Piena di grazia

Non è un film facile da vedere. “Maria full of grace”, che ho volentieri inserito in un ritaglio di serata, racconta una storia drammatica. Quella di una delle tante persone, per lo più giovani donne, sfruttate come corrieri della droga tra la Colombia e gli Stati Uniti.

Così, il piacere di sentire musica e vedere immagini che mi riportavano ai passati viaggi missionari (proprio da quelle parti…), ha ben presto lasciato il posto al ricordo di tante difficoltà (le famiglie “solo femminili” e la fragilità dei legami d’affetto, le gravidanze precoci e le condizioni indecenti di lavoro, la fuga da situazioni senza prospettive…) e all’emergere della tragedia del narcotraffico. Maria, nome chiaramente allusivo, porta dentro di sé la morte, ma anche la vita. Sarà questa, alla fine, a vincere. Ma a quale prezzo!

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Imparare la solitudine

Da alcuni giorni premetto al lavoro mattutino qualche pagina di Etty Hillesum (grazie a un bel libretto di Pierre Ferrière e Isabelle Meeus-Michiels, edizioni Paoline). Oggi mi colpisce un’affermazione della giovane olandese sulla necessità di imparare ad essere soli. E’ vero: la strada più breve tra due esseri passa per la fedeltà di ognuno a se stesso.

Ferragosto di speranza

GIRLDa ieri in Israele e in Libano non si spara più. La bambina della foto festeggia così, nel mare di fronte a Tiro, la tregua delle armi. Tanti altri sono già di ritorno verso quel che resta delle loro case e dei loro paesi. Tacciono le sirene e i rifugi si svuotano, ma senza allontanarsi troppo.

Gli interrogativi dei primi giorni restano tutti. Cos’è cambiato dopo un mese di guerra? C’è maggiore sicurezza in Israele? Minore odio negli estremisti hezbollah? E’ forse diminuito il consenso alle frange violente? E il Paese dei cedri si è liberato di ingombranti presenze e di ingerenze straniere?

Come sempre dopo i bombardamenti, ora si deve soccorrere e ricostruire. Da una parte e dall’altra. Si deve placare il dolore e far ricominciare la vita. Sarà un impegno lungo. Senza contare che – la storia insegna – una guerra ne prepara sempre un’altra. Si torna alla precarietà di prima, più fragili e risentiti. In nome di un diritto non se ne possono soffocare altri.

In breve tempo, una forza multinazionale “di pace”, sotto la bandiera dell’Onu, verrà schierata in Libano. Non è la prima volta. E’ un segno importante di assunzione di responsabilità internazionale, ma da solo non basta. È la politica che può e deve fare la sua parte. La risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite mostra un approccio ampio e volontà di soluzioni durature. Sarà davvero così? Consegno i miei interrogativi alla preghiera, oltre a metterli nelle mani di chi ha il potere di far sì che migliaia di persone non siano morte invano.

7.6

Gli occhi sono pieni

Ho letto diversi commenti e analisi su quanto sta succedendo in Libano e Israele da ormai troppi giorni. Non mi interessa sottolineare se abbia maggiori responsabilità l’uno o l’altro, il piatto delle vittime innocenti è colmo da entrambe le parti. Come quello delle colpe. La pace non scoppierà mai, né lì né altrove, se ognuno mette il proprio diritto prima di quello del fratello. Se si pensa più ai torti subiti in passato che al dovere di assicurare un futuro diverso ai propri figli. La guerra non porterà giustizia a nessuno dei due popoli.

Nelle parole del Papa all’udienza di questa mattina c’è quello che più serve: preghiera, dialogo, ragionevolezza, perdono.

cana“Invito tutti a continuare a pregare per la cara e martoriata regione del Medio Oriente. I nostri occhi sono pieni delle agghiaccianti immagini dei corpi straziati di tante persone, soprattutto di bambini – penso, in particolare a Cana, in Libano. Desidero ripetere che nulla può giustificare lo spargimento di sangue innocente, da qualunque parte esso venga! Con il cuore colmo di afflizione, rinnovo ancora una volta un pressante appello all’immediata cessazione di tutte le ostilità e di tutte le violenze, mentre esorto la comunità internazionale e quanti sono coinvolti più direttamente in questa tragedia a porre al più presto le condizioni per una definitiva soluzione politica della crisi, capace di consegnare un avvenire più sereno e sicuro alle generazioni che verranno”.

Bisognerebbe dare un segno, insieme, che non c’è altra via possibile…