984336_petuniaSacro Cuore
   
Quella cosa unica che abbiamo coscienza di essere la diventiamo solo nell’amore.
  
Solo l’amore può metterci nella nostra vocazione e darci il sentimento di un valore infinito di tutta la nostra vita e di ogni singola azione.

Dopo quattro giorni di full immersion

ass_ceiUna Chiesa proiettata fuori dal tempio, e la cui figura simbolica è il sagrato, ossia un luogo di incontro e di accoglienza, di orientamento a Dio e al prossimo. E’ l’immagine di comunità cristiana su cui, lunedì scorso, il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, ha imperniato l’introduzione all’Assemblea dei vescovi. Un discorso, il suo, dallo sguardo lungo: gettato in avanti sulle dinamiche sociali e culturali, sul Paese e oltre.

La visione tipica di un uomo spirituale ma non disincarnato, che riconosce la Provvidenza all’opera anche oggi, tanto da definire meravigliosi i tempi che stiamo vivendo e da smascherare chi, funzionale al consumo e allo spettacolo, si accontenta dei sotto prodotti e delle mezze misure.

L’aula del sinodo, ampia conchiglia che ogni anno accoglie i vescovi per cinque giorni di intensi lavori, fa da cassa di risonanza alle preoccupazioni ma soprattutto alle speranze degli uomini di fede, e non solo. Non è un parlamentino-ombra, così come è tutt’altro che un’invasione di campo la progettualità politica dei credenti. Perché, ha ricordato Bagnasco, partecipare al dibattito pubblico in nome del vangelo, accettando le regole della democrazia, non può essere interpretato come una minaccia alla laicità delle istituzioni.

Sbaglierebbe anche chi pensasse, sulla scorta dei titoli dei principali giornali, che i vescovi italiani si incontrino per elaborare strategie politiche o inviare messaggi ai governanti di turno. In Vaticano, nei giorni scorsi, si è parlato di educazione delle nuove generazioni e di dialogo interreligioso, del sostegno economico alla Chiesa, di crisi alimentare globale e di impegno per la riduzione del debito ai Paesi poveri. Si è levata la voce dei vescovi stranieri, spesso provenienti da terre travagliate, e di quelli che operano sul terreno scottante della difesa della dignità dell’uomo, che sia nato in Italia o altrove.

Nell’emiciclo affacciato sulla basilica di San Pietro domina il nero delle vesti episcopali. Le macchie di colore qua e là sono le magliette dei numerosi giovani invitati all’Assemblea. All’educazione dei nostri ragazzi i vescovi hanno dedicato un ampio spazio dei lavori. “Non li giudichiamo, vogliamo piuttosto dare loro fiducia. Il problema dei giovani sono gli adulti”, ha esordito il cardinale Bagnasco, sottolineando come il loro smarrimento non cancelli una profonda domanda di autenticità e di autorevolezza.

Non ne possono più delle “passioni tristi” offerte loro da una società che anestetizza le coscienze. Fra 50 giorni, a Sidney con papa Benedetto, lo grideranno al mondo intero.

Il segreto di Cristo
  
corpus dominiE’ davvero da incorniciare il commento di padre Ermes Ronchi alla solennità liturgica del Corpus Domini, che si celebra domenica prossima, pubblicato oggi da “Avvenire”. Eccone un ampio, toccante, stralcio.
   
Il mio Dio è così, conosce i senti­menti, sa la paura e il desiderio, ha pianto, ha gridato i suoi perché al cielo, è stato rifiutato dalla terra. Per questa sua fragilità è il Dio per l’uomo, con il suo dolore è il Dio per la vita mia fatta di germogli a­mari.
Quasi un Dio minore, ma è solo così che diventa il «mio» Dio. Non si può giungere alla divinità di Cristo se non passando per la sua umanità, carne e sangue, corpo in cui è detto il cuore, mani che im­pastano polvere e saliva sugli oc­chi del cieco, lacrime per l’amico, passioni e abbracci, i piedi intrisi di nardo, la casa che si riempie di pro­fumo e di amicizia, e la croce di sangue.
I verbi ripetuti quasi in una incan­tatoria monotonia – mangiare, be­re – sono innanzitutto il linguaggio della liturgia del vivere, di una Eu­caristia esistenziale, della comu­nione totale con Cristo. «Nella co­munione il cuore assorbe il Signo­re e il Signore assorbe il cuore, co­sì i due diventano una cosa sola» (Giovanni Crisostomo). E tu sei fat­to vangelo. E se sei fatto vangelo senti la certezza che l’amore è più vero dell’egoismo, la pietà più u­mana del potere, il dono più divi­no dell’accumulo.
Io mangio e bevo il mio Signore, quando assimilo il nocciolo vivo e appassionato della esistenza di Ge­sù e mi innesto sul suo tronco che è il suo modo di vivere. Chi fa pro­prio il segreto di Cristo, costui tro­va il segreto della vita. A questo mi conduce l’Eucaristia domenicale, dove il sublime confina con il quo­tidiano, l’infinito con il perimetro fragile del pane e del vino, là Dio è vicino a me che temo la solitudine e il dolore. Se solo lo accolgo, tro­vo il segreto della vita.

