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article.5745.2Ricordi e pietre miliari

    

Il 1 ottobre di 40 anni fa moriva a Monaco di Baviera il filosofo e teologo italo-tedesco Romano Guardini. È una figura che mi è molto cara, perché è sul suo pensiero che mi sono laureato 15 anni fa… Ricordo ancora bene il fascino che subito avvertii accostando le sue pagine, specialmente le lettere e le conferenze su temi filosofici e pedagogici. I suoi interessi spaziavano dalla letteratura all’antropologia, dalla liturgia all’etica… per non parlare degli incontri per i giovani a Rothenfels.


Qualche mese fa, riprendendo in mano la tesi di laurea, mi colpì la decisione con cui parlava dell’indissolubilità fra Gesù e la Chiesa, nella vita, non solo nel pensiero… Oggi lo ricordo con tre belle citazioni. La prima, notissima, è tratta da L’essenza del Cristianesimo: “Il Cristianesimo non è una teoria della verità o una interpretazione della vita. Esso è anche questo, ma non in questo consiste il suo nucleo essenziale. Questo è costituito da Gesù di Nazareth, dalla sua concreta esistenza, della sua opera, dal suo destino”.

La seconda è un invito alla comunicazione vera, profonda, capace di “salvare” l’altro: “Quando il mondo intero si preclude una via d’uscita, si irrigidisce, si fa tetro e fascia l’uomo come un carcere, la parola abbatte questo carcere, eleva dalle tenebre alla luce e fa manifesto ciò che era conchiuso. Essa rende capaci di mettere le cose in chiaro e di superare se stessi" (da Il testamento di Gesù). La terza, infine, era particolarmente suggestiva per un giovane: “Solo dall’accettazione di sé parte una via che conduce al vero futuro, per ciascuno al proprio” (da Accettare se stessi).

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Raffaele arcangeloGuarisce l’amore ferito
  
Oggi il calendario ricorda i santi arcangeli: Michele, Gabriele, Raffaele. E’ una festa che mi è molto cara, soprattutto perché sono diversi gli amici che portano i loro nomi (auguri a tutti!).
  
Dei tre, mi colpisce in modo particolare la figura di Raffaele. Racconta di lui il piccolo, splendido, libro biblico di Tobia. Egli è il guaritore. Ma non è solo la cecità che Raffaele viene a togliere. Dice Benedetto XVI: “Egli guarisce la comunione disturbata tra uomo e donna. Guarisce il loro amore. Scaccia i demoni che, sempre di nuovo, stracciano e distruggono il loro amore. Purifica l’atmosfera tra i due e dona loro la capacità di accogliersi a vicenda per sempre”.

S._Caterina_da_SienaIl guscio e il frutto
 
“Voi avete avuto il guscio della fede. Adesso avrete il frutto”. Mi colpisce profondamente questa frase che la biografia romanzata di Louis de Wohl mette in bocca a Santa Caterina da Siena.
 
Ci possono essere due livelli di vita di fede: quella che non riesce a penetrare – e a godere – al cuore del Dono. Sbatte contro la sua durezza, o ha paura di andare oltre. O magari si accontenta delle sue pratiche, perché il “di più” non è per lui.
Per avere il frutto, invece, bisogna rischiare, non temere di farsi male. Non recitare o accomodarsi. O, semplicemente, essere così umili da fare come dice. Ciò che sconvolge è vedere persone che neanche immaginano che, dentro il guscio, ci sia un dolcissimo frutto.

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Abbazia_Tre_FontaneTre Fontane

   

È fuori dai circuiti dei turisti e anche di gran parte dei pellegrini ma l’Abbazia trappista delle Tre Fontane, a due passi dall’Eur, è uno dei luoghi più affascinanti di Roma. Ci sono tornato questa mattina per incontrare padre Gerard. Con ogni probabilità terremo qui il “concerto spirituale” in memoria di San Paolo che inaugurerà il “progetto culturale giovani”. E quale luogo migliore di questa imponente basilica romanica, sorta accanto al luogo del martirio del grande Apostolo? C’è tutto: il silenzio, la semplicità, l’accoglienza.