Domande di vangelo dall’Africa

Il segnalibro di oggi è tutto per monsignor Giorgio Biguzzi, vescovo da ormai vent’anni in Sierra Leone, a Makeni: una diocesi vasta come Emilia Romagna, Marche ed Umbria messe insieme. E’ stato bello rivederlo e riascoltarlo questa mattina, anche se la fine della guerra nel piccolo paese africano non è ancora sinonimo di giustizia e di sviluppo. Molto interessante, poi, il racconto della Conferenza mondiale delle religioni, cui ha partecipato nei giorni scorsi in Giappone. Un’altra notizia che i media nostrani non hanno trasmesso: sono le “guerre sante” – comprese quelle degli intellettuali e dei politici – che fanno notizia.

Catturato dagli “occhi missionari” di padre Giorgio, di tutto quello che ci ha raccontato sull’Africa e i suoi progetti, mi resta impressa soprattutto la domanda del vangelo che lui ha rimarcato con quel suo italiano dall’accento inglese: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?”. Di cosa parliamo quando siamo insieme? Qual è il centro del nostro interesse?

biguzzi

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“Scegli di essere felice”

Curioso come invito: di solito si pensa che la felicità non dipenda principalmente da noi. O no?

È il sottotitolo di un libretto che ho ricevuto in dono qualche giorno fa: L’onda perfetta, di Sergio Bambaren. Un racconto che scivola un po’ nel new age, ma che contiene una provocazione da annotare: “Occorre prendersi tempo per vivere, per essere felici”. Guai a vivere per inerzia. L’autore non ha tutti i torti: “Abbiamo trasformato la felicità in una delle tante cose che dobbiamo avere”.

 

Da non dimenticare…

Due immagini di questi giorni assurdi che vanno stampate nella memoria: il volto dolce di suor Leonella, martire a Mogadiscio, e l’incontro interreligioso di Roma tra cristiani, musulmani ed ebrei. Quanto spazio gli hanno dato tv e giornali?

suor leonellaincontro interreligioso roma


Torniamo a ragionare

Un anno dopo ci risiamo. Ma se nell’autunno scorso erano stati alcuni vignettisti danesi a suscitare le ire delle piazze islamiche, ora è toccato addirittura al Papa subire la rivolta, spesso violenta, degli ulema di mezzo mondo. Una reazione eccessiva e immotivata, bollata come irragionevole dallo stesso Mario Scjaloia, l’italiano consigliere della Lega musulmana mondiale.

I fatti sono noti. Durante il recente viaggio in Germania, Benedetto XVI incontra nell’aula magna dell’università di Ratisbona docenti e scienziati cui offre, tornato professore per un giorno, una lezione sul rapporto tra fede e ragione. È un discorso lungo e complesso quello di papa Ratzinger, ricco di riferimenti e citazioni. La frase di un imperatore bizantino del 14esimo secolo, artificialmente estrapolata dal contesto e rilanciata via etere, è la miccia che innesca la reazione a catena. Un caso diplomatico già portatore di tragiche conseguenze.

Sono in molti, troppi per essere tutti in buona fede, ad essere caduti nella rete tesa da certi organi di informazione, pronti a soffiare sul fuoco delle polemiche. Neppure le coraggiose parole di rammarico e di chiarimento, pronunciate all’Angelus dallo stesso pontefice, sono bastate a raffreddare gli animi. C’è da chiedersi perché.

dds1Cosa pensano i cattolici dell’Islam è da quarant’anni limpidamente scritto nei documenti del Concilio: “La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini”. A Colonia, nell’agosto di un anno fa, Benedetto XVI non solo fece sue queste espressioni, ma aggiunse di provare vergogna per le guerre religiose del passato e di voler “ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro”. “Cari amici musulmani – concludeva in quell’occasione – vi auguro con tutto il cuore che il Dio misericordioso e compassionevole vi protegga, vi benedica e vi illumini sempre”. Altro che crociate!

“Dialogo franco e sincero, con grande rispetto reciproco”: questo è il vocabolario di papa Ratzinger circa i rapporti tra le religioni e le diverse civiltà. Nessuno si illude che sia facile. Dopo quanto abbiamo visto nei giorni scorsi, è ancora più urgente che escano allo scoperto coloro che ne sono all’altezza, e sia isolato chi non sa guardare oltre i propri pregiudizi. Il mondo di oggi ha estremo bisogno di persone che sappiano fare soprattutto una cosa: ragionare.

La fede è ragionevole

Sono tornato un po’ universitario anch’io leggendo il discorso che ieri Benedetto XVI ha rivolto a professori e scienziati nell’ateneo di Regensburg. Una splendida lezione sul rapporto tra fede e ragione che merita una sosta. “La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima”, ha affermato tra l’altro il papa. “Dio non si compiace del sangue; non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Chi non teme un po’ di fatica intellettuale trova qui il testo integrale.

Alla vigilia della ripresa delle lezioni, è anche questo un buon preludio per qualche bella discussione in aula. Già la vedo, la terza A, concentrarsi sulle mie fotocopie…

Ora poi sono anche in buona compagnia: con l’inizio del nuovo anno scolastico, perfino in Russia è stato introdotto l’insegnamento della religione: “Basi della cultura ortodossa”, obbligatorio in quattro regioni e facoltativo in altre undici. Conosco qualcuno che sarà certo felice. La fede non è mai una minaccia, ha ribadito papa Ratzinger domenica scorsa. Semmai lo è il non credere abbastanza.

assisi

Un po’ di eternità in ogni cosa

“Abbiamo lasciato il campo cantando”. Era il 7 settembre del 1943 quando Etty Hillesum scriveva queste parole, seduta sul suo zaino, nel mezzo di un affollato vagone merci diretto ad Auschwitz. Delle 987 persone stipate sul convoglio, solo 8 riusciranno a tornare a casa.

Nello stesso giorno, 63 anni dopo, concludo il percorso di meditazioni tracciato nel piccolo libretto dei due autori francesi (o belgi?) di cui ho già parlato qualche tempo fa. Quindici giorni di “esercizi spirituali” quali: ascoltare dentro, trasformare le avversità, lasciare che le cose si compiano, disseppellire Dio dai cuori altrui. Passare dall’amore per la scrittura alla scrittura dell’amore.

“Trovo la vita così bella”, annota a più riprese Etty sul diario. “Malgrado quello che ci facciamo reciprocamente noi uomini”. Fra una settimana ricominceranno le lezioni a scuola. Voglio farmi proprio questo augurio: di riuscire a comunicare ai miei ragazzi la verità di queste parole. E saper dire loro perché.

Sono diventato padrino

Oggi pomeriggio, nella chiesa collegiata di Sant’Arcangelo, è stato battezzato Federico, il terzo bimbo di Maria Cristina e Paolo. Federico è veramente molto dolce e buono. Come il suo padrino… cioè io! Il più emozionato di tutti…

Questo piccolo angioletto merita un segnalibro pieno di tenerezza e di auguri.

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