e il nostro perdono, non quanti ti hanno permesso di vivere e ti aiuteranno a recuperare la speranza e la fiducia. Nonostante la presenza del male e la cattiveria di molti”.

il_curioso_caso_di_benjamin_buttonNascere vecchi, morire bambini
Chi ha apprezzato “Forrest Gump” certamente amerà anche “Lo strano caso di Benjamin Button”, una favola sullo scorrere ineluttabile del tempo non meno che sul valore della vita e sulle cose che davvero contano, a cominciare dall’amore. La splendida fotografia e l’ampiezza – oltre all’assurdità – della vicenda avvicinano le due pellicole e fanno assaporare, insieme all’amaro per le inevitabili separazioni, anche la coscienza della preziosità di ogni istante. Alla fine resta un senso di serenità e di fiducia nel futuro, di bontà dei legami e di libertà dai vincoli esteriori che potrà apparire forse troppo candido e ingenuo, ma che si possono benissimo chiedere a una storia tutta giocata sul paradosso del rovesciamento. Comunque, sembra dirci il film, non è l’aspetto che conta, né i limiti imposti dalla natura. Le rughe peggiori sono quelle del cuore. Quelle che raggrinziscono lo stupore e la semplicità.

1750-0002~Adamo-ed-Eva-PostersL’8 marzo di Dio

I nomi della prima coppia biblica sono noti come Adamo ed Eva. A ben guardare però non è proprio così. La prima creatura umana è chiamata letteralmente «l’essere umano» in ebraico ha-’adam, con l’accento che cade sull’ultima sillaba. Il termine ’adam ricorre ventidue volte con l’articolo determinativo, per cui non possiamo leggerlo semplicemente come un nome proprio, Adamo. Si tratta invece di un nome generico per cui si traduce «essere umano» o «terrestre». Infatti il termine ebraico ’adam era stato usato al capitolo primo della Genesi per designare l’essere umano: «Dio creò ha-’adam (l’essere umano) a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò» (Gen 1,26-28). In questo versetti ha-’adam comprende sia l’uomo che la donna e tutti e due sono immagine di Dio.

In Gen 2,18 leggiamo: «Poi il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto a lui corrispondente”». Dio prende l’iniziativa per cercare un aiuto a questo essere umano. Il termine ebraico ‘ezer significa non un aiuto generico ma l’aiuto o l’aiutante di importanza vitale.

Il sintagma, nella sua accezione più ampia, indica «un aiuto alla sua altezza», «un aiuto simile, adeguato». Dio vuole dividere l’essere umano, ancora indiviso e unicamente distinto dalla terra, in due parti uguali e corrispondenti. Per far ciò, Dio fa cadere l’essere umano in un profondo torpore, in una sorta di catalessi, e prende «una delle sue costole (o fianchi), e rinchiude la carne al suo posto» (2,21). Il termine tsela‘, «fianco» o «costola», segnala che questo aiuto è «allo stesso livello». La tradizione rabbinica lo esprimeva suggestivamente: «La donna non è stata tratta dalla testa dell’uomo, perché non fosse al di sopra di lui; neppure è stata tratta dal piede dell’uomo, perché non fosse al di sotto di lui; ma è stata tratta dal fianco dell’uomo, perché fosse allo stesso livello».

Dio ha diviso ha-’adam «l’essere umano» in due partner così uguali che l’uomo dà a se stesso e al nuovo essere lo stesso nome, utilizzando per sé la forma ma­schile ’ish, e per la donna la forma femminile ’isshah. Il versetto 23 afferma: «Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso delle mie ossa e carne della mia carne! Costei si chiamerà donna (’isshah ) perché dall’uomo (’ish) fu tratta».
Seguendo più rigoro­samente il testo, possiamo dire che il nome «donna», ’isshah, ricorre prima (v. 22 e v. 23) del nome «uomo», ’ish (v. 23).

Genesi 2,21-23 attesta semplicemente che l’uomo comincia ad esistere solo nel momento in cui comincia ad esistere la donna, e viceversa.