Appuntamento sul Sacro Monte
  
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Non ci sono mai stato ma l’incontro di oggi mi ha proprio invogliato a farci un salto… Varallo infatti ospiterà a metà giugno il festival artistico “Imago Veritatis” (qui il sito della manifestazione), un evento che fin dal titolo si propone di rivivere lo spettacolo dell’arte sacra come un’esperienza spirituale. E nella splendida località in val Sesia non c’è solo la realizzazione plastica, pittorica e architettonica, delle scene evangeliche della passione di Cristo, ma anche una fusione toccante fra natura e cultura, contemplazione e riflessione. Ciò che l’iniziativa presentata oggi si propone: condurre le emozioni, i sensi e la ragione a un’immersione nella bellezza. Sul “Sacro Monte” non sarà difficile.

Juno
    
juno-topEra da tempo che mi incuriosiva vederlo; mercoledì sera ne ho avuto l’opportunità. “Juno”, film americano uscito nelle sale un mese fa ma lungamente annunciato, ha ripagato appieno le mie aspettative. È una pellicola piacevole e vivace, non priva di spunti di riflessione e – nonostante lo slang colorito – di dolcezza. Vederlo poche ore dopo aver saputo della 14enne siciliana uccisa da tre coetanei perché incinta, mi ha fatto un effetto particolare. Al centro della storia, infatti, è un’adolescente che si scopre all’inizio di una gravidanza del tutto indesiderata. Più che un manifesto contro l’aborto, che pure non ne esce bene, il film lancia un appello a favore di un’educazione affettiva e responsabile dei nostri ragazzi, i quali – è la frase più bella in bocca a Juno – hanno bisogno di vedere che è possibile amare ed essere amati per sempre. Oltre a questo, molti altri sono gli argomenti che potrebbero innescare un interessante dibattito, tra i giovani e con loro. Se fossi stato a scuola, mi ci sarei buttato proprio volentieri…

Pagine di ieri e di oggi

9788804448709gSollecitato dall’anniversario dell’uccisione di Aldo Moro ho trovato, nella libreria di casa, un libro che uscì poche settimane dopo quel tragico 9 maggio 1978. E’ una sorta di diario con la cronaca e i commenti dei 55 giorni di prigionia, firmato da Gustavo Selva e Eugenio Marcucci: “Il martirio di Aldo Moro”. Un’interessante immersione nel clima di allora, non priva di interrogativi e spunti di riflessione.

Ugualmente, credo che riprenderò in mano tra breve il romanzo in cui Dominique Lapierre racconta la nascita dello stato di Israele: “Gerusalemme, Gerusalemme”. Mercoledì prossimo, infatti, ricorrono i sessant’anni della sua costituzione, fin dall’inizio macchiata di sangue. Su come in Israele ci si sta avvicinando all’anniversario vale la pena leggere qui un interessante articolo di Giorgio Bernardelli.

Leggere per vivere

presentazione_fani (Small)Per un appassionato di letture come me i giorni scorsi sono stati ricchi di “segnalibri”. Prima la presentazione del saggio su Fani e Acquaderni (vedi foto sopra e breve descrizione del libro sotto), poi una visita alla Fiera del libro di Torino (qui la motivazione). Che splendida immersione!

In mezzo a tante pagine mi sono immediatamente tornate in mente le celebri parole di Gustave Flaubert: “Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere”.