Il muro invisibile
   
626_ilmuroinvisibileUn crescendo di intensità e di coinvolgimento, che arriva a far riflettere e a commuovere. È quanto ho sperimentato con “Il muro invisibile”, romanzo chiaramente autobiografico del 97enne Harry Bernstein. Con gli occhi di un bambino fra i quattro e i dodici anni, l’autore ci immerge con sé in un sobborgo industriale nell’Inghilterra del primo Novecento, in cui più della guerra a portare scompiglio è l’amore. Il teatro del racconto è una strada: due file di case, da cui le famiglie cristiane e quelle ebraiche si osservano, si affrontano, si aiutano, si attraggono. Solo apparentemente spettatori degli eventi quotidiani, come dei drammi, che animano la strada, al termine della lettura ci si trova ad annuire davanti alle sagge parole di Bernstein: “Sono poche le regole o le leggi che non vengono infrante quando le circostanze lo richiedono, e rare le distanze troppo grandi per non essere percorse”.
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Foglioline

anglesd-bonsaiMi era capitato di ricevere in dono un fiore (una volta dai miei studenti), ma un albero mai… E invece, sabato scorso, gli amici della Presidenza diocesana di Ac hanno scelto un bonsai per manifestarmi il loro affetto. Un piccolo, affascinante alberino bisognoso di cure e di attenzioni. Come ognuno di noi. È un bellissimo segno, cui cercherò di essere fedele.

Sono molti i segnalibri che il poco tempo non mi ha consentito, nei giorni scorsi, di fissare: la nascita del piccolo Simone, il battesimo di Nicola, altri particolari preziosi dell’Assemblea di Ac, vari incontri e letture… tutte foglioline fresche da custodire e far crescere. Grazie.

Pervoceloro

Se qualcuno desiderasse conoscere il mio pensiero sulle sconcertanti e paradossali vicende di questi giorni, culminate nell’annullamento della visita di Benedetto XVI all’Università “La Sapienza” di Roma, trova un paio di riflessioni qui e qui.

922636_jaqueIl segnalibro di oggi, invece, vorrei dedicarlo a questo. È una nuova finestra aperta dallo stupore e dalla grazia dell’amicizia. Un luogo per condividere la voce e gli occhi, le emozioni e i pensieri. Qualche piccolo dono c’è già. Altri arriveranno. Non lasciamoli soli.

In ascolto
     
200701081215fetoSi fa un gran parlare di aborto in questi giorni. È un bene: si tratta di una realtà cui non ci si può fare l’abitudine. Mi colpisce, però, quanto sia difficile cercare un dialogo su questo tema senza che subito si alzino i toni, piovano accuse, si profilino strumentalizzazioni. Se è vero, come credo che sia, che c’è ampia convergenza sul considerare l’aborto sempre in qualche modo una scelta dolorosa e non superficiale, non è un bene tentare di far sì che ce ne sia il meno “bisogno” possibile?
Un caro amico mi ha passato ieri una copia della “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci. Il libro ha più di trent’anni, ma le domande sono sempre quelle: mettere al mondo un figlio, perché? Il tuo cuore batte dal diciottesimo giorno: potrei buttarti via? Quando incomincia la vita? L’aborto è un diritto? E nascere? “Cosa darei, bambino, per rompere il tuo mutismo, penetrare nella prigione che ti avvolge e che avvolgo, cosa darei per vederti, ascoltare la tua risposta!”. Ascoltare la vita, sì, forse è questa la cosa più importante da fare prima di tutto.

Cartolina dalla Terra Santa

jerusalem_3Grazie a Silvia, una bella immagine di Gerusalemme e uno splendido pensiero di Charles de Foucauld: “L’imitazione non si può separare dall’amore: chiunque ama vuol imitare, è il segreto della mia vita; ho perso la testa e il cuore per questo Gesù di Nazareth e vorrei passare la mia vita nel cercare di imitarlo per quanto posso nella mia debolezza”.

Post Christmas
   
offcandleChe atmosfera particolare, questa mattina. Ci si è messa anche la nebbia, mai vista così a Roma. Sarà per questo che, poco fa, mettendo via qualche ritaglio e piccolo gadget natalizio, mi sono sentito preda di due sentimenti contrastanti. Da una parte, lo spirito di serena intimità, di vicinanza e affetto per molti, di intatta novità che ogni anno ci è affidata nei giorni di Natale. Ripensavo alle feste appena trascorse come ad una promessa, uno spazio tutto da riempire con il meglio di sé, con semplicità e follia infantile. Dall’altra, però, ecco affiorare la chiara sensazione di aver fatto poco, di aver sciupato occasioni, ceduto alla stanchezza. Non è solo un senso di fragilità personale; manca qualcosa di comune, e non solo a Natale.