954193_walking_on_sandSignore, liberami

dalla tentazione di vivere felice da solo e di parlare per sentire l’eco della mia voce.

Camminando umilmente con te, il tuo amore dia vita ai miei giorni.

Valentino Salvoldi

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HungarianJewishNoi ricordiamo
“Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile”.
Etty Hillesum

GIACOMOIl Vangelo secondo Giacomo
«Io credo che Dio ci abbia creati perché ci vuole felici. E la comicità è la cosa che più si avvicina su questa terra alla felicità». Giacomo Poretti lo sa bene, perché con gli amici Aldo Baglio e Giovanni Storti di gente ne ha resa felice – perlomeno per qualche minuto – tanta. Sia travestito da circense bulgaro, da martellante Tafazzi o da avvoltoio, «Giacomino» con gli altri del trio ha proposto una comicità semplice e pulita che ha sbancato spesso l’auditel in tv e il botteghino a teatro e al cinema. E adesso il «piccolo» attore, che dal suo metro e 55 non dimostra affatto 52 anni, spiazza dedicandosi a programmi «alti» per il Centro culturale San Fedele di Milano: cura una nuova rubrica sulla rivista dei gesuiti Popoli («Il prossimo commento sarà sulla cittadinanza ai migranti», dice), organizza incontri culturali e spirituali e il 13 maggio commenterà la parabola evangelica del ricco Epulone.
È l’inizio della bellissima intervista pubblicata ieri da “Avvenire”. Consiglio vivamente la lettura. Si può proseguire qui.

einaudiDio è grande…

Dei regali natalizi ho fra le mani in questi giorni il bel libretto di Gualtiero Peirce “Il Signore è grande e non si può disegnare (perché nel foglio non ci sta)”. Un’incursione attenta e curiosa in tre scuole religiose di Roma: una cattolica, una ebraica, una islamica. I quadri, riportati fedelmente dallo scrittore-osservatore, sono gustosi e istruttivi. Le domande dei bambini, e soprattutto le loro risposte, sono di quelle da fare invidia a teologi e maestri. E mostrano una confidenza con l’Eterno così naturale e disarmante che possiamo solo sperare di recuperare da loro…

“La cosa bella, qui – scrive Elena Loewenthal su ‘La Stampa’ – è che se non ci si guarda bene intorno nella pagina, risulta praticamente impossibile capire dove siamo. Se nella scuola ebraica, in quella cattolica o in quella islamica, s’intende. I nomi dei bambini aiutano, ma non sempre. Loro, invece, che siano ebrei, cattolici o islamici, parlano un’unica lingua, in fatto di fede”. È vero, ma non perché scompaiono le divisioni fra le grandi fedi, ma perché qui si discute dell’essenziale, dei fondamenti.

E così… Seconda B, scuola elementare cattolica: «Ditemi un po’, a chi somiglia Dio?». Un paio di alunni si mettono subito al sicuro: «Alla maestra!», «Ai genitori!». Poi alza la mano Sofia, guardando dritto dritto dietro gli occhiali rossi: «Dio assomiglia a Giulio!». E con l’indice benedice il compagno che le sta di fronte, tutto rosso di imbarazzo.

obama1wIl prezzo e la promessa
L’insediamento alla Casa Bianca del nuovo Presidente degli Stati Uniti e la tregua nella Striscia di Gaza, dopo tre settimane di scontri, sembrano dare una sterzata a questo 2009 iniziato fra bombe e licenziamenti, gettando nel piatto del nuovo anno vive speranze mischiate a promesse non facili da mantenere.
Barack Obama ha giurato fedeltà alla Costituzione americana a poche centinaia di metri dai gradini da cui, il 28 agosto del 1963, Martin Luther King consegnava alla storia il suo sogno di libertà. Allora il neopresidente di origini africane aveva appena compiuto due anni; oggi tocca a lui incarnare – e soddisfare – le speranze di quella larga fetta di umanità vittima di perverse diseguaglianze e di ataviche ingiustizie. Obama ispira e merita fiducia, ma l’onda messianica che l’ha condotto al vertice della superpotenza vacillante sotto il peso della recessione economica può rivelarsi uno scomodo trampolino. E la crisi in Medio Oriente, così come i singhiozzi finanziari e industriali, non aspetteranno la fine dei festeggiamenti americani per presentare un primo, provvisorio, conto da pagare.
L’operazione “Piombo fuso”, scatenata all’ombra della Mangiatoia, lascia in bocca l’ennesima amara constatazione della debolezza diplomatica internazionale e, ancora più cocente, l’impressione che non ci sia più chi crede alla pace come a una prospettiva possibile, ancorché difficile e costosa. Dopo venti giorni e più di bombardamenti e un numero altissimo di vittime, restano gli ospedali pieni, soprattutto di bambini, le macerie di migliaia di case, mezzo milione di persone senz’acqua. L’impresentabile Hamas vede decimata la sua potenza di fuoco, ma anche rafforzato il consenso politico interno. Sul posto sono già arrivati gli aiuti italiani e presto potrebbero seguirli anche un piccolo gruppo di nostri militari. Se la ricostruzione degli edifici costerà due miliardi di dollari, quella dei diritti negati e delle famiglie devastate certamente molto di più.
“Si apre una nuova era di responsabilità”, ha annunciato Obama martedì scorso. “Ci muoveremo per porre nuove fondamenta per la crescita”. I valori spirituali, di dignità e difesa della vita, sono le più solide che si possano trovare. Promuovere la comprensione e la collaborazione tra le nazioni è una prospettiva tanto necessaria quanto affascinante. Il lavoro, la sanità e l’ambiente un banco di prova quotidiano. La paura preventiva e lo scetticismo dei cinici non conducono da nessuna parte, è vero. Ma anche l’ambizione e l’orgoglio non bastano: servono fede e fedeltà ai “doveri verso noi stessi, verso la nazione e il mondo”. Questo, siamo d’accordo con lui, è il prezzo e la promessa della cittadinanza.

1231329258810_il-y-a-longtemps7Ti amerò sempre

Ho apprezzato molto l’anteprima cinematografica di ieri sera. “Ti amerò sempre”, in arrivo nelle sale il 6 febbraio, non è un film facile. Anzi. Proietta lo spettatore dentro alcune fra le problematiche più delicate: il carcere, la famiglia, il dolore innocente, la morte… Lo fa con grande sensibilità ma anche senza troppi giri di parole. Merito della superba recitazione dei protagonisti e di alcune scelte narrative davvero azzeccate, a cominciare dal nonno taciturno e da “Piccolo Giglio”.

wall-e-poster-01Wall-e

Non nascondo che l’entusiasta recensione di p. Antonio Spadaro – “un film sulla ricerca della verità sull’uomo” – mi ha certo condizionato, ma anch’io ho trovato Wall-e, l’ultimo film di animazione della Walt Disney-Pixar, davvero poetico, metaforico, divertentissimo. La coscienza, la libertà, gli affetti sono i temi che emergono tra i cumuli di rifiuti che il robottino sistema ordinatamente. Più ancora della questione ecologica o del rapporto tra l’uomo e le macchine. Nel precedente la figura del salvatore – non dell’eroe – era toccata a un topo, qui a un netturbino meccanico sporco e arrugginito. Un bell’invito a guardare ai piccoli.