Note di vita

mozartCurioso l’ultimo libro di Eric-Emmanuel Schmitt: una sorta di autobiografia scritta sulle note di Mozart. Con tanto di cd allegato. La musica del geniale compositore di Salisburgo, morto a 35 anni, fa da colonna sonora al filo di eventi, affiorando qua e là tra un’esperienza e una crisi, un traguardo e un lutto. È un dialogo: lettere da una parte, sinfonie dall’altra.

Tra un allegro e un adagio annoto alcune parole: “Si mugugna invece di pregare, si brontola invece di meditare. E non si adora più niente”. Anche questa è musica per le mie orecchie. E ancora:

Accettare l’inevitabile tristezza. Consentire l’aspetto tragico dell’esistenza. Non irrigidirsi nei confronti della vita negandola. Smettere di sognarla diversa da com’è. Abbracciare la realtà, quale che sia.
Mi stai regalando la saggezza di dire “sì”. Strano questo “sì”, quando il mio secolo, la mia formazione intellettuale e le nostre ideologie mi offrono l’illusione di essere forte sfoderando un “no”.
Stasera mi sono perdonato. Perdonato di non avere il potere di cambiare l’universo. Perdonato di non saper competere con la natura quando ci distrugge. Perdonato di avere come unica arma la mia compassione.
Stasera mi sono perdonato di essere un uomo.
Grazie.

Astinenza

“A che serve privarsi di polli e di pesci e poi addentare e divorare i fratelli?” (Giovanni Crisostomo).

Quaranta giorni di meditazione sull’amore

A leggere il messaggio per la Quaresima appena iniziata, sembra questa l’idea di Benedetto XVI circa il modo migliore di trascorrere il “tempo forte” per eccellenza. Un’idea, in verità, molto diversa dall’interminabile sequenza di penitenze e privazioni che spesso domina l’immaginario collettivo. Non si fraintenda: di dominio di sé e sobrietà c’è un gran bisogno nella società del narcisismo più sfrenato. Un po’ di digiuno, poi, non può che far bene a un’umanità gonfia di chiacchiericcio vuoto e obesa per le indigestioni di banalità.

CROCESarebbe un peccato però ridurre la Quaresima a qualche fioretto, tipo quelli che si propongono bambini. C’è di più, molto di più. Papa Ratzinger lo dice in questa lettera sull’amore, due cartelle dattiloscritte in cui tornano i temi su cui un anno fa costruì la sua enciclica programmatica. La prima opera quaresimale, scrive, è guardare la croce di Gesù, perché qui si rivela l’amore di Dio, che è insieme eros e agape: dono gratuito e forza che unisce l’Amante e l’amato.

Sull’amore, pochi giorni fa, Benedetto XVI ha scritto anche una lettera ai giovani: la loro “giornata mondiale” cade proprio alla vigilia della Pasqua. Non è casuale tanta insistenza, nel momento in cui si diffondono forme deboli e contraffatte di amore, e questa parola è violentata, svuotata. La tenacia della Chiesa nel difendere la famiglia va letta in quest’ottica, nell’invito cioè a riconoscere che c’è un fondamento che precede ogni struttura umana: l’ordine dell’amore, impresso da Dio alla creazione tutta.

Dicono i cristiani d’Oriente che lo scopo della Quaresima è quello di educare il nostro cuore. Potrà sembrare strano ma è proprio a questo che tende il digiuno. Quando non è una semplice dieta dopo una lunga fila di eccessi, l’astinenza dal cibo è la preghiera di un corpo che dice a Dio: il tuo amore mi basta.

Digiunare è nutrirsi di vangelo e carità. È dare segnali che si è davvero liberi. Ecco il digiuno che il Signore vuole, ammonisce il profeta d’un tempo: spezzare ogni dipendenza, dividere il pane con l’affamato, portare in casa i senza tetto. Sulla stessa scia si collocano gli antichi Padri del deserto: è meglio bere vino con umiltà, dicevano, che bere acqua con orgoglio. Ed oggi il papa teologo: il cammino quaresimale, per lui, conduce a “combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona, ed alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono”. Cominciando con quel miracolo alla portata di tutti che è il perdono.

Devastante

“Se non esistesse un Dio per me sarebbe una cosa devastante”. Mancava pochissimo alla campanella quando C., una ragazza di seconda, se ne è uscita con questa frase, davanti ai suoi compagni. Non è una persona particolarmente religiosa, ricordo anzi alcuni suoi interventi piuttosto critici in passato. Non credo proprio frequenti una parrocchia. Il dialogo che ne è seguito è stato per forza breve e disordinato. Ma è bastato per risvegliare qualcosa, a cominciare da me.

Indimenticabile

Ci sono certe scene che restano fisse nella memoria, film simbolo di una stagione di vita, sorrisi che si riaccendono insieme ai ricordi. Oggi il mio pensiero è volato qui. Per me resta un mito.

A proposito di coppie di fatto

Delle molte parole lette e ascoltate in questi giorni sul riconoscimento alle convivenze, le più pacate e convincenti mi sono sembrate quelle del vescovo di Piacenza, Luciano Monari.

“Il motivo per cui non riusciamo ad accettare i pacs, o similia, come nuova figura giuridica non è etico, ma politico. Non diciamo: le convivenze sono contro la morale cattolica e quindi siamo contrari a riconoscerle giuridicamente. Diciamo invece: le convivenze sono rischiose per il bene della società e per questo siamo contrari a una loro legalizzazione. Perché riteniamo che un riconoscimento giuridico delle convivenze sia contrario al bene della società italiana? Perché un tale riconoscimento diminuisce e deforma la posizione della famiglia nel sistema sociale. Il ragionamento procede in questo modo: la famiglia svolge una funzione preziosa e delicata nella costruzione del benessere della società. Qualsiasi scelta che indebolisca questa funzione è pericolosa e va soppesata con attenzione. Ora, la scelta di legalizzare le unioni di fatto colloca la famiglia in una condizione di oggettiva debolezza. Attenti, quindi; c’è il rischio di tagliare il ramo su cui siamo seduti”.