Tiro libero

untitledEsce oggi nelle sale cinematografiche il film “Tiro libero”, con la regia di Alessandro Valori e interpreti quali Simone Riccioni, Nancy Brilli, Paolo Conticini, Biagio Izzo. Al centro della storia c’è Dario, promessa del basket professionistico e viziato rampollo di una ricca famiglia marchigiana. Tra molti tratti umoristici e altrettanti spunti di riflessione, lo svolgersi del film incrocia il valore dello sport, la malattia e la disabilità, il difficile rapporto con Dio, l’amore e la famiglia. Tutto mixato con leggerezza ma non superficialità. Un’opera certamente riuscita, a cui non si può che augurare il più ampio successo.

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Eppure cadiamo felici

image_bookFra le diverse letture di questo caldo agosto, lascerà un buon ricordo “Eppure cadiamo felici” di Enrico Galiano, storia di una diciassettenne alle prese con se stessa (e con l’amore), di un ragazzo misterioso, restio a mostrarsi di giorno, e di un gruppo di adulti tra cui spicca un prof di filosofia sui generis e mai banale.

Un tocco autobiografico dell’autore, anch’egli insegnante di liceo? Certamente una bella incursione nel mondo degli adolescenti, generalmente più maturi di quel che pensiamo. Come è bella la risposta che dà lo stesso Galiano quando gli si chiede, nell’intervista in appendice, cos’è per lui l’amore: “Semplicemente il motivo per cui siamo qui. Per rispondere a questa domanda dovrei scrivere una decina di altri romanzi come questo, ma alla fine il succo sarebbe: il motivo per cui siamo qui”.

Stoner

image_stonerRomanzo perfetto, miracolo letterario, libro di culto. Così è stato definito “Stoner” di John Williams, pubblicato negli Stati Uniti nel 1965 ma giunto in Italia solo da pochi anni, ottenendo subito un grande successo. Un caso editoriale decretato in buona misura dal passaparola dei lettori, quanto mai in accordo con critici e recensori. “Perché chi finisce Stoner – si chiede ad esempio Daniela Brogi – continua a ripensarci, a tornare sulla storia, magari a metterla accanto alla propria, sentendo il bisogno di ricominciare a leggere?”.

La risposta credo stia non solo nella qualità della scrittura, ma nella straordinaria capacità dell’autore di affrontare gli aspetti più toccanti e universali della vita, raccontando una storia che più particolare non si potrebbe. E che, nella sua normalità, risulta “appassionante, profonda e straziante” (Peter Cameron).

Il protagonista, William Stoner, è un giovane contadino del Missouri che, iscrittosi alla facoltà di agraria nel 1910, finisce col restare in università tutta la vita, diventando insegnante di letteratura inglese grazie a un folgorante incontro con alcuni versi di Shakespeare. Nella sua biografia non c’è molto altro: una moglie, una figlia, due amici, qualche collega… Come identificarsi con lui? Eppure è inevitabile mettersi nei suoi panni, e divorare le pagine del libro alternando compassione, stupore, alla fine persino ammirazione e affetto. Una vittima? Un debole? E se invece fosse l’unico che non fugge mai davanti a nulla?

 

Lorenzo Milani. L’artista che trovò Dio

LorenzoMilani_copertinaFra i diversi volumi pubblicati in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di don Milani, ho molto apprezzato l’opera di Valentina Alberici: Lorenzo Milani. L’artista che trovò Dio (ed. San Paolo, 2017).

Sono tanti i pregi del libro, a partire dalla sottolineatura del ruolo rivestito dall’arte nella formazione del giovane Lorenzo e nella sua stessa conversione. Un amore che, da prete e da maestro, cambierà forma senza spegnersi: se don Milani non prenderà più in mano il pennello (se non per schizzare il “santo scolaro”) ai suoi allievi trasmetterà il gusto della bellezza in tutte le sue espressioni. E purificato da ogni estetismo: “quando una gioia è individuale – diceva – è minore di quella sociale”.

Approfondire gli anni giovanili del priore di Barbiana è davvero prezioso: è in essi infatti che si accende in lui la scintilla che divamperà fino all’ultimo giorno, come ben mostrano anche i testi pubblicati in appendice. Quando uno scopre – e sceglie – la ragione per cui vivere, l’opera d’arte risulta dal disegno dell’intera sua esistenza.