I miei tesori

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L’amore è un piatto

a-tavola-con-DioSarà l’orario – non mi sono ancora abituato a cenare dopo le otto, come usa qui a Roma – sarà l’amicizia con l’autore, fatto sta che appena l’ho avuto in mano non ho potuto attendere per iniziare a mangiare. Pardon, a leggere.

“A tavola con Dio” è l’appetitoso volumetto in cui Gianni Di Santo racconta il suo viaggio alla scoperta di gusti e sapori di una tradizione antica e nascosta, ma senza la quale poco si capisce della nostra fede e della civiltà in cui siamo imbevuti. C’è il desiderio-bisogno di cose buone e genuine, dietro queste pagine. Una mistica della semplicità e concretezza. Non la rincorsa alla moda divenuta business del’enogastronomia “monastica”.

E se è vero, come afferma Erri De Luca nella prefazione, che non siamo solo ciò che mangiamo, ma un po’ più complessi di così, è vero anche che Dio, per renderci come lui, ci chiede prima di tutto di sederci a tavola in sua compagnia.

Capolavori d’annata
   
sette sposeOggi la mia mamma compie gli anni. Oltre al regalo “ufficiale”, una radiosveglia, ho un’altra piccola sorpresa per lei. Quando ho visto in vendita il dvd di “Sette spose per sette fratelli”, non ho resistito alla tentazione e l’ho subito aggiunto al pacchetto. Non si contano le volte che, da bambino, eravamo tutti riuniti davanti alla tv a ridere dei sette semplici boscaioli protagonisti di un moderno “ratto delle Sabine” western. Prodotto quando mamma aveva 18 anni, questo musical è un classico. Le canzoni, in particolare, sono di quelle che una volta entrate in mente non ne escono più… Sarà bello rivederlo ancora insieme.
Una grande sorpresa è stata vedere, nella confezione del dvd, l’annuncio della prossima uscita: “Brigadoon”, altro musical hollywoodiano in cinemascope. Lo vidi una volta sola, a 11 anni, e mi è rimasto stampato nella memoria. Tanto da desiderare molte volte di rivederlo, ma senza mai averne la possibilità. La magia di questo paesino scozzese, che torna a vivere ogni cento anni, mi aveva letteralmente catturato. Dopo più di venticinque anni, non mancherò all’appuntamento.

La luce
 
luceTrovato su un calendario nell’ufficio di amici:
  
Senza l’invisibile
non vedremmo nulla,
saremmo completamente al buio
  
                                       Christian Bobin

Un altro blog!

back schoolSi raddoppia! L’avevo in mente già da un po’, ora è giunto il momento di farlo diventare operativo. Dopo questi segnalibri virtuali per le pagine più belle della vita reale, apro in questi giorni anche un’aula virtuale, in cui accogliere i miei alunni e quanti sono disponibili a riflettere e discutere un po’ insieme. L’indirizzo è www.oradireligione.splinder.com

Ieri sono stato a scuola e, fra un “prof, ci ha abbandonati…” e l’altro, mi ha fatto molto piacere l’assalto dei ragazzi. Oggi ci torno: non si libereranno tanto facilmente di me…

Nuove liturgie

ipermercatoLi hanno chiamati in mille modi: le cattedrali del consumo globale, i “non-luoghi” del duemila, le città dello shopping. Sono i super-iper-mega store, gli ipertrofici centri commerciali di cui ormai sono piene le nostre città e campagne. Questi scatoloni dalle dubbie architetture sono saliti all’onore delle cronache nei giorni scorsi, all’indomani dell’omelia del Papa, durante la visita pastorale in Austria, sul tempo libero ridotto a “tempo vuoto” e la domenica diventata la conclusione “senz’anima” di un week end  di evasione.

Visto che “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, l’unica arma cui ci si può affidare è quella dell’(auto)ironia. Come fa Andrea Rossi su “La Stampa”, in una dettagliata e inconfutabile descrizione della domenica tipo del consumatore medio italiano, sotto il titolo: “Shopping per l’anima”. “Si infilano dentro che non è ancora mezzogiorno”, attacca il giornalista. “Indaffarati, il sudore che si appiccica sulle magliette, lo sguardo ansioso di chi ha inutilmente fretta… A suo modo è diventata la domenica di molte persone. Tutto là dentro, da mattina a sera”.

Rito iniziale: il parcheggio. “Si ammassano nei vialetti alla ricerca del pertugio non ancora conquistato: la prima battaglia della giornata. Sbucano fuori dalle vetture già sudati, spingono passeggini, tengono per mano i bambini. Varcano le porte del ‘tempio’ accolti da un getto d’aria condizionata che mette i brividi. E lì si disperdono”. Comprare non è più una semplice necessità, è uno stile di vita.

Il pellegrinaggio continua col pranzo – in uno degli innumerevoli locali a disposizione: self service, fast food, pizzeria, ristorante messicano, tailandese, vegetariano, bioenergetico – un salto all’area bambini per lasciare i pargoletti e magari godersi poi un film nella multisala adiacente. Il tutto in una bulimia di negozi, luci, musiche, video, carrelli, palloncini, percorsi guidati che finiscono inevitabilmente alle casse. Ci potresti passare tutta la vita, senza mai uscire.

Così, gli spazi della festa finiscono col coincidere con quelli destinati al commercio e al consumo, e tutti si trasformano in luoghi di transito, finalizzati alla celebrazione del prodotto. Quante facce in adorazione davanti a quelle distese di scaffali, in cui milioni di personalità si incrociano senza mai riuscire a entrare in relazione. “In effetti – conclude Rossi – non si parlano mai, se non per un timido «mi scusi», quando si urtano in una delle tante file. Ma la loro domenica trascorre così. Là dove «c’è tutto»”. Altro che Messa in latino… sono queste le nuove liturgie festive.