Calendario

Riuscì bene, due anni fa, l’Avventoblog, il calendario ricco di “finestrelle” giornaliere poste a segnare il tempo in vista del Natale. Proviamo una seconda edizione.

 LUCE

Alzare lo sguardo

Cominciamo da questo splendido brano, piccola parte di una lectio carmelitana. Mi ha colpito in modo particolare perché da poco ho finito di leggere – e vedere – la lunga saga del “Signore degli anelli” e vi ho trovato le stesse immagini…

Il Figlio dell’uomo viene sulle nubi mentre il nostro sguardo è fisso a terra, alle nostre opere di fango, perduto tra le lacrime della delusione e del fallimento. Quando saremo capaci di alzare lo sguardo dalle nostre misere cose per vederlo arrivare all’orizzonte della nostra storia, la vita si riempirà di luce e impareremo a leggere la sua scrittura sulla sabbia del nostro pensare e volere, del nostro cadere e sognare, del nostro andare e imparare. Quando avremo il coraggio di sfogliare le pagine della vita di ogni giorno e raccogliere i semi della Parola eterna gettati nei solchi del nostro essere, troverà pace il nostro cuore. E le parole vane, i piaceri inghiottiti dal tempo, non resteranno che un ricordo perduto perché la roccia sulla quale avremo costruito noi stessi sarà la roccia della parola del Dio vivente.

copj13Domani niente scuola
     
Non mi capita spesso, appena terminato un libro, di volerlo subito rileggere da capo. Per fissare qualche passaggio o prendere qualche annotazione. Ieri è successo. Merito di Andrea Bajani e del suo “Domani niente scuola”, il racconto della sua infiltrazione in mezzo a tre scolaresche di liceali in gita scolastica all’estero. Non è solo la nostalgia delle aule – e il ricordo delle mie “avventure educative” a Praga e Parigi – a farmi apprezzare queste pagine. Oltre ad un’ottima penna, il giovane scrittore possiede una grande vena ironica e un approccio all’universo degli adolescenti sensibile e rispettoso. Scontato che ne abbia “riconosciuti” parecchi, tra le righe, ma il libro non cede nulla ai luoghi comuni o al facile infierire sulle contraddizioni di questa età così difficile e affascinante. Ognuno tragga le sue conclusioni; per me questo è un viaggio che vale la pena affrontare. Lo dice lui stesso: si tratta di “una generazione che facciamo finta di non capire ma che, ancora prima di essere un campione statistico da commiserare o da condannare, è un gruppo di persone affacciate sul mondo disorientato degli adulti”.

Img(249)Entrata di sicurezza
    
Dopo sette anni, non l’ho trovata minimamente cambiata. VP oggi studia medicina, ma nel 2001 era fra i maturandi del “Righi” cesenate affidati anche alle mie cure. Mi ha fatto una bellissima sorpresa venerdì scorso, a Roma, insieme al suo ragazzo, anch’egli mio ex alunno. Domani ha un esame, in bocca al lupo!
    
Il tempo di prendere un caffé insieme e poi toccata e fuga in Molise per un convegno sui giovani. Belle persone e temi interessanti. Splendido anche il panorama delle Tremiti dall’alto di Campomarino e delle prime nevi sui rilievi appenninici. Nel treno che da Campobasso mi riporta a Roma, sul finestrino è scritto – in modo che sia leggibile da fuori – entrata di sicurezza. Ma come? Non era uscita di sicurezza? Deve essere ben pericoloso il mondo là fuori, se qualcuno si preoccupa di indicare dove rompere il vetro per rifugiarsi fra le braccia di Trenitalia…

fdg081115“Abbiamo ucciso la speranza”

C’è una piccola coincidenza che mi rende particolarmente sensibile e partecipe alla vicenda di Eluana Englaro: era la notte del 18 gennaio 1992 quando un incidente automobilistico la colpì così tragicamente. La stessa in cui si spegneva mio babbo, dopo una breve ma dura lotta con un male di cui oggi si parla sempre di più: la Sla.

È questo, immagino, che mi fa simpatizzare con chi, nei mesi scorsi, invocava più silenzio e rispetto, biasimando il clamore mediatico alimentato attorno al letto della povera ragazza di Lecco. Come per Welby, infatti, Eluana ha smesso di essere se stessa ed è diventata un simbolo. E, di conseguenza, anche uno strumento per battaglie di vario genere. Comprese quelle che non riguardano affatto il suo caso.

Una cosa non capisco proprio: perché sarebbe più dignitoso per lei morire lentamente di fame e sete (il cuore di Terry Schiavo ci mise tredici giorni prima di fermarsi) piuttosto che essere lasciata nelle mani amorevoli delle suore che la accudiscono con tanta dedizione?

Diceva il titolo di uno degli innumerevoli articoli apparsi in questi giorni: “Abbiamo ucciso la speranza”. È così. E anche un po’ di più: abbiamo deciso quando una persona non è più tale. E non importa se respira da sola, se apre gli occhi e alterna il sonno e la veglia, se il suo elettroencefalogramma è tutt’altro che piatto.

La cosa più paradossale, poi, è che Eluana morirà in base a una legge che ancora non c’è. Quella sul “testamento biologico”. Abbiamo di sicuro bisogno di una buona norma in materia, ma non possiamo certo darle il suo nome: altro che vittoria del “principio di autodeterminazione”, lei non ha lasciato alcuna disposizione in proposito. Né in questo caso si può parlare – parola di medici – di “accanimento terapeutico”. È solo un sondino.

Qualcuno ha scritto che non desiderare che si interrompa finalmente l’alimentazione di Eluana è specchio di insensibilità e freddezza. No, è speranza e rispetto.

OresteBenzi-Zanotti_1Star bene, senza spendere nulla
     
Fa un certo effetto prendere in mano il libro di Francesco Zanotti su don Oreste Benzi (“dalla A alla Z”) nel giorno in cui, nella sua città, Rimini, ignoti criminali hanno cosparso di benzina e dato fuoco a un senzatetto che dormiva su una panchina. “Il profumo dei piedi dei barboni – era solito dire il ‘parroco degli ultimi’ – io lo chiamo il profumo degli angeli”.
C’è un’altra frase del prete riminese, scomparso giusto un anno fa, che voglio annotare qui. Fra le tante che andrebbero scolpite nella memoria. “Gesù lo si capisce solo nella misura in cui lo si vive”, diceva. “Se vivi mettendo te stesso al centro della vita, perdi la tua stessa vita. Lo sapete perché c’è gente che sta sempre male? Perché vorrebbe il mondo tutto ai suoi piedi. Cristo non ti chiede di credere. Ti chiede di vivere. Dico spesso a tanti che vedo essere insofferenti, stare male con se stessi: perché non vi confessate? Come sto bene dopo che mi sono confessato! E non ho speso nulla”.

L’Apostolo delle genti “in concerto”
    
concertoSarà un week end caldissimo: da questo pomeriggio a domenica un convegno molto stimolante su “giovani e cultura” e domani sera, all’abbazia romana delle Tre Fontane, un “concerto spirituale” sulle lettere di San Paolo, con musica, danza e splendidi testi di padre Ermes Ronchi. Oggi “Avvenire” ne fa un’ottima presentazione. Ci abbiamo lavorato quasi un anno! Chi non ha la fortuna di essere a Roma può vederlo in diretta su Sat2000 (canale 801 di Sky o digitale terrestre) alle 21,00 di domani. Consiglio vivamente di non perderlo…