La più grande povertà

Mi ha molto colpito un episodio raccontato, poco fa, da uno dei relatori a una tavola rotonda sull’ambiente. Si tratta di un’osservazione fulminante di un giovane africano in visita nella nostra città. Imbattendosi per strada in un anziano che parlava da solo, il suo commento è stato: “In Africa non ho mai visto un uomo tanto povero da non avere neanche una persona con cui parlare”.

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Donne che vivono di Dio

MRosa046Una presenza provocatoria. Scomoda. Chiuse nei loro monasteri, dietro a grate secolari, le monache di clausura ci parlano col loro silenzio. Un silenzio carico di forti provocazioni per l’uomo affannato e disperso di oggi.

Ogni anno, il 21 novembre, festa della presentazione di Maria al Tempio, la Chiesa alza il sipario che nasconde questa presenza ai nostri occhi, più assuefatti al lampeggiare televisivo che alla penombra delle absidi e delle cripte abitate da queste donne fatte preghiera. C’è un dato sorprendente che le riguarda. Non usano strategie di marketing religioso, né investono in promozione, eppure aumenta il loro appeal verso i giovani. Le vocazioni alla vita contemplativa, infatti, crescono con percentuali maggiori delle altre forme di consacrazione. Fuga dal mondo? Difficile definirle così. Le puoi perfino incontrare su internet, nascoste dietro a “grate elettroniche” da cui ascoltano, consigliano, accompagnano. Esperte di umanità anche se non calpestano da tempo le nostre strade.

Testimoni privilegiate dell’Assoluto, vivono in realtà in luoghi aperti, scaldati dalla fraternità e non raramente posti in alto, quasi a vigilare sulle città. È il nostro caso. A Cesena, le clarisse cappuccine e le sorelle benedettine aprono le loro finestre di preghiera sul via vai quotidiano della gente, sul fumo di problemi, timori, speranze che si alza dai camini delle nostre case. Almeno una volta ogni dodici mesi, è bene ricambiare il pensiero. L’annuale giornata “pro orantibus”, per coloro che pregano, è stata istituita anche per ricordarci delle loro necessità.

Nemmeno possiamo immaginare il debito che abbiamo nei loro confronti. È merce rara, di questi tempi, la preghiera. Un piedistallo invisibile che ci sorregge. Funi che ci legano all’alto, non come i fili delle marionette, ma come ancore saldamente piantate nel cielo. Chi può dire di non averne bisogno, in questi tempi in cui siamo sballottati di qua e di là dalle onde di una cultura che si inchina ai capricci? Quelle grate di preghiera, spesso, sono le boe che ci tengono a galla.

Spegniamo il video… e abbracciamoci

“Paradossi dell’Italia televisivora”. Il neologismo, scovato in un titolo del Sole24ore, rende bene l’idea: gli italiani sono dei veri mangiatori di tv. Digeriscono tutto. Anche se poi si lamentano dell’offerta informativa e di intrattenimento del piccolo schermo. I dati del sesto rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione nel nostro Paese rivelano scenari interessanti. E una sorpresa: la rete digitale non ha ammazzato la carta stampata. Anzi, gli analisti dicono che internet ha riportato gli italiani alla lettura, sia dei libri che dei quotidiani.

Esattamente il contrario di quanto accade negli Stati Uniti, dove gli studiosi di settore prevedono – se l’attuale diminuzione di lettori dovesse mantenersi su questi livelli – l’estinzione dei giornali cartacei per il 2044. E’ la ragione per cui i maggiori gruppi economici, nel campo dei media, hanno lanciato campagne di acquisizione o strategie di alleanza con i nuovi protagonisti del settore: le comunità virtuali e, in particolare, quelle che si alimentano e diffondono tramite i “blog”, veri diari online facili da scrivere e da consultare da parte di chiunque. Il loro sviluppo è tale che ne nascono di nuovi in continuazione: 175mila al giorno, ossia più di due al minuto.

