La famiglia non è una via crucis

“Urbano, Rodolfo, partite anche voi per le vacanze?”. “Vacanza? Una Via crucis!”. Si sfoga con le quattro ragazze sulla decappottabile bianca il disperato vigile urbano Persichetti. Lo spot di un noto gestore di telefonia mobile, che sta imperversando sui nostri teleschermi, racchiude un’amara verità. La famiglia è considerata spesso come un peso, un limite alla libertà. Una via crucis, appunto. Meglio single piuttosto che col fardello dei familiari al seguito, specie se comprende una suocera che scorda le pasticche nella valigia “in fondo a tutto”.

La pubblicità, specchio dei nostri tempi, non manca di scherzarci su. In realtà, però, c’è poco da ridere. Le famiglie italiane, rivelano impietose le cifre, si restringono e si indeboliscono. Sempre più, l’amore è eterno “finché dura”. E “tengo famiglia” sembra quasi la diagnosi di una malattia incurabile. A rimetterci, lo sappiamo, è l’intera società. Se il Paese tiene, spesso è proprio perché le famiglie si fanno carico delle sue fragilità.

Timidamente inizia ad accorgersene anche la politica. Non è retorica affermare che la famiglia è la struttura essenziale della società. Un elemento naturale, sottoposto però alle dinamiche culturali. E dunque anche alle bufere di certo relativismo che rende la libertà individuale un idolo cui sacrificare tutto. Mai come oggi, invece, abbiamo bisogno di famiglie solide, perché cresce la povertà di quelle relazioni umane “costruttive” che nessun’altra istituzione può offrire.

Il problema non è solo economico e giuridico. È una questione antropologica, dice la Chiesa. Ossia umana: che investe i fondamenti stessi dell’essere uomo. “Non troviamo più il tempo per raccontare ai nostri figli ciò che conta davvero”, confessava qualche giorno fa ad un quotidiano una coppia di genitori. È per questo che la trasmissione della fede in famiglia è il tema al centro dell’incontro mondiale delle famiglie, in corso a Valencia.

Nella Spagna dei divorzi facili e dell’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio, non è una crociata quella che la comunità cristiana sta celebrando, ma un atto di fiducia e di vicinanza alle famiglie. Un investimento nel futuro. Quello che oggi nessuno sembra voler fare. Talvolta l’impressione è che sia rimasta solo la Chiesa a dire che la famiglia non è un calvario ma, semmai, una beatitudine. Per le persone e per la società, compresi i single in vacanza.

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3 pensieri su “

  1. Hai ragione, non è giusto parlare della famiglia come se fosse una malattia mortale… però questo vale per la famiglia che ti sei “scelto”, non per quella che ti hanno “imposto”.
    Mi spiego. Io sto attraversando un periodo di screzi con i miei genitori, e non nego che ogni tanto vorrei che vivessero in Alaska. Ma questa non è colpa mia, i genitori non te li puoi scegliere (così come i figli)… ti devi tenere quello che hai, anche se non ti piace.
    Diverso è per la famiglia che scegli tu di formare… che sia omosessuale o eterosessuale, non ha importanza, ma sul tuo partner la scelta è tua e devi stare attento. Sennò, se andasse male, la colpa non sarebbe altro che tua.

  2. credo che la questione sia proprio quella legata all’ormai troppo veritiero detto da te citato: l’amore è eterno finché dura. oggi ci si stanca, ci si spaventa, ci si annoia o ci si spaventa et voilà, in un battito d’ali si molla tutto. io non ha una concezione ‘cristiana’ della famiglia ma credo che l’amore vero esista e che sia troppo facile fuggire al primo sintomo di malessere per paura di provare un dolore più grande…

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