Un’immagine indimenticabile

papa arcobalenoL’arcobaleno che si alza sul cielo plumbeo di Auschwitz, mentre Benedetto XVI sosta in silenzio davanti alle lapidi che ricordano le vittime della Shoah, rimane la foto simbolo del pellegrinaggio in Polonia del pontefice tedesco. Dopo il diluvio di odio e di morte, che ha spazzato l’Europa del XX secolo, ecco il segno dell’alleanza. Un nuovo legame tra Cielo e terra, tra il popolo degli oppressori e quello degli oppressi.

Papa Ratzinger era atteso a due importanti esami. Quello del popolo polacco, innanzitutto. La nostalgia per Giovanni Paolo II è forte nella sua terra natale, ma non ha impedito di riservare al suo successore un’accoglienza che ha sorpreso tutti per il calore e l’entusiasmo. “Benvenuto a casa” hanno intonato i giovani davanti alla finestra dell’arcivescovado di Cracovia. Quella da cui tante volte si era affacciato papa Wojtyla. E Benedetto XVI non è stato da meno. Ogni tappa del viaggio è stata per lui l’occasione di ricordare il suo “amato predecessore”, auspicando una rapida conclusione del processo che lo dichiarerà santo.

Dai luoghi di Karol Wojtyla il pellegrinaggio si è spostato al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau: ancora sulle orme di Giovanni Paolo II, ma con un significato in più. “Io sono qui oggi come figlio del popolo tedesco”, ha affermato davanti ai sopravvissuti dell’Olocausto. Un popolo responsabile e vittima al tempo stesso, da cui è venuto un “accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia”. Non ha sminuito l’orrore papa Ratzinger, che ha scelto di parlare in italiano anziché in tedesco, la lingua che in quel luogo diede voce a terribili ordini di morte. “Sconvolto a causa del male e grato per il fatto che sopra queste tenebre è sorta la stella della riconciliazione”, così ha definito i suoi sentimenti. E di riconciliazione c’è ancora molto bisogno, perché sono tanti anche oggi coloro che “soffrono per amor di Dio, per amor della verità e del bene”.

“Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?”. A pochi metri dai resti dei crematori, Benedetto XVI non ha evitato neanche l’interrogativo più scomodo. Un grido che penetri il cuore dell’Onnipotente, ma anche “il nostro stesso cuore, affinché si svegli in noi la nascosta presenza di Dio”, così che tutti “riconoscano che la violenza non crea la pace, ma solo suscita altra violenza – una spirale di distruzioni, in cui tutti in fin dei conti possono essere soltanto perdenti”.

Il Codice non toglie la sete

cena--240x180Puntuale, è scoppiata la bufera. Come da copione. D’altronde, il marketing sbaglia difficilmente. L’arrivo nelle sale del film tratto dal “Codice da Vinci” di Dan Brown, che segue a ruota la pubblicazione del vangelo (gnostico) di Giuda, uno scritto apocrifo del 180 d.C. già conosciuto da diciotto secoli, ha scatenato un putiferio. In entrambi i casi, si è gridato alla verità finalmente rivelata, al ribaltamento della visione tradizionale della fede cristiana. Alla fine di un oscurantismo secolare.

Siamo così abituati agli eccessi che non ci facciamo più molta attenzione. Tutto questo però piove sull’ignoranza religiosa di molti, compresi purtroppo anche non pochi credenti. E dire che basterebbe un minimo di informazione storica per smontare il castello di assurdità su cui si regge la trama. La divinità di Gesù fu introdotta dall’imperatore Costantino? Ma se c’è già nei vangeli, scritti duecento anni prima. Monaci nell’Opus Dei? Mai visti. Gesù ebbe un figlio da Maria Maddalena? Non ce n’è traccia alcuna. Milioni di streghe messe al rogo dalla Chiesa? In realtà le cifre più recenti parlano di 30-50mila vittime della caccia alle streghe in Europa. Non tutte erano donne. Non tutte furono condannate dalla Chiesa. Non tutte furono bruciate.

E poi i Templari, Leonardo da Vinci, e l’ “antichissimo” Priorato di Sion, inventato da quattro amici al bar, nella Francia del 1956. Si potrebbe continuare a lungo percorrendo il testo con la penna rossa. Ma ci sentiamo dire: è solo un romanzo, perché prendersela tanto? Non c’è dubbio: si tratta di un’opera di fantasia. E per di più certificata in premessa, almeno nell’edizione italiana: “Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autore”. Un thriller come tanti, improvvisamente baciato dalla fortuna. O magari una furbata del romanziere, sia negli espedienti narrativi che nell’investimento pubblicitario. Anche una finzione, però, dovrebbe porsi dei limiti. Voltaire insegna: “Calunniate, calunniate: qualcosa resterà”.

Andare a vedere il film non è certo obbligatorio, e fa bene chi lo ricorda. Sbaglia invece chi è fermo allo stereotipo di una Chiesa tutta divieti e scomuniche. Già il Nuovo Testamento conosce la tendenza ad andare dietro alle favole, ha ricordato il cardinal Ruini aprendo a Roma l’Assemblea dei vescovi. “Anche in questo caso, però, – ha concluso il porporato – non è il caso di cedere al pessimismo: alla fine il fascino della verità è più forte di quello dell’illusione, e di verità la nostra gente oggi ha una grande sete”.

De amicitia

kasper e luzzatto
Continuano gli incontri (e le immagini) della speranza. Cos’altro comunicano, nella cornice suggestiva di Camaldoli, un cardinale e un ex presidente degli ebrei italiani che si parlano come due vecchi amici? Valeva la pena un salto al monastero, ieri, per portare a casa questo segnalibro. Walter Kasper, prelato tedesco, e Amos Luzzatto, ebreo italiano: senza dialogo l’umanità muore.
Inedita, almeno per me, l’esegesi del settimo comandamento che ho ascoltato: il “non rubare” si riferisce alle persone, non alle cose. E dunque: non rapire, ma soprattutto non schiacciare la personalità, non togliere la dignità, non portare via i sogni, le speranze… Belle anche le ultime parole di Luzzatto sull’amicizia: “Non è solo il luogo degli affetti, ma un tessuto da cui progettare una cultura e una civiltà nuova”.
 
Pietre di luce
 
san vittore genga
Cartolina dalla pieve di San Vittore a Genga. Un incanto di pietra bianca che compirà mille anni nel 2007. E’ piaciuta anche ai ragazzi di 2E, nonostante le tre ore abbondanti di treno che abbiamo impiegato per arrivarci. Basta per riempire gli occhi di pace.

speranzaTra i “disegni di speranza” del convegno veronese dei giorni scorsi, inserisco il mio segnalibro, uno scatto che mi ha subito ricordato la nota immagine dello scrittore francese Charles Peguy: la speranza è come la sorellina minore che trascina le altre. “Col suo cuore di bimba vede ciò che le altre non vedono. E trascina con la sua gioia fresca e innocente la fede e l’amore nel mattino di Pasqua”.