Luce nel mondo

 

 finestra accesa

 

L’hanno fatto in tanti, voglio dire anch’io qual è l’immagine del 2005 che mi porto nel cuore. È questa luce accesa nella notte. Dietro c’è la vita, non la morte. C’è una famiglia raccolta. Ci sono lacrime e speranze, come in tante delle nostre case. Ci sono respiri d’amore, fino alla fine. E oltre.

Una sacra famiglia più grande

Oggi è la festa della S. Famiglia. Festa delle famiglie, dunque. Ma occorre forse allargare un po’ il concetto di sacra famiglia. Come suggeriva il teologo tedesco Karl Rahner:

“L’umanità non è un gregge, ma una sacra famiglia, in cui Dio stesso è presente come un fratello”.

La sua sacra famiglia siamo noi.


 I piedi saldi sul vuoto…

“Mi sono stancata di combattere contro i mulini a vento… Continuo a vivere sperando di cambiare e continuando a tenermi occupata”. Per rimanere sola con se stessa il meno possibile. “Mi sembra di appoggiare i piedi sul vuoto”. Scrive così A., 17 anni, nella sua lettera al prof. Lette oggi, mentre sta finendo un altro anno, le sue parole mi fanno molto riflettere su cosa “chiedere” a quello che sta per cominciare. Basterebbe la grazia di poter leggere dietro tanti occhi adolescenti. Non per carpirne i segreti, ma per offrire una nuova alleanza.

Sangue sul panettone
Oggi è uno dei giorni più difficili dell’intero anno liturgico. Sulla dolcezza del Natale piomba il sangue dei neonati di Betlemme, pericolosi come pochi per l’Erode di turno.

Credo sia difficile anche per i preti oggi fare omelie. Cosa dire di Dio? Qualche giorno fa è apparsa la sua Parola, oggi sentiamo solo il suo silenzio. Ieri vagiti di vita, oggi grida di morte. Preghiere strozzate nel pianto.

È una di quelle pagine evangeliche che tolgono la pace. Per questo è natalizia: l’intima gioia per il Bambino che nasce non può mai andare disgiunta dalla profonda ribellione verso ogni ingiustizia.

Eric-Emmanuel Schmitt, ancora lui, dà la sua risposta in un dialogo tra Padre Pons e Joseph, “il bambino di Noè”:

            – Quale orrido ruolo vorresti attribuire a Dio? Riesci a concepire, anche per un secondo, che chi sfugge ai tedeschi è amato da Dio mentre chi viene arrestato non lo è? Ci riesci? No, Dio non si immischia nei nostri affari.
            – Intende dire che, qualsiasi cosa succeda, Dio se ne frega?
            – Intendo dire che, qualsiasi cosa succeda, Dio ha fatto quello che doveva fare. Ora tocca a noi.

Lettere da Oscar

In questi giorni di festa, ho ricevuto quasi duemila pagine di libri (e un centinaio piene di vignette, non meno gradite). Una sorta di piccola biblioteca delle vacanze. Ne condivido subito un piccolo, gustoso, assaggino. È una frase estratta da una delle lettere a Dio che compongono Oscar e la dama in rosa, di Eric-Emmanuel Schmitt, un libro da leggere assolutamente (grazie, Chiara!).

 Con Peggy Blue abbiamo letto a lungo il Dizionario medico. È il suo libro preferito. Le malattie l’appassionano e si chiede quali potrà avere in futuro. Io ho cercato le parole che mi interessavano: “Vita”, “Morte”, “Fede”, “Dio”. Forse non mi crederai, non c’erano! Nota, questo prova già che né la vita, né la morte, né la fede, né tu siete delle malattie.

Mi piace cominciare in questi giorni di Natale questo piccolo esperimento. Non ho molte pretese, mi piacerebbe però che fosse una accogliente “stanza del cuore”, piccola ma aperta, dove potersi incontrare. Dove dare alle parole il gusto della strada fatta insieme. Pagine raccontate, ma soprattutto vissute.

Il primo passo è un piccolo racconto di Natale. L’ho scritto due anni fa con il cuore colmo di fede e di amicizia.

Una storia di Natale

“Ormai ci siamo. Mancano pochi giorni”. La confidenza dell’asina a un vecchio ulivo, cui era stata legata durante una sosta del viaggio, fece subito il giro di tutte le creature naturali, portando il subbuglio in un ordine che non aveva mai conosciuto incertezze e tentennamenti. “Durerà un attimo”, aveva osservato saggiamente la pianta secolare. “Sarà come un brivido lungo la schiena della storia. E poi tutto, apparentemente, tornerà come prima”.

L’animale, che negli ultimi giorni aveva vissuto a stretto contatto con la giovane ragazza e la stava portando a Betlemme, non aveva dubbi: la nascita del Salvatore era imminente. L’attesa del mondo era dunque finita, anche se nessuna fra le creature immaginava cosa sarebbe successo dopo quel parto così eccezionale.

La più contenta era certamente

la Notte : quando seppe che sarebbe stata lei ad avvolgere e proteggere per prima il bambino, brillò più del solito coi suoi mille occhi celesti. Da quel giorno non sarebbe più stata identificata con la morte, ora che

la Vita aveva scelto lei per mettere in scena il suo spettacolo più grandioso.

Anche l’asina aveva i suoi motivi per vantarsi. “Dopo la madre e l’uomo che l’accompagna – pensava – sarò io la prima cosa che Dio vedrà con occhi di carne”. Ogni creatura terrestre si preparava all’incontro a modo suo: Vento avrebbe soffiato con profumata delicatezza, Neve sarebbe comparsa sulle montagne più alte, per sciogliersi al primo sole.

Proprio il Sole, però, bruciava di tristezza e anche un po’ di invidia. Lui non ci sarebbe stato. Sarebbe arrivato solo alla fine, ultimo di tutti. “La luna porterà la tua luce”, aveva cercato di consolarlo

la Terra. “Ma non sarà la stessa cosa – le aveva subito risposto lui –; il Bambino non mi riconoscerà in quel pallido riflesso. Io, che più di tutti gli assomiglio!”. “Però è giusto così”, aveva continuato Sole. “Rovinerei tutto con la mia invadenza; farei sorgere le ombre davanti alla vera Luce. Non voglio ferirlo, fargli chiudere gli occhi. La notte è il tempo dell’Amore. A mezzogiorno, invece, si stagliano le croci”.

La mestizia del Sole giunse a Dio sul far del tramonto. Appena l’astro si addormentò, il Creatore si allungò verso di lui, gli prese un raggio e lo diede in dono ad una stella. “Ci sarai anche tu”, disse al Sole senza svegliarlo. “Un puro pensiero d’amore lascia sempre un segno nel Cielo”. “E quando verrà l’ora – concluse – manderò le nubi perché tu non accresca il suo dolore”.

Così nacque

la Stella cometa. Quando la vide, quella notte, il Bambino sorrise e allungò le manine, come a voler prendere quel giocattolo luminoso. Un raggio di sole nel pieno della notte.