hug_the_worldUn esempio, curioso e altamente istruttivo, del loro potere è il fenomeno esploso nei mesi scorsi e riportato con grande evidenza dai vari notiziari telematici. Si chiama “Free hugs” (abbracci gratis) ed è nato da un video amatoriale pubblicato sul sito YouTube il 22 settembre scorso. In poco più di un mese, l’hanno visto cinque milioni e mezzo di persone, e da Sidney ha lanciato una moda in mezzo mondo, Italia compresa. Si tratta di persone che scendono in strada con cartelli che promettono ai passanti una calorosa stretta tra le braccia di sconosciuti.

I “distributori di abbracci”, mossi dall’unico obiettivo di donare un atto di gentilezza, facendo sentire meglio il prossimo, sono sbarcati a Bari e a Milano, a Roma e a Taranto, incontrando anche da noi un grande successo: dopo qualche diffidenza iniziale pochi hanno resistito alla piacevole iniziativa. “Un grande abbraccio si aggira per il mondo”, ha scritto il Corriere della Sera. Un abbraccio certo non virtuale, ma figlio di quelle tecnologie che, questa volta, si sono rivelate un mezzo di incontro diretto, addirittura fisico. Spesso i più lontani, nel villaggio globale, sono quelli che ci stanno di fianco.

Chi ha paura delle allodole?

allodoleTerribile come un libro sull’Olocausto e incalzante come un’avventura, “La masseria delle allodole” tiene incollati fino all’ultima pagina. Antonia Arslan racconta lo sterminio novecentesco del popolo armeno attraverso la vicenda di una famiglia, la sua, che ne conobbe fin da subito le tragiche conseguenze. Non c’è odio, né fatalismo nel suo narrare. Dal sangue versato senza misura, l’autrice conduce subito l’occhio del lettore sulla forza della speranza e la grandezza dei suoi protagonisti, specie femminili.

Il libro sul genocidio di un secolo fa, che nonostante le opposizioni sarà presto anche un film, rompe un silenzio assordante sulla vicenda di questo popolo – “mite e fantasticante”, dice la presentazione – e ci insegna che far i conti col passato è un’operazione necessaria per non ingannare il futuro. Senza dubbio, un romanzo da leggere.

La religione e l’arte dello scrivere

scrivaniaMi ha folgorato, poco fa, una frase di don Lorenzo Milani, che mette insieme due realtà che amo molto ma non avevo mai legato così strettamente. Scrive il priore di Barbiana, rispondendo alla lettera di una signora, nel marzo 1966: “Mi scusi, mi sono distratto, le stavo dando una lezione dell’arte dello scrivere che lei non mi aveva chiesto. Ma è che l’arte dello scrivere è la religione”.

Cos’hanno in comune? L’amore per l’altro e per la verità. Conclude infatti don Milani: “Il desiderio d’esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. E il tentativo di esprimere le verità che solo s’intuiscono, le fa trovare a noi e agli altri… Per cui essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa”. Straordinario.

Mi sono fatto un regalo

Come annuncia anche Romina qui, da qualche giorno ho una nuova macchina fotografica! I miei amici cominciano a tremare: si prevedono scatti selvaggi un po’ dovunque. Cominciamo con un classico sempre suggestivo: una zoomata sul cuore di Cesena.

veduta cesena

Zucche con sorpresa

zuccheÈ passato qualche giorno, ma merita ugualmente segnalarlo. “La notte delle zucche” di Paolo Gulisano e Brid O’Neill, è la cosa più intelligente e utile che ho letto su Halloween. Dalle origini celtiche, tutt’altro che magiche e demoniache, all’attuale carnevalata gotica, ce ne passa. Vale la pena, dunque, risalire un po’ indietro nel tempo e scoprire cosa c’è dietro alla festa di Ognissanti e al successivo giorno dei morti. Le sorprese non sono escluse.