Riassunto da qui.

cameron-ivanLa “lezione” di Ivan
«Ivan era un bambino magico. Con un sorriso magico. Il suo sorriso sapeva farmi sentire il padre migliore del mondo. E certo, a volte era appena accennato, a volte era accompagnato da un piccolo rantolo… ma quel sorriso! Sapeva illuminare a giorno una camera». Le parole con cui David Cameron, il leader dei conservatori britannici, ha ricordato il figlio scomparso appena mercoledì scorso, lasciano senza fiato. Basterebbero a dire tutto sulla vita, sulla morte, sulla sofferenza, temi così attuali oggi, soprattutto nel dibattito nostrano. Ma di Ivan Cameron occorre sapere di più. Per imparare una lezione che, a sorpresa, arriva dal Paese che più ha fatto sentire la voce negli ultimi anni per l’arroganza e la sfrenatezza della sua corsa al progresso scientifico: l’Inghilterra degli ibridi e della clonazione, la nazione che non ha paura di nulla a parte dell’imperfezione dei propri figli. Ivan Cameron nasce proprio lì, in Inghilterra, in un tiepido giorno di aprile del 2002. È il primogenito di una coppia perfetta: David giovane e sorprendente volto della politica, già all’epoca quotato per la scalata a Downing Street; Samantah – che di cognome fa Gwendoline Sheffield – figlia di ricchissimi proprietari terrieri e titolare di un famoso negozio di design di lusso a Notting Hill. Ma qualcosa, nel piccolo Ivan, non va. Dai medici presto un verdetto inaspettato: il neonato è affetto da una gravissima forma di encefalopatia epilettica, ma­lattia incurabile che gli renderà la vita impossibile, impedendogli di parlare, di muoversi, di camminare.
Qui arriva la prima sorpresa: per i Cameron non è la fine. È un brutto colpo, certo, qualcosa di inaspettato e tragico, ma entrambi sono sicuri, subito: ora si va avanti, si cambia. E la coppia perfetta manda gambe all’aria la vita ‘perfetta’. La casa viene attrezzata per Ivan, Samantah smette quasi completamente di lavorare e si divide tra il bambino e lo psicologo (per sa­pere come comportarsi col piccolo, per non fare niente di sbagliato, per capire come accogliere gli altri figli che verranno), David decide di non usufruire dei suoi ‘privilegi’ e affidarsi completamente al servizio sanitario nazionale (se affronto – ripete spesso – il percorso che ogni singolo cittadino si trova innanzi in una situazione simile sarò un politico migliore, oltre che un buon padre).
Seconda sorpresa: i Cameron decidono di pren­dersi cura in prima persona del loro bambino. E questo comporta anche nutrirlo con un sondino, tutti i giorni, sistemare quel tubicino con cura nel suo piccolo stomaco: Ivan non sa mangiare da solo, e non può essere imboccato, rischierebbe di soffocare. Ci pensa suo padre, David, ogni giorno. E in giardino realizza anche una ‘collinetta sensoriale’ – come la chiama lui – dove Ivan può essere sistemato comodo, e guardare il cielo, sentire il vento. Samantah invece prepara la ‘bibbia’ di Ivan, che è il suo diario medico, in cui lei scrive come sta, ogni giorno, i suoi progressi, i suoi dolori.
La settimana scorsa la terza sorpresa, quella davvero tragica. Ivan si sente male all’improvviso, viene ricoverato, infine si spegne. La morte è l’unica barriera che la sua mamma e il suo papà non possono superare assieme a lui. «Il suo amore ci ha cambiato la vita – scrive David ai sostenitori del suo partito –.Quando ci fu detto per la prima volta quanto fosse grave la sua disabilità pensai che avremmo sofferto dovendoci prendere cura di lui ma almeno lui avrebbe tratto beneficio dalle nostre cure. Ora che mi guardo indietro vedo che è stato tutto il contrario. È stato sempre solo lui a soffrire davvero e siamo stati noi a ricevere più di quanto io abbia mai creduto fosse possibile ricevere dall’amore per un ragazzo così meravigliosamente speciale, e bellissimo». Una lezione che lascia senza fiato la Gran Bretagna, e il mondo intero.
(Avvenire, 5 marzo 2009)
Da non perdere è anche la rubrica odierna di Marco Missiroli: A volte la tenerezza mette le quattro frecce per salutare.

angeliAngeli

Quasi di sfuggita, nella brevità del racconto, di fronte a questa figura oscura e tenebrosa che osa tentare il Signore, appaiono gli angeli, figure luminose e misteriose. (…) Cari fratelli e sorelle, toglieremmo una parte notevole del Vangelo, se lasciassimo da parte questi esseri inviati da Dio, i quali annunciano la sua presenza fra di noi e ne sono un segno. Invochiamoli spesso, perché ci sostengano nell’impegno di seguire Gesù fino a identificarci con Lui. Domandiamo loro, in particolare quest’oggi, di vegliare su di me e sui collaboratori della Curia Romana che questo pomeriggio, come ogni anno, inizieremo la settimana di Esercizi spirituali. Maria, Regina degli Angeli, prega per noi!

Benedetto XVI, 1 marzo 2009