Holyween
    
holyweenCome Fils de Vie, segnalo anch’io questa bella iniziativa delle sentinelle del mattino, legata alla festa dei santi. È davvero una notte misteriosa quella che apre la grande solennità. Il mistero di un filo teso tra cielo e terra, fra il tempo e l’eternità. Logico che incuta timore. Non c’è bisogno, però, di zucche o maschere per esorcizzare la paura. Basta un pizzico di fede, come mostra la straordinaria normalità dei santi, a punteggiare la notte di stelle che orientano.

Verrà, forse già viene…
  
Fra tre giorni cade il cinquantesimo anniversario della morte di Clemente Rebora, grande poeta del Novecento, considerato un maestro da autori del calibro di Montale e Pasolini. Lessi, e mi colpì molto, qualche anno fa, una raccolta di pensieri e scritti sul Natale. Sia prima che dopo la conversione. Alla soglia di questo snodo fondamentale sta quella che è forse la più bella delle sue poesie: “Dall’immagine tesa”. Un’opera sul desiderio, fuoco interiore, grandezza e pace nostra.
   
rebora1Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
 un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire;
verrà, se resisto,
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

Straordinario!

rataE pensare che, qualche anno fa, mi era anche venuta voglia di imparare un po’ di più a cucinare…

Sorpreso dalla gioia

sorpreso dalla gioiaLeggo su un quotidiano della ristampa di un libro cui sono molto legato. “Sorpreso dalla gioia” (Jaca Book), autobiografia giovanile del celebre scrittore irlandese Clive Staples Lewis. Quello delle cronache di Narnia e delle lettere di Berlicche, per intenderci. Quello di cui ho sempre mostrato lo splendido ritratto cinematografico ai miei studenti: “Viaggio in Inghilterra”.

“Lewis, l’anticristiano che sposò la gioia”. Il giornale intitola così la recensione, con un felice gioco di parole. Perché Gioia, anzi Joy, era proprio il nome della moglie di Jack, come si faceva normalmente chiamare il docente di Oxford, grande amico e collega di Tolkien. Fu un matrimonio tardo e molto particolare, cui l’irrompere della malattia diede ancor più intensità e dolcezza.

lewis1_bIl titolo del libro, annota il recensore, ricalca un verso di Wordsworth: “Sorpreso dalla gioia, impaziente come il vento”. “Il mondo ci stringe da vicino”, scriveva il poeta inglese, sensibilissimo osservatore della realtà. E ancora: “Il bambino è padre dell’uomo”. Sarebbe d’accordo anche Lewis, per cui l’incanto, la magia, è parte stessa della realtà. Come scrive in “Diario di un dolore”, struggente confessione dopo la morte di Joy: “Questo è uno dei miracoli dell’amore: che esso dà – a entrambi, ma forse soprattutto alla donna – la capacità di vedere al di là dei suoi incantamenti, ma senza che l’incanto scompaia. Vedere, in qualche misura, come Dio”.

Solo accanto?
  
la ragazza del lago“Non c’è nessuno che comprenda veramente la sofferenza degli altri. Nessuno che ne condivida sinceramente la gioia. Si crede sempre di andare uno verso l’altro e invece si cammina soltanto accanto”. Sono considerazioni amare quelle di Schubert, cui Ravasi dedica il suo odierno “Mattutino”. Difficili da condividere, ma anche da smentire.
  
Proprio ieri sera ho visto un film che potrebbe dare ragione alle parole del musicista. “La ragazza del lago” presenta storie di dolori che si sfiorano, di fragilità presenti dappertutto, in ogni famiglia, nei piccoli centri come nei grandi, e che emergono solo quando sfociano in tragedia. La pellicola va molto oltre il giallo che viene raccontato, e nonostante l’angoscia che ti prende nei primi minuti, lascia un forte retrogusto di speranza. È un film sul “non giudicare”, sulle ferite nascoste, sul saper vedere un sorriso anche dietro allo sguardo interrogativo di chi ti non ti conosce più.

Appunti di viaggio
   
torre pisaGiorni di viaggi, questi ultimi. E quindi di incontri, di scoperte, di pensieri. Da Pistoia a Pisa (con breve sosta nella piazza dei miracoli, ineguagliabile ma non unico gioiello della città), da Nonantola a Poggio Mirteto. L’abbazia del modenese è uno scrigno adagiato nella bassa padana: basta un’occhiata alla cripta, una selva di 64 colonnine di marmo, e alla preziosa biblioteca per innamorarsi di questo crocevia di storia e fede. Anche la Sabina si è rivelata una piacevole sorpresa. Davvero il posto adatto per qualche giorno di riposo. L’invito è partito, chissà che non si possa un giorno realizzare. A due passi, poi, c’è Farfa, altra abbazia ricca di suggestioni. Pensavo poco fa: a scuola ero l’incaricato per i viaggi di istruzione. Non è cambiato poi molto, anzi…

Chi pensa al bene comune?
    
pistoia settimana socialeSono ormai in partenza per Pistoia. Qui e a Pisa si terrà, fino a domenica, la “Settimana sociale dei cattolici italiani”, un’iniziativa nata esattamente cent’anni fa e oggi dedicata al "bene comune". Non so tanto cosa aspettarmi da queste giornate, per lo più di ascolto. Certo mi piacerebbe che non fosse un ritrovo di ex-qualcosa o una platea in cui sfogare i propri sentimenti “contro”. Il governo, i sindacati, l’altro schieramento, la globalizzazione… Sarebbe bello tornare a casa con un piccolo bagaglio di idee nuove per il nostro Paese: proposte circa le politiche del lavoro e della famiglia, la scuola, l’economia, lo scenario internazionale…