“Siamo fatti di Dio”

benigniMi era successo anche l’altra volta, cinque anni fa, di commuovermi ascoltando Benigni alle prese con la Divina Commedia. Merito del testo ma anche dell’attore, capace di buttar là frasi che restano scolpite nel cuore. “Anche chi non crede che siamo fatti da Dio, non può non negare che siamo fatti di Dio”. E ancora: “Essere vivi significa capire che dobbiamo scegliere”. E che dire del riferimento continuo al vangelo? Del valore delle radici cristiane? Della splendida esegesi dell’incontro fra Gesù e la donna? “Cristo ha dato un nome ad ogni povero: il suo. Ogni povero si chiama Cristo”. È vero che il poema dantesco, se penetrato in profondità, ci cambia. “Dopo avere letto la Divina Commedia, gli altri li vediamo non come persone, ma come scrigni di un enorme mistero”. E che la chiave di tutto è riempire d’amore la nostra libertà. “Siccome siamo liberi, Dio dà agli uomini quello che hanno scelto”. L’amore, sì. Alla fine è questo l’essenziale. “Se sbagliamo il rapporto col sesso e con l’amore, sbagliamo tutta la nostra vita. I lussuriosi sono quelli che hanno scelto il buio degli istinti”. Perché “quando ci innamoriamo sentiamo dentro di noi la scintilla dell’eternità”. La scintilla? Un’esplosione!

L’anima dell’amicizia
   
amicizia_baci_ronchi_226m52Ermes Ronchi è un religioso dei Servi di Maria dalla penna particolarmente profonda e raffinata. Vedo su Avvenire di oggi che sarà lui, nei prossimi mesi, a commentare in pagina i vangeli festivi. Ogni giovedì.
Poco dopo, eccolo nuovamente. Scorrendo le novità delle Edizioni Paoline, l’occhio cade su “I baci non dati”. I protagonisti sono Bernardo di Chiaravalle, Francesco d’Assisi, Teresa d’Avila, ma non è un volume di teologia o spiritualità, bensì un libro sull’amicizia. Strano, vero? Invece, spiega padre Ermes, “i grandi monaci, i santi poeti, propongono un nuovo progetto di umanità. Da loro affiora una pienezza del vivere, la bellezza di un cuore plurale, dove umanità e santità coincidono”.
Ecco perchè i più famosi cantori provenzali finirono in monastero: “La lingua dei trovadori ha fame della sovrabbondanza d’amore: per questo l’inevitabile approdo per molti di loro è l’abbazia”.
Meritano un’attenta lettura queste pagine, racchiuse sotto titoli come: la polifonia del cuore, l’archivio della gioia, fame di sentimenti forti. Perché “se l’amicizia tra uomo e donna – che sia al contempo appassionata, fedele e libera dal retaggio dell’atto sessuale – sembra quasi irrealizzabile, proprio in questo punto di connessione tra amore e sessualità i monaci poeti possono portare un annuncio alternativo, una parola che viene da altrove, all’uomo e alla donna d’oggi”.

Mamme
   
madonna di loretoBreve passeggiata “artistica” anche ieri. A fare da pezzo forte è stata la Madonna di Loreto, il capolavoro di Caravaggio conservato nella basilica romana di Sant’Agostino. Un’opera a suo tempo rivoluzionaria e ancora oggi di grande impatto, con quei piedi sporchi in primo piano e la Madonna che esce di chiesa. (Qui una bella lettura del dipinto).
Davanti a quella inedita rappresentazione del pellegrinaggio, mi è parsa azzeccata l’omelia di S. Agostino distribuita in fondo alla navata. “Non bisogna mettersi a cercare dove sia il Figlio – scriveva il vescovo di Ippona – perché nessuno può trovare un luogo dove non sia. Chi vuole cercare, cerchi piuttosto di essere con lui. Essere con lui, questo è il massimo bene”.
A pochi passi, la veneratissima statua della Madonna del parto e, in fondo alla chiesa, la tomba di Monica, madre di Agostino. Non è difficile riconoscerla dietro alle sembianze dell’anziana donna in ginocchio sulla soglia. È nascosta dal marito, quasi fuori dal quadro: le mamme non si mettono al centro, si accontentano di poco spazio. Parlano gli occhi, più che la bocca socchiusa: uno sguardo e un sorriso che sono già preghiera.

