I ragazzi che si amano

Mattinata a teatro, ieri, per accompagnare la IV A ad uno spettacolo che vedeva protagonisti giovanissimi studenti. Il titolo, “Voglia di vivere”, dice tutto sul contenuto della rappresentazione.
Il caso strano è che, casualmente, ieri sera mi sono imbattuto nella stessa poesia di Jacques Prévert che apre lo spettacolo. Eccola. 

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.


La dedico a loro, ai loro sogni, alle speranze che popolano i loro occhi. Alle attese che pochi sanno ascoltare e illuminare. Non mi esce dalla testa ciò che mi ha scritto una ragazza 15enne, oltre due mesi fa, nella sua lettera al prof: “Ma perché la Chiesa non ci insegna ad amare?”.

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Il contrario della paura

Gli esercizi spirituali, anche se stretti in pochi giorni, sono sempre una splendida opportunità. Contengono grandi tesori. Il silenzio, prima di tutto. Non c’è niente di meglio per purificare un po’ la comunicazione. Al termine, le parole sono più essenziali, il cuore più aperto, l’incontro più gratuito e gioioso. Non smetto mai di meravigliarmi di questo.

“Perché siete così paurosi?”. È stato il ritornello di questi giorni nello spartano, a dir poco, convento dei Cappuccini. Anche di Dio abbiamo paura. Anche dopo la risurrezione… "Il contrario della paura non è il coraggio, ma la fede”, ha suggerito Paola. Non è la sicurezza, è l’amore. Chi si sa amato riesce anche ad accettare i cambi di programma, il crollo dei suoi progetti. “La gioia non è l’appagamento per come vanno le cose, ma il senso di pienezza che riceve la vita quando si sa avvolta in un mistero d’amore. Questa è la gioia che nessuno può toglierci”. Chi ci separerà…?

Via Statuto 4

pensionato san paoloOggi un Segnalibro un po’ nostalgico. Ieri, a Milano per un convegno di giornalisti, non ho resistito alla tentazione. Mi sono lasciato la Scala sulla sinistra e ho risalito via Verdi, proseguito lungo l’Accademia di Brera, e imboccato via Solferino fino a via Statuto! Qui si trova il pensionato dove ho abitato per quattro anni durante gli studi universitari. Il “San Paolo”! Mi sono solo affacciato nel cortile, ma è stata una piacevole sensazione. Come se non fossero passati tredici anni…

Spesso, dopo un esame, rientravo a piedi dall’Università per questa strada. Un salto in Duomo e uno in libreria, per tornare a casa con un piccolo regalo di carta.

Scrive Erri De Luca che “quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia”. È proprio così. Ieri mi sono tornati incontro gli anni in cui, seduto ad una scrivania dal quarto piano, guardavo il cielo sopra Milano e sopra la mia vita. Ho fatto molti incontri fra quelle mura. E non appartengono certo solo al passato. Grazie.

terrazzaTerrazza

Nel mio ufficio romano, sulla lavagna, c’è una frase di Fernando Pessoa:

"Tutto quello che sogno o che mi accade, ciò che finisce o viene a mancare, è come una terrazza che dà su qualcos’altro. E quest’altro è bello".


Mi è venuta in mente questa frase, oggi, mentre sentivo parlare di speranza. Forse è un po’ poco, ma quanto sarebbe diversa la nostra vita se sapessimo vedere un po’ di più la bellezza…

Avrò un collega musulmano?

Gli “ultim’ora” dei giornali online riportano la mia attenzione su un articolo pubblicato ieri sul Corriere della sera. Mi riferisco ad una lunga riflessione di Magdi Allam, intitolata: “Consulta islamica, vincono i moderati”. Si tratta per lo più di buone notizie. La Consulta per l’Islam italiano ha approvato, a larga maggioranza, un documento di condanna del terrorismo e di affermazione della libertà religiosa come valore universale. Le parole sono chiare: «Rigettiamo ogni forma di estremismo, fondamentalismo, violenza e discriminazione. Rifiutiamo il terrorismo quale strumento di lotta nel nome della religione o di una ideologia politica». E ancora: «Crediamo nella necessità di debellare la radice ideologica dell’odio che, strumentalizzando arbitrariamente l’islam, ha finito per legittimare e diffondere il terrorismo nichilista e barbaro». Non manca neppure il riconoscimento del «diritto di Israele a convivere al fianco di uno Stato palestinese indipendente nella pace e nella sicurezza reciproca».

C’è motivo di soddisfazione, anche se lo stesso Allam evidenzia le posizioni contrarie espresse da alcuni all’interno della Consulta islamica. E la necessità di non abbassare la guardia circa i rischi di infiltrazioni del fondamentalismo anche nelle moschee italiane.

Continua invece a far discutere la proposta, avanzata anche se non accolta dall’intera Consulta, dell’introduzione nelle scuole italiane, su richiesta, dell’ora di religione islamica. Negli istituti cattolici di Sarajevo, aperti a tutte le etnie, questo avviene già. Lascio da parte, almeno per ora, gli aspetti giuridici o strettamente scolastici. Sul piano etico e religioso, però, non posso che concordare con il cardinale Renato Martino, di cui ho appena letto le dichiarazioni su internet: «Se in una scuola ci sono cento bambini di religione musulmana, non vedo perché non si possa insegnare la loro religione. Questo è il rispetto dell’essere umano», ha affermato. «Se attendiamo la reciprocità nei Paesi rispettivi dove ci sono cristiani, allora ci dovremmo mettere sullo stesso piano di quelli che negano questa possibilità. Ma l’Europa, l’Italia è arrivata a punti di democrazia e il rispetto dell’altro che non può fare marcia indietro. Se quindi ci sono persone di altra religione nella realtà italiana, bisogna rispettarle nella loro identità culturale e religiosa». Pensiamoci, con la massima prudenza e coerenza. L’importante è che a dettar legge non sia solo la paura. Sarebbe, oltre che poco evangelico, anche poco saggio.