Viaggio in Sardegna
  
x16959In vista del breve viaggio in Sardegna di questi giorni, come ormai è abitudine, ho cercato un libro che ne svelasse un po’ il volto. E, in questo caso, chi meglio di Grazia Deledda, l’appassionata scrittrice autodidatta, unico premio Nobel femminile della nostra letteratura? Così, mi sono tuffato ne “La madre”, romanzo drammatico del 1919.
Sono bastate poche pagine per apprezzarne lo stile, affascinante e misterioso come questa terra. E per sottolineare un paio di brani. “Amare, essere amato; non era questo il regno di Dio sulla terra? E il suo petto si gonfiava ancora al ricordo. Perché tutto questo, o Signore? Perché tanta cecità? Dove cercare la luce?”, si chiede la donna. “E’ tempo di svegliarsi presto la mattina – è la vibrante omelia del figlio prete, Paolo – e di lavarsi e di mutarsi di abito ogni giorno”.
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Lettera dall’inferno

betancourtOltre sei anni fa, il 22 febbraio 2002, Ingrid Betancourt, giovane donna franco-colombiana candidata alla presidenza del Paese sudamericano, veniva rapita dai guerriglieri delle Farc. Da allora ad oggi pochissime notizie sono trapelate sulle sue condizioni. Le ultime sono allarmanti. Alcuni compagni di prigionia, liberati una mese fa dalle armate rivoluzionarie, hanno riferito che “è molto malata, completamente spossata fisicamente e moralmente. Soffre di epatite b, è vicina alla fine”. I due ex ostaggi hanno anche denunciato il trattamento inflittole dai paramilitari: “riversano la loro rabbia su di lei, la trattano senza pietà. Ingrid è costantemente incatenata, sempre circondata da persone che non le rendono certo la vita facile”.

È una vicenda straziante, che penetra in profondità: soprattutto grazie alle pagine di una lettera, trovata nelle mani di alcuni ribelli, in cui Ingrid scrive alla madre e ai familiari. Pubblicata da Garzanti il mese scorso, col titolo: Lettera dall’inferno a mia madre e ai miei figli, è una delle più alte e intense pagine che io abbia letto. A stento si trattiene la commozione e la preghiera.

“Vivo o sopravvivo – racconta di sé – su un’amaca tesa tra due pali, ricoperta da una zanzariera e da una tenda che fa da tetto e mi lascia pensare che ho una casa. Ho una tavoletta su cui metto le mie cose, cioè il mio zaino con i miei abiti e la Bibbia, che è il mio unico lusso. È  tutto pronto, così possiamo partire di corsa. Qui niente è di qualcuno, niente dura, l’unica costante sono l’incertezza e la precarietà. In qualunque momento, possono dare l’ordine di fare i bagagli, e ciascuno di noi deve dormire in fondo a qualunque buco, sdraiandosi ovunque, come gli animali”.

Le sue parole entrano dentro, cambiano il modo di guardare gli altri. “Ti scrivo tutto questo affinché tu lo conservi nell’anima, mio adorato Babu”, dice al figlio. “Ti ho sempre amato, per il figlio che sei e che Dio mi ha dato. Il resto, sono solo formalità”. Del marito confida che “i momenti più felici della mia vita portano il marchio del suo amore, della sua presenza, della sua personalità, della sua vitalità, i nostri figli ci illuminano… Solo l’amore può spiegare quello che siamo, lui e io. Non sono convenzioni né rituali mondani, è lo spirito dell’amore di Dio, che dona a tutti senza condizioni”.

Molti altri brani resteranno incisi nella mia memoria. Di questa lettera dall’inferno scritta da un’anima piena di paradiso.

Le Castella
  
castella
Una sola immagine, quella dell’alba sul mar Ionio, per ricordare il bel week end calabrese. Il titolo non è un errore, ma il nome del paese in cui sono stato splendidamente accolto. I gusti e i sapori, purtoppo, riesco solo a farveli immaginare…

Ciao Chiara
   
a Rocca di Papa2Si è spenta questa notte, circondata dai suoi moltisimi amici, Chiara Lubich, la fondatrice del movimento dei Focolari. Una figura di prima grandezza della Chiesa italiana fin dagli anni Quaranta, dotata di una fortissima carica spirituale e promotrice di una straordinaria opera di evangelizzazione e di dialogo. Ha affascinato, coinvolto, indirizzato a Dio milioni di persone in nome dei più semplici e veri dei messaggi: l’unità è il segno dell’amore. È la nostra vocazione e compito.
Ricordo molto bene il primo incontro con lei, il 1 maggio 2000 a Rimini. Da allora si sono moltiplicate le occasioni e le lettere, insieme alla consapevolezza che era maturo il tempo per una nuova e più profonda collaborazione tra le diverse realtà ecclesiali (qui il suo intervento all’Assemblea straordinaria dell’AC e qui la cronaca di un significativo colloquio).
La ricordo con infinita ammirazione e affetto, grato di averla conosciuta e essermi un po’ scaldato al suo fuoco vivo. I tanti amici focolarini continueranno ad essere, anche per me, riflesso della sua purissima luminosità.

Appunti verso la Pasqua

il-tradimentoE’ impossibile scegliere fra le molte belle riflessioni proposte ieri al ritiro di Quaresima dal cardinale Angelo Comastri. Forse quella più forte è stata una delle ultime appassionate frasi (quasi) gridate al microfono: “Il peccato è male perché ci fa male. Dio non manda nessuno all’inferno; siamo noi che diventiamo inferno”. O paradiso.


Lunedì scorso si è ottimamente laureata V. Ieri sera è passata in “pensionato” con una valanga di dolcetti sardi. Le dedico questa frase, appena letta, di Frank Tibolt: “Se vuoi essere felice per un giorno dai una festa; per due settimane, fai un viaggio; per un anno, fai un giardino; per la vita, trova uno scopo degno”.