Macchie di vita

macchiaioli02Non poteva che essere al Chiostro del Bramante la mostra dei macchiaioli: in via della pace. Perché questo è il sentimento che mi ha preso, ieri, fermandomi un po’ davanti alle opere di Fattori, Lega, Signorini. Una corrente di vera poesia, tra natura e vita quotidiana. La “macchia”, caratteristica dei realisti toscani (e un romagnolo) dell’Ottocento, non è solo una tecnica espressiva, ma una scelta di vita. Carattere, sentimento, verità: sono le parole chiave dell’esposizione. Le lenti che permettono di vedere dentro i dipinti, di entrare in contatto con lo spirito caldo e narrativo degli autori. E c’è anche una grande tensione sociale dietro i loro colori. Un rigore etico, una nota perfino spirituale.

finestre e foglieDavvero imperdibile. Tanto più che, per raggiungere il Chiostro, ci si deve immergere in uno degli angoli più affascinanti di Roma: dietro a piazza Navona, nascosto tra le botteghe degli antiquari e le edere rampicanti, c’è un mondo tutto da scoprire.

L’amore basta
  
flower_4L’amore basta e salva l’uomo.
Chi ama è un cristiano
         Joseph Ratzinger

Su ali d’aquila

piper-sunset-smChe sarebbe stata una Messa un po’ particolare lo si è capito subito. Nel vedere don Virgilio circondato da così tanti chierichetti. Hanno voluto salutarlo così i suoi amici: rimettendosi quelle vesti bianche che fino a un anno fa avevano spesso vestito insieme, la domenica mattina.

A San Bartolo c’erano anche i suoi genitori, ancora in attesa di una bara da oltreoceano. Del tragico incidente di Luca hanno parlato la televisione e i giornali, in Italia come in Texas (qui il servizio della Cbs). Ma ha detto molto di più Francesco, concludendo il breve saluto al termine della liturgia: “così giovane e già esperto di cielo”. Hanno la stessa età, 19 anni. È dura non veder tornare un amico. Chissà cosa pensava Jenny, qualche anno in più e un brevetto come pilota di elicotteri in tasca. Seduto accanto a lei a Messa, non so cosa si dicesse, ma cantava. “Perché ai suoi angeli da dato un comando: di preservarti in tutte le tue vie. Ti porteranno sulle loro mani, contro la pietra non inciamperai. E ti rialzerò, ti solleverò, su ali d’aquila ti reggerò, sulla brezza dell’alba ti farò brillar come il sole, così nelle mie mani vivrai”.

Lasciatevi rapire

rapitoDalla breve puntata milanese sono rientrato con diversi volumi. Non ero ancora sul treno e già avevo preso in mano “Rapito. Quaranta giorni con i ribelli, una vita nelle mani di Dio” (ed. Emi), il libro intervista dei giornalisti del Pime in cui padre Giancarlo Bossi racconta la drammatica esperienza di prigionia sull’isola di Mindanao. E non solo: parla della sua vocazione, della missione, dell’incontro con il Papa e i giovani all’Agorà di Loreto. C’è lo scenario complesso e incandescente delle Filippine e ancor più la straripante, evangelica umanità di questo missionario che sfiora i due metri di altezza. Il titolo, infatti, va ben oltre il sequestro dei mesi estivi: “Prima che gli uomini di Abu Sayyaf – ripete padre Giancarlo – a rapirmi sono stati la radicalità del Vangelo, l’amore per Cristo e la passione per i poveri. Per questo ai giovani dico: lasciatevi rapire da ideali grandi